Tutti i giorni alle 7.20 dalla stazione di Madrid Atocha parte un treno che in poco più di tre ore trasporta centinaia di pendolari fino a Málaga María Zambrano, attraversando la Meseta e l’Andalusia. È più o meno lo stesso tempo che impiega il Frecciarossa delle 6.25 in partenza da Roma Termini per arrivare a Milano Centrale. Quasi sempre in orario.
Tutto, fino a domenica 18 gennaio, procede come sempre. Poi, dopo un’ora di viaggio, il treno partito da Málaga alle 18:40 frena bruscamente due volte all’altezza di Adamuz. Gli ultimi tre vagoni deragliano, invadono il binario opposto e travolgono le prime due carrozze del convoglio diretto a Huelva. È il più grave incidente ferroviario avvenuto in Spagna negli ultimi anni.
Il rapporto preliminare della Commissione per l’Indagine sugli Incidenti Ferroviari spagnola, visionato da El Periódico, esclude l’ipotesi di sabotaggio e punta invece l’attenzione su una anomalia dell’infrastruttura, con segni compatibili con una frattura del binario. In poche parole: scarsa manutenzione. Le indagini sono ancora in corso, ma l’episodio ha riaperto una domanda che ciclicamente riaffiora ogni volta che la cronaca irrompe sui binari. Ma la rete ferroviaria europea è sicura?
Secondo Eurostat, nel 2024 nell’Unione europea si sono verificati 1.507 incidenti ferroviari classificati come «significativi», con 750 decessi e 548 feriti gravi. È un dato positivo considerando che, rispetto al 2010, le vittime sono diminuite di quasi il 40%, confermando un miglioramento strutturale della sicurezza.
I numeri, comunque, cambiano da Paese a Paese. In valori assoluti, il più alto numero di incidenti ferroviari spetta alla Germania con 366 episodi, seguita dalla Polonia con 220 che precede Francia (140 incidenti), Italia (103) e Rompania (90). La Spagna, a sua volta, ha registrato «solamente» 57 incidenti.
Per contro nel 2024 in Irlanda è stato segnalato 1 solo incidente ferroviario significativo, appena 2 in Lussemburgo. La lista cambia se si osservano i Paesi in cui si sono verificati più decessi. Cinque Stati hanno registrato 4 o più morti per migliaia di chilometri di binari ferroviari (Portogallo, Ungheria, Slovacchia, Lituania e Polonia) e cinque hanno registrato meno di una mortalità per mille chilometri di binari: Austria, Finlandia, Estonia, Irlanda e Spagna.
Ma i dati grezzi raccontano solo una parte della storia: contano la lunghezza della rete, l’intensità del traffico, la manutenzione e la capacità di prevenzione. Perché se è vero che nel 2024 in Italia si sono registrati 103 incidenti ferroviari significativi, è anche vero che i morti per collisioni tra treni o per deragliamenti (proprio come nel 2023) sono risultati pari a zero. Va specificato che in Italia i treni ad alta velocità, come gli Etr 1000, sono monitorati in tempo reale da sistemi di diagnostica predittiva che segnalano ogni anomalia prima che diventi un rischio.
Nel 2024, l’Ansfisa ha ispezionato oltre 2.200 chilometri di linea e più di mille treni, riscontrando irregolarità soprattutto nella manutenzione dei segnali e nell’operatività del personale. Un rapporto che fa il paio con un altro dato: gli 86 decessi complessivi registrati nell’anno riguardano quasi esclusivamente investimenti di persone sui binari e incidenti ai passaggi a livello.
Guardando in generale all’Europa, Eurostat osserva che togliendo i suicidi oltre il 98% dei decessi non è causato da guasti dei treni o errori di segnalamento, ma da persone che attraversano i binari in zone vietate o da incidenti ai passaggi a livello. Ciononostante in Europa non si è mai viaggiato così tanto in treno. Nel 2023, sempre secondo dati Eurostat, si sono registrati 429 miliardi di passeggeri per chilometro (+11,2% su base annua), in assoluto il numero più alto segnalato dalle principali imprese ferroviarie dal 2004. Anche per questo la ferrovia, in sé, resta uno dei sistemi di trasporto più sicuri. (riproduzione riservata)