Dopo il vertice di martedì 16 dicembre a Berlino, che aveva riacceso le aspettative di una svolta diplomatica, da Mosca arriva una brusca frenata. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky assicura però che le proposte messe a punto con Washington saranno definite entro pochi giorni e poi sottoposte dagli Stati Uniti al Cremlino. Nel frattempo la Russia ha respinto l’ipotesi di una tregua natalizia, ha escluso la presenza di truppe Nato in Ucraina e ha ribadito il no a qualsiasi concessione sul Donbass.
Un esercito ucraino più forte, la presenza di forze europee sul territorio e un maggiore utilizzo dell’intelligence americana: sono questi i pilastri del piano di pace su cui stanno lavorando Stati Uniti ed Europa per scoraggiare future aggressioni russe contro l’Ucraina. A rivelarne i contenuti è il New York Times, che cita fonti a conoscenza della bozza dell’accordo.
Durante gli incontri a Berlino con il presidente Zelensky, diplomatici americani ed europei hanno sottoscritto due documenti riservati che delineano le garanzie di sicurezza per Kiev. I testi, non ancora pubblici, dovrebbero rappresentare la «pietra angolare» di un accordo più ampio per arrivare a un cessate il fuoco e includerebbero concessioni delicate, come la rinuncia dell’Ucraina all’ingresso nella Nato e la cessione di alcuni territori.
Il primo documento stabilisce principi generali di sicurezza, con un impegno che richiama l’articolo 5 della Nato: i Paesi firmatari si impegnerebbero a intervenire in soccorso di una nazione aggredita. Il secondo testo, definito da funzionari americani un «documento operativo militare», entra invece nel dettaglio del coordinamento tra forze statunitensi, europee ed esercito ucraino per prevenire nuove offensive russe.
La priorità indicata è portare l’esercito ucraino a un «livello di tempo di pace» di circa 800 mila soldati, rispetto agli attuali 900 mila, garantendo però addestramento avanzato e dotazioni moderne. Una forza di questo tipo, considerata un forte deterrente contro Mosca, richiederà un sostegno «sostenuto e significativo» da parte degli alleati occidentali, come sottolineato nella dichiarazione congiunta diffusa dopo il vertice di Berlino.
Il piano prevede anche la creazione di una forza militare guidata dall’Europa, incaricata di operare all’interno dell’Ucraina per garantire la sicurezza di cieli e mari. I Paesi pronti a contribuire con propri soldati non sono stati ufficialmente indicati, ma Zelensky ha affermato che diversi Stati hanno già dato la loro disponibilità. Il contingente dovrebbe essere schierato nell’Ucraina occidentale, lontano dalle linee del cessate il fuoco, con una funzione prevalentemente deterrente.
Resta però la preoccupazione, più volte espressa dal presidente ucraino, che le nuove garanzie di sicurezza possano rivelarsi inefficaci come avvenne con il Memorandum di Budapest del 1994, quando Kiev rinunciò all’arsenale nucleare in cambio di impegni poi violati dalla Russia. Per questo, funzionari Usa ed europei assicurano che le nuove garanzie saranno giuridicamente vincolanti, soggette alle procedure di ratifica nazionali. Anche Donald Trump, secondo le fonti, avrebbe accettato di sottoporre l’accordo al Senato americano.
I documenti dovrebbero essere finalizzati nei prossimi giorni e quindi trasmessi alla Russia. «I prossimi giorni saranno cruciali», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al Parlamento europeo, sottolineando che sostenere l’Ucraina significa rafforzare la difesa europea e creare le condizioni per una pace «giusta e duratura».
Von der Leyen ha illustrato due opzioni di finanziamento che saranno discusse al Consiglio europeo: una basata sull’uso degli asset russi congelati e l’altra su un prestito dell’Unione Europea. «Dobbiamo decidere ora di sostenere l’Ucraina per i prossimi due anni», ha ribadito, ricordando che il congelamento a tempo indeterminato dei beni russi invia un segnale politico forte a Mosca e rafforza la posizione negoziale di Kiev.
Sul fronte della pressione economica, gli Stati Uniti stanno inoltre preparando un nuovo ciclo di sanzioni contro il settore energetico russo. Secondo Bloomberg, Washington sta valutando anche misure mirate contro la cosiddetta “flotta ombra” di Mosca, le navi cisterna utilizzate per esportare petrolio aggirando le restrizioni internazionali. L’obiettivo è aumentare la pressione sul Cremlino affinché si impegni seriamente nel processo di pace. (riproduzione riservata)