Dopo una giornata di tregua Credit Suisse vacilla ancora. Il vertice di Ubs si starebbe infatti opponendo a un’operazione di sistema che metta in sicurezza il rivale che nei giorni scorsi ha bruciato quasi metà della propria capitalizzazione.
Secondo quanto riportato da Bloomberg Ubs si starebbe opponendo a una fusione, anche se il lavoro di pianificazione del governo starebbe andando avanti. In particolare la banca preferirebbe concentrarsi su una strategia di crescita stand-alone focalizzata sul wealth management e sarebbe riluttante a prendersi in carico i rischi connessi con Credit Suisse. Non è peraltro la prima volta che Ubs si oppone a un’ipotesi di fusione. L’idea circola da almeno un paio di anni, anche se più volte le trattative si sono arenate.
L'ipotesi al vaglio sarebbe quella di convogliare verso il cavaliere bianco la maggior parte degli attivi in bonis che Credit Suisse detiene in Svizzera, destinando le altre attività a operatori stranieri. Un'ipotesi su cui oggi scommette anche il mercato: «un takeover di Credit Suisse è lo scenario più probabile», scrivono in una nota gli analisti di Jp Morgan.
L'operazione, caldeggiata da anni dalla classe politica del Paese, avrebbe prima di tutto la funzione di preservare la stabilità e l'integrità del sistema bancario nazionale e di difenderlo da raid opportunistici di gruppi stranieri. Il deal – si ritiene a Berna - consentirebbe inoltre di tutelare l'occupazione, considerando che in Svizzera Credit Suisse dà lavoro a circa 16 mila dipendenti.
L’incertezza sul futuro del Credit Suisse traspare chiaramente dall’andamento dei credit default swap che hanno ripreso quota, mantenendosi stabilmente sopra quota 1.000 punti base. Anche il rendimento di alcuni bond avrebbe ricominciato a salire, sebbene a Wall Street il titolo della banca svizzeri si mantenga sopra la parità. (riproduzione riservata)