Il consiglio dei ministri di oggi, 29 dicembre, pomeriggio ha dato il via libera al decreto legge recante «disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance».
Concretamente il provvedimento prevede aiuti militari in munizioni, artiglieria e ogni altro possibile dispositivo armato utile alla resistenza ucraina, come nei testi precedenti. La differenza, rispetto ai provvedimenti degli scorsi anni, si riconosce nel contributo a tre settori di aiuti civili: in campo sanitario, logistico, e di rafforzamento e ricostruzione della rete elettrica. La misura era già tecnicamente possibile con i precedenti decreti, ma la novità sta nella formulazione semantica: una scelta studiata per soddisfare le richieste della Lega.
Anche nelle premesse ci sono dei riferimenti che sembrano tener conto delle richieste avanzate dal partito di Matteo Salvini, laddove si invita a tener conto «dell’importanza degli sforzi in atto a livello internazionale per il raggiungimento di una soluzione al conflitto» e a considerare «la necessità di garantire una idonea formazione sulla sicurezza ed una adeguata copertura assicurativa per i giornalisti che operano in zone di conflitto». Dal 2022 ad oggi, secondo gli ultimi dati del Kiel Institute (aggiornati a ottobre), il sostegno militare dell'Italia ammonta a 1,7 miliardi.
Intanto sembrano essere stati fatti progressi importanti nell’ultimo incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Il presidente degli Stati Uniti si è detto ottimista, affermando che un accordo «è vicino. Se le cose vanno bene fra poche settimane ci potrebbe essere». Al termine del vertice a Mar-a-Lago in Florida, l’inquilino della Casa Bianca ha ammesso però che restano «uno o due temi spinosi».
Tra i punti fondamentali di intesa c’è la necessità di solide garanzie di sicurezza per Kiev al termine del conflitto, l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e il via libera a un esercito composto da 800 mila soldati per l’Ucraina, con finanziamenti occidentali. E ancora per evitare la ripresa delle ostilità e monitorare il fronte, si starebbe lavorando nell’assenso delle parti alla liberazione di tutti i prigionieri di guerra e all’organizzazione di elezioni in Ucraina appena finita la guerra.
Bisogna però ancora lavorare in primis sul destino del Donbass. L’Ucraina avrebbe infatti rifiutato l’ipotesi proposta dall’asse Usa-Russia che prevedeva il ritiro di Kiev dalle aree del Donbass ancora sotto il suo controllo.
Da sciogliere anche il nodo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente controllata dalla Russia, per la quale Kiev vorrebbe una gestione a due Ucraina-Stati Uniti, mentre nel possibile piano di pace stilato da Washington si parla di una gestione trilaterale Usa-Kiev-Mosca.
Sembra invece pronta a uscire dal quadro l’ipotesi di una tregua sul campo prima di una pace definitiva. Trump sarebbe schierato con il presidente russo Putin: la tregua prolungherebbe le ostilità. Sembra dunque che un cessate il fuoco temporaneo prima di una pace definitiva sia uscito dal tavolo delle trattative.
Nonostante i recenti progressi, lo stesso Trump ha dichiarato che per adesso un incontro a tre, che faccia sedere allo stesso tavolo russi e ucraini, appare difficile: «Ci sarà al momento giusto», ha osservato il tycoon. (riproduzione riservata)