Quando negli Stati Uniti erano le 8 del mattino, ieri un gruppo di giornalisti di Cnbc ha intervistato in diretta il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, collegato telefonicamente nel corso del programma Squawk Box. Come suo solito, Trump è stato molto esplicito.
Domanda. Signor presidente, con chi vorrebbe sostituire il numero uno dela Fed, Jerome Powell? Pochi giorni fa in questo programma abbiamo intervistato Kevin Warsh…
Risposta. I due Kevin sono molto bravi (l’altro è Kevin Hasset, ndr.) e ci sono altre due persone che stanno facendo bene.
D. Gli altri due nomi menzionati dalla stampa sono Christopher Waller e il segretario al Tesoro, Scott Bessent. Esatto?
R. Amo Scott (Bessent), ma lui vuole rimanere dov'è. Proprio ieri sera mi ha detto: «Voglio lavorare con te». Scott sta facendo un ottimo lavoro e gli piace essere segretario al Tesoro.
D. Nei giorni scorsi lei hai parlato di nuovo di questa idea dei dividendi per le persone a medio e basso reddito che potrebbero essere finanziati con le entrate derivanti dai dazi. Potrebbe spiegare meglio?
R. Dall’Unione Europea arriveranno investimenti per 600 miliardi di dollari. E comprerà la nostra energia per 750 miliardi di dollari. Inoltre l’Ue e il Giappone apriranno i loro Paesi ai nostri prodotti, cosa che non hanno mai fatto prima. Fino a oggi in Giappone non ti era permesso fare affari, ma adesso ha completamente aperto il suo Paese. Stanno persino comprando il nostro riso, cosa che nessuno aveva mai pensato fosse possibile. Ancora più importante, stanno comprando le nostre auto, come la bellissima Ford 150. Anche l'Indonesia ha aperto il suo Paese, anche il Vietnam e la Corea del Sud. All'improvviso, ci è consentito vendere auto in Corea del Sud…
D. Torniamo all’Unione Europea…
R. L’Ue era chiusa, non volevano comprare i nostri prodotti agricoli. Mi ricordo di avere chiesto qualche anno fa a un primo ministro: «Quante auto americane comprate in un anno? Fammi indovinare. Una o due?». Lei aveva risposto: «Noi non compriamo nessuna delle vostre auto». Allora avevo replicato: «Esatto. Non è giusto. Non è una bella cosa, Angela (Merkel, ndr.)». Ma poi non ne hanno comprata nessuna. Adesso, però, compreranno tutte le nostre auto, i nostri camion, tutto è aperto, al 100%.
D. Ma come si fa a costringere l'Unione Europea a investire negli Stati Uniti 600 miliardi di dollari? Se non lo farà, che cosa accadrà all’Ue? E ci potrebbe illustrare i dettagli dell’accordo?
R. Se l’Ue non investirà 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, allora i dazi saliranno al 35%. In quanto ai dettagli, non ce ne sono, ci sono 600 miliardi di dollari da investire in qualsiasi cosa io voglia. Qualsiasi cosa. Ci hanno fatto a pezzi per tanti anni, adesso è ora che paghino e devono pagare. Non possiamo permetterci di avere ancora dei deficit commerciali.
D. I prodotti farmaceutici sono un grosso problema per la Svizzera, dove producono alcuni dei nostri farmaci.
R. Entro la prossima settimana, annunceremo dazi sui prodotti farmaceutici. Questa è una categoria separata dai dazi del 15%. Ci sono categorie escluse, mi piace chiamarle così, come l’acciaio, l’alluminio, i chip. Vogliamo che tutto questo sia prodotto negli Stati Uniti. E sta già succedendo: da Taiwan stanno investendo 300 miliardi di dollari per costruire in Arizona il più grande impianto al mondo per la produzione di chip.
D. Torniamo ai prodotti farmaceutici…
R. Inizialmente applicheremo una tariffa ridotta su di loro, ma tra un anno, un anno e mezzo al massimo salirà al 150% e poi al 250% perché vogliamo che i farmaci vengano prodotti nel nostro Paese.
D. Per quanto riguarda l'India, lei è arrabbiato soprattutto perché compra petrolio dalla Russia. Per lei è più importante mettere a tacere i russi su questo argomento o preoccuparsi dei prezzi del petrolio?
R. Non mi preoccupano i prezzi del petrolio perché stiamo trivellando a livelli mai visti prima. Mi preoccupa l’India, la nazione con i dazi doganali più alti del mondo. Facciamo pochissimi affari con l'India perché le loro tariffe sono altissime. Quindi abbiamo concordato il 25%, ma penso che lo aumenterò in modo significativo nelle prossime 24 ore, perché stanno comprando petrolio russo e così facendo stanno alimentando la macchina della guerra.
D. Il Wall Street Journal riporta che lei sta preparando un'ordine esecutivo che punirebbe le banche colpevoli di discriminare i suoi sostenitori politici. Ce ne potrebbe parlare?
R. Le banche hanno fatto discriminazioni. Avevo sui conti di JPMorgan Chase centinaia di milioni di dollari in contanti e mi hanno detto: «Mi dispiace, signore, non possiamo averla con noi, ha 20 giorni di tempo per andarsene». Ho detto: «Sta scherzando. Sono con lei da 35, 40 anni». Non mi era mai capitato niente del genere. E non ero inadempiente su un prestito. In quel caso avrei potuto capirlo. Nessuna inadempienza. Ho finito per rivolgermi a piccole banche sparse un po' ovunque, mettendo 10 milioni lì, 10 milioni là. Ho sparso i soldi un po' ovunque, una cosa assurda. Le banche hanno discriminato molti sostenitori di Trump.