Trevi si presenta all'appuntamento con la doppia offerta di Webuild e Icop con una struttura finanziaria molto più solida e un portafoglio ordini ai massimi storici. Il gruppo di Cesena guidato dal ceo Giuseppe Caselli ha chiuso il primo semestre con ricavi in calo del 13,2% a 270,9 milioni di euro, ma ha confermato la guidance per l'intero esercizio, migliorato la redditività e soprattutto dimezzato l'indebitamento netto grazie al completamento dell'aumento di capitale da 100 milioni.
I risultati arrivano in una fase decisiva per il futuro della società, contesa dall'opa totalitaria lanciata da Webuild a 4,50 euro per azione dall'ops promossa da Icop, numeri che rafforzano il valore industriale del gruppo proprio mentre gli azionisti sono chiamati a valutare le due proposte. Intanto giovedì il titolo sale dell’1,67% dopo i conti a 4,64 euro, oltre il prezzo di opa (4,5 euro).
Nell’ambito della doppia offerta, Trevifin è assistita da Mediobanca in qualità di advisor finanziario e da Legance - Avvocati Associati in qualità di advisor legale. Il cda di Trevifin si avvarrà anche del supporto di Vitale & Co. in qualità di advisor finanziario per l’esame della congruità finanziaria delle offerte.
Intanto, a conti pubblicati, Bernard R. Horn Jr., presidente e portfolio manager di Polaris Capital Management, azionista di Trevi dal 2008 col 6,6%, ha emesso una nota in cui spiega che le offerte concorrenti presentate da Icop e Webuild rappresentano «un riconoscimento della solidità che Trevi ha costruito nel tempo, grazie al miglioramento dei margini, al rafforzamento del portafoglio ordini e alla riduzione dell'indebitamento». Tuttavia, «nessuna delle due offerte è stata discussa preventivamente con gli azionisti di rilievo e nessuna delle due riflette appieno il valore del percorso di rilancio di Trevi, né il suo potenziale di generare utili in futuro».
Di conseguenza, Polaris raccomanda agli azionisti di «respingere l'offerta attuale e consentire al management di proseguire nell'attuazione della strategia stand-alone della società, che offre una creazione di valore superiore nel lungo periodo».
Il dato più significativo è quello della posizione finanziaria netta, scesa a 92,1 milioni dai 187,4 milioni di fine 2025, con un leverage ratio ridotto a 1,13 volte. A luglio, inoltre, Trevi ha completato il rifinanziamento del debito, archiviando definitivamente il percorso di risanamento avviato negli anni scorsi. Una trasformazione che modifica sensibilmente il profilo della società rispetto al recente passato.
Sul fronte operativo, il semestre riflette soprattutto una diversa tempistica nell'avvio delle commesse. I ricavi sono scesi a 270,9 milioni dai 312,2 milioni dello stesso periodo del 2025, ma già nel secondo trimestre hanno mostrato un'accelerazione del 30,3% rispetto ai primi tre mesi dell'anno, segnale che i nuovi contratti stanno progressivamente entrando in produzione.
La redditività si mantiene elevata. L'ebitda ricorrente si attesta a 40 milioni di euro, in flessione rispetto ai 44,3 milioni del primo semestre 2025, ma il margine sale al 14,8% dal 14,2%, confermando una maggiore disciplina nella selezione delle commesse. L'utile netto consolidato cresce a 7,2 milioni da 6,1 milioni, mentre l'utile di competenza del gruppo si attesta a 5,8 milioni.
Ancora più rilevante è l'andamento commerciale. Nei primi sei mesi Trevi ha acquisito ordini per 424 milioni di euro (+21%), con un rapporto book-to-bill di 1,6 volte, ben superiore all'unità, segnale che il portafoglio continua a crescere più rapidamente dei ricavi. Il backlog raggiunge così 928 milioni di euro, il livello più elevato mai registrato dal gruppo a perimetro corrente, in aumento di 180 milioni rispetto a fine 2025. Una visibilità che sostiene anche la conferma della guidance per l'intero esercizio.
L’amministratore delegato Caselli sottolinea come il primo semestre 2026 «confermi la solidità del percorso intrapreso dal gruppo e la validità delle linee strategiche delineate nel Piano Industriale 2026-2029, sostenuta da risultati operativi e finanziari raggiunti e in linea con gli obiettivi di crescita definiti. Il livello degli ordini acquisiti, il rafforzamento del backlog, la solidità della marginalità operativa e il significativo miglioramento della posizione finanziaria netta rappresentano risultati rilevanti, che aumentano la visibilità sulle attività future e sostengono il percorso di crescita del gruppo»
Il management continua quindi a sottolineare come la strategia commerciale privilegi commesse ad alto contenuto tecnico e con profili di redditività più elevati, riducendo l'esposizione ai progetti meno remunerativi. La presenza internazionale e la diversificazione geografica hanno finora consentito di limitare anche gli effetti delle tensioni geopolitiche, compreso il Medio Oriente, dove il gruppo afferma che le attività proseguono regolarmente.
Nel frattempo, Trevi sta potenziando la protezione dei suoi asset strategici anche nei siti più remoti. Per uno dei suoi cantieri ferroviari più complessi ed estesi del Sud Italia, operativo in provincia di Salerno, l’azienda si è affidata a BauWatch – azienda specializzata nelle soluzioni di videosorveglianza mobile temporanea. Una scelta dettata dall'esigenza di soluzioni per la sicurezza che potessero garantire l'autonomia energetica, operando anche in assenza di collegamenti alla rete elettrica.
I risultati arrivano mentre il destino societario resta aperto. Da una parte Webuild punta al delisting di Trevi attraverso un'opa interamente in contanti, valorizzando il gruppo 4,50 euro per azione e indicando sinergie operative e industriali. Dall'altra Icop propone un'ops fondata sulla creazione di un campione italiano delle fondazioni speciali, sostenendo che l'integrazione potrebbe accelerare ulteriormente la crescita. Con un indebitamento ormai sotto controllo, una redditività stabile e un portafoglio ordini record, Trevi arriva alla sfida tra i due pretendenti con fondamentali sensibilmente rafforzati rispetto a pochi mesi fa. (riproduzione riservata)