Il colosso elvetico Ubs, guidato dal ceo Sergio Ermotti, ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 2,5 miliardi di dollari, in crescita del 74% rispetto agli 1,43 miliardi dello stesso periodo del 2024 e ben oltre le attese del consensus Lseg, ferme a 1,85 miliardi.
Dopo un avvio brillante (+3,5%), il titolo mercoledì 29 ottobre vira in rosso (-1% alle ore 11:40) quando l’attenzione degli investitori si concentra sul potenziale rischio legale derivante da una sentenza di un tribunale svizzero che ha annullato la controversa cancellazione dei bond At1 per 16,5 miliardi in capo a Credit Suisse, azzerati durante il salvataggio.
Ubs ha registrato ciò che Jefferies definisce una serie di risultati «stellari», con un utile netto trainato da maggiori ricavi nell’investment banking e da costi legali più bassi. Gli investitori, tuttavia, sono ora preoccupati per l’incertezza legale sulle obbligazioni azzerate, secondo gli analisti di JPMorgan. «L’attenzione è concentrata sul potenziale rischio legale per Ubs», il commento degli specialisti, sebbene i risultati trimestrali siano stati «eccellenti».
Il gruppo svizzero ha spiegato che la performance è stata sostenuta da un solido andamento dell’investment banking e dalla cancellazione (release of legal provisions, ndr) di accantonamenti legali per 668 milioni di dollari, legati in particolare alla risoluzione di contenziosi relativi alle attività di Credit Suisse nei residential mortgage-backed securities e alle operazioni in Francia.
«Abbiamo messo a punto un’eccellente performance nel terzo trimestre del 2025, sostenuta da una forte crescita delle nostre attività principali e da una rigorosa esecuzione delle priorità strategiche», ha spiegato l’amministratore delegato Sergio Ermotti.
I ricavi del gruppo si sono attestati a 12,76 miliardi di dollari, leggermente sopra i 12,68 miliardi previsti dagli analisti. La divisione wealth management ha raccolto 38 miliardi di nuovi asset netti nel trimestre. Il gruppo di Zurigo prosegue intanto con l’integrazione di Credit Suisse che dovrebbe concludersi entro la fine del prossimo anno dopo l’acquisizione completata nel 2023 nell’operazione di salvataggio caldeggiata dallo Stato svizzero.
Ubs si trova ora ad affrontare un possibile aumento dei requisiti patrimoniali minimi fra le misure con cui il governo elvetico punta a evitare un nuovo caso Credit Suisse e a ridurre i rischi sistemici per contribuenti ed economia. La banca ha già espresso in giugno la propria contrarietà a un incremento «estremo» del capitale richiesto, pur dichiarandosi favorevole alla maggior parte delle proposte normative avanzate dal Consiglio federale.
Il titolo Ubs è salito oltre l’11% da inizio anno. Guardando al quarto trimestre, l’istituto ha indicato di attendersi «risparmi lordi e netti più modesti su base sequenziale», a causa della concentrazione sul processo di migrazione della piattaforma svizzera e dell’aumento stagionale dei costi non legati al personale.
«Sono molto felice che il nostro modello di business diversificato abbia ancora una volta prodotto risultati molto solidi», ha detto il ceo di Ubs, Sergio Ermotti, alla Cnbc. Ermotti ha aggiunto che gli investimenti nelle aree strategiche stanno dando i loro frutti e che la banca ha registrato buoni progressi «nell’integrazione complessa di Credit Suisse». Il processo dovrebbe concludersi entro la fine del prossimo anno.
Ubs ha specificato mercoledì di aver raggiunto 10 miliardi di dollari sui 13 miliardi previsti in risparmi sui costi, ben prima del previsto, osservando che oltre due terzi dei conti dei clienti registrati in Svizzera sono ormai migrati. La banca svizzera ha aggiunto che gli investitori sembrano essere sempre più concentrati sulla copertura dei rischi al ribasso, osservando alcuni recenti picchi nella volatilità del mercato. (riproduzione riservata)