Un video pubblicato dall’account Truth Social del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scatenato una nuova ondata di polemiche. Nel filmato di circa un minuto, dedicato a presunte frodi elettorali, i volti di Barack e Michelle Obama compaiono verso la fine sovrapposti ai corpi di scimmie, accompagnati dalla canzone dei The Tokens The Lion Sleeps Tonight. Le immagini restano visibili per circa un secondo, ma hanno già generato forti reazioni politiche e istituzionali.
La Casa Bianca ha cercato di ridimensionare la vicenda, definendo il video un «meme di internet» in cui Trump è rappresentato come il Re della Giungla e i democratici come personaggi del Re Leone. Il comunicato invita a «smetterla con questa finta indignazione» e a concentrare il dibattito su temi di reale interesse per il pubblico americano.
Tuttavia, attorno alle 18 di venerdì 6, il sito Axios ha rivelato che il post – pubblicato attorno a mezzanotte (ora italiana) – era stato rimosso. Un funzionario della Casa Bianca avrebbe attribuito la responsabilità della pubblicazione del video a un membro dello staff che lo avrebbe pubblicato per errore.
Tra i primi a reagire, l’ufficio del governatore della California, Gavin Newsom, potenziale candidato democratico alle presidenziali del 2028, ha condannato il video per il «comportamento disgustoso» e ha invitato tutti i repubblicani a denunciarlo. Anche Ben Rhodes, ex consigliere per la sicurezza nazionale e stretto collaboratore di Barack Obama, ha criticato pesantemente le immagini, accusando Trump e i suoi sostenitori di razzismo e incitamento all’odio.
«Il presidente Obama e Michelle Obama sono americani brillanti, compassionevoli e patriottici. Rappresentano il meglio di questo Paese. Donald Trump è un vile, squilibrato e maligno parassita. Perché leader repubblicani come John Thune continuano a sostenere questo individuo malato? Ogni singolo repubblicano deve denunciare immediatamente il disgustoso bigottismo di Donald Trump», ha scritto su X il leader dei democratici alla Camera Usa, Hakeem Jeffries.
Trump ha anche una lunga storia di critiche intensamente personali agli Obama e di uso di una retorica incendiaria, a volte razzista. Nella sua campagna del 2024, Trump ha affermato che gli immigrati stavano «avvelenando il sangue del nostro Paese», un linguaggio simile a quello usato da Adolf Hitler per disumanizzare gli ebrei nella Germania nazista.
Durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, Trump si è riferito a una fascia di Paesi in via di sviluppo come «Paesi di mer..». Inizialmente ha negato di aver usato l’insulto, ma nel dicembre 2025 ha ammesso di averlo effettivamente usato. Quando Obama era alla Casa Bianca, Trump avanzò false affermazioni secondo cui il 44esimo presidente, nato alle Hawaii, fosse nato in Kenya e non fosse costituzionalmente idoneo a ricoprire la carica. Obama alla fine rese pubblici i suoi documenti delle Hawaii. Trump ammise finalmente durante la sua campagna del 2016, dopo aver vinto la nomination repubblicana, che Obama era nato alle Hawaii.
La polemica ha assunto anche una dimensione internazionale. Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea per la Sovranità digitale, ha ricordato che in Europa vige un principio generale: ciò che è illegale offline deve esserlo anche online. Secondo Regnier, piattaforme che amplificano contenuti di incitamento all’odio rischiano responsabilità legali e possibili sanzioni finanziarie. «Il nostro linguaggio, il linguaggio della Commissione Europea, dei personaggi pubblici, compresi i politici, è basato sul rispetto», ha commentato la prima portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa.
Anche in Italia, diversi esponenti politici hanno condannato il gesto, definendolo gravissimo e razzista.
«E con questo Trump supera ogni limite. Solidarietà totale a Michelle e Barack Obama. Che desolazione vedere la Casa Bianca ridotta così». Lo scrive sui social Matteo Renzi.
Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, ha affermato che «non è satira, non è provocazione: è razzismo puro, il più bieco e violento. Che a farlo sia il Presidente degli Stati Uniti rende questo gesto ancora più inquietante». Secondo Ruotolo, Trump avrebbe «sdoganato il razzismo, legittimandolo dall’alto e rendendolo accettabile nello spazio pubblico e sui social». L’europarlamentare ha aggiunto che «la disumanizzazione dell’avversario, l’uso di stereotipi razzisti e la violenza simbolica come strumento di consenso rappresentano una deriva insopportabile per chi crede nella democrazia e nei diritti civili».
Anche Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito il video «un’oscenità. Come uomo e come presidente. E tutti quelli che si genuflettono davanti a lui dovranno renderne conto alla Storia». (riproduzione riservata)