Kiev raggiunge una svolta sul debito di guerra. Secondo quanto riportato dal sito ufficiale del ministero delle Finanze ucraino, è stata raggiunta un’intesa che prevede la conversione integrale dei cosiddetti Gdp warrant - ossia strumenti finanziari che legano i pagamenti ai creditori alla crescita del pil di un Paese, facendo aumentare il debito quando l’economia accelera - in bond convenzionali.
L’offerta di ristrutturazione è stata approvata dal 99% dei detentori dei warrant, «superando ampiamente la soglia minima richiesta del 75%», ha precisato il ministero. In cambio di circa 2,6 miliardi di dollari di Gdp warrant, i creditori riceveranno una nuova categoria di obbligazioni per un valore complessivo di 3,5 miliardi di dollari, con scadenza nel 2032.
Circa 35 milioni di dollari di warrant saranno invece convertiti in obbligazioni di un’altra categoria, con scadenze 2030 e 2034. Nell’ambito dell’operazione, il governo ha inoltre annullato 604 milioni di dollari di warrant detenuti direttamente dallo Stato, eliminando così completamente lo strumento il cui andamento è collegato all’andamento del pil.
Il ministro delle Finanze ucraino, Sergii Marchenko, ha così commentato il buon esito dell’operazione: «Questa ristrutturazione consentirà all’Ucraina di risparmiare miliardi di dollari di potenziali esborsi durante la fase di ripresa post-bellica. La conversione dei warrant in obbligazioni standard a reddito fisso, dotate di clausole di aggregazione, introduce maggiore prevedibilità e riduce la volatilità di lungo periodo delle finanze pubbliche. Stiamo eliminando uno strumento tossico che è diventato un serio rischio fiscale per l’Ucraina e che avrebbe potuto compromettere la ripresa e la ricostruzione del Paese».
I Gdp warrant, introdotti con la ristrutturazione del debito del 2015, legavano una parte del rimborso ai creditori all’andamento della crescita economica del Paese, trasformando la ripresa in un potenziale costo fiscale. In base al meccanismo previsto, ogni anno in cui la crescita reale del pil avesse superato il 3% - a condizione che il pil nominale fosse superiore a 125,4 miliardi di dollari - l’Ucraina sarebbe stata chiamata a versare pagamenti aggiuntivi: il 15% della crescita compresa tra il 3% e il 4% e addirittura il 40% della crescita oltre tale soglia.
Uno schema che, in uno scenario di ricostruzione post-bellica, avrebbe inevitabilmente generato esborsi rilevanti. Secondo le stime del ministero delle Finanze, tra il 2025 e il 2041 i pagamenti complessivi avrebbero potuto oscillare tra 6 e 20 miliardi di dollari, a seconda della velocità della ripresa economica.
Un rischio già emerso nel 2023, quando dopo il crollo del Pil di quasi il 30% nel 2022, il rimbalzo del 5,3% dell’anno successivo ha attivato una richiesta di pagamento da 665 milioni di dollari, pur in assenza di un reale miglioramento delle condizioni economiche del Paese. Un onere che, senza la ristrutturazione, avrebbe rischiato di pesare in modo crescente sui conti pubblici proprio nella fase più delicata della ricostruzione.(riproduzione riservata)