La loro missione è una sola: avere performance positive in qualsiasi contesto di mercato. Un tema quanto mai importante al giorno d’oggi, dopo che la pandemia di Covid-19 prima, la guerra e l’inflazione poi hanno messo gli investitori faccia a faccia con il rischio di crollo repentino dei mercati azionari e obbligazionari. Si tratta dei fondi a ritorno assoluto e i total return, due categorie di prodotti di investimento che, seppur con piccolissime differenze tra loro (i primi sono un po’ più simili ai fondi hedge, i secondi sono più pensati per investitori con minore tolleranza al rischio), sono accomunati da un punto: il gestore ha un elevatissimo livello di flessibilità nelle sue decisioni di investimento, perché non è vincolato a nessun benchmark da seguire.
Perché scegliere un fondo a ritorno assoluto? «I mercati affrontano una fase di estrema incertezza su diversi fronti», elenca Fabrizio Pasta, head of business development di Plenisfer Sgr, società di gestione attiva nell’asset class con il fondo Destination Value Total Return (+21,4% di rendiento a tre anni). «La risposta più efficace», prosegue il money manager, «è la flessibilità. E un fondo a ritorno assoluto offre la flessibilità necessaria a navigare le possibili curve dei mercati». Al giorno d’oggi, sottolinea Pasta, «è complesso fare scelte direzionali su singole asset class». Un approccio «svincolato dai benchmark e multistrategia ci consente di ottimizzare il profilo di rischio del portafoglio esponendoci in modo flessibile su tutte le asset class, anche alternative, incluse posizioni contrarian o non convenzionali, come quelle sull’uranio o sul rame».
Pensati come fondi più aggressivi e coraggiosi rispetto a quelli tradizionali, e quindi capaci di ottenere potenzialmente performance molto maggiori e navigare anche nelle fasi di mercato avverse, i total e absolute return hanno mostrato nel corso della loro storia rendimenti altissimi, ma soffrono un po’ di costanza delle performance: l’obiettivo di battere il mercato sempre e comunque, anche se si ha carta bianca nella costruzione del portafoglio, è infatti spesso difficile da raggiungere.
Fida ha calcolato 10 fondi classificati come prodotti a ritorno assoluto, la maggior parte dei quali ricade proprio sotto la categoria di fondi ad alta volatilità. La loro performance media nel 2024 è del 13,2% (l’Msci World, il principale indice delle azioni globali, ha fatto nello stesso periodo +9,7%), che passa al 22% a un anno e al 32% a tre anni. Attenzione però alle grandi differenze tra le performance: a tre anni ad esempio ci sono comparti che arrivano sopra il 72% e altri che sono in rosso dell’8,5%.
Azimut è presente in graduatoria Fida con il comparto AZ F.1 All. Turkey A-AZ Fund (+14% nel 2024), che come suggerisce il nome è focalizzato sul mercato azionario turco. «I fondi total-return», spiega Giorgio Medda, ceo di Azimut Holding e global head of asset management & fintech del gruppo, «mirano a generare rendimenti indipendentemente dalla direzione dei mercati, sia essa al rialzo o al ribasso». Questi fondi, aggiunge il money manager, «adottano una strategia di gestione flessibile e attiva, che richiede competenze superiori rispetto alle soluzioni passive in cui si replica semplicemente un mercato sottostante».
Per quanto riguarda Azimut, sottolinea Medda, «nella ricerca di performance assoluta lo stile di gestione attivo è potenziato dalle capacità dei team globali di comprendere e investire anche in contesti volatili». Ad esempio, conclude, «la presenza del gruppo sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti fornisce la visibilità necessaria per la gestione del fondo Az Allocation Turkey, focalizzato sulla Turchia, che adottando una strategia di gestione flessibile e ad ampio mandato ha consentito al gestore di capitalizzare performance in uno dei mercati emergenti più significativi per la diversificazione di portafoglio, nonostante un’altissima volatilità valutaria».
Leggi anche:
Ubs Asset Management (Am) si approccia all’asset class con il fondo Ubs (Irl) Equity Opportunity Long Short P-PF, che da inizio anno rende il 14,2%. «Strategie a ritorno assoluto come quelle azionarie long/short», commenta Teresa Gioffreda, investment strategist della società di gestione, «possono essere particolarmente adatte dopo fasi di forti rialzi o correzioni, in cui quasi tutte le azioni sono salite o scese a prescindere dalla loro qualità e in cui le capacità di analisi fondamentale di un gestore possono fornire un importante valore aggiunto».
La money manager precisa comunque che fondi di questo tipo vanno usati con attenzione: «Nel perseguire un rendimento assoluto, questi fondi possono infatti avere delle performance che si discostano sia in positivo sia in negativo da quelle dei mercati azionari e obbligazionari, pertanto l’investitore deve essere in grado di comprendere e tollerare questo tipo di rischi». Nel dettaglio, il fondo di Ubs Am «mira a generare rendimenti positivi acquistando titoli con un rapporto rischio/rendimento positivo e vendendo allo scoperto titoli con un rapporto rischio/rendimento negativo, basandosi su un approccio che utilizza l'analisi fondamentale, quantitativa e qualitativa», conclude Gioffreda.(riproduzione riservata)