Cambio storico in cima alla classifica dei migliori dirigenti di azienda italiani. Pier Silvio Berlusconi conquista il primo posto nella classifica nazionale della reputazione online tra i top manager italiani, secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Top Manager Reputation, che ogni mese monitora visibilità e autorevolezza digitale dei principali amministratori delegati del Paese. Si tratta di un risultato importante perché dal 2020 a oggi, la vetta della classifica è sempre stata occupata da esponenti della finanza, dell’energia o della moda. È la prima volta in oltre cinque anni che un manager del mondo dei media raggiunge questo traguardo.
Come si legge nella breve descrizione di Top Manager Reputation, a contribuire alla conquista della vetta «sono i palinsesti, le dichiarazioni alla stampa, gli ascolti di Canale 5 e i movimenti di Mfe». Del resto, Berlusconi ci arriva dopo quasi due anni (23 mesi) di leadership nel comparto media e un consolidato posizionamento nella top ten nazionale. Un primato che riflette un progetto industriale chiaro: un’offerta editoriale popolare ma qualitativa, il rilancio del ruolo del broadcasting generalista e una strategia di espansione europea attraverso Mfe-MediaForEurope, una delle poche realtà italiane che sta presidiando stabilmente i mercati esteri, mantenendo il baricentro produttivo nel Paese.
Pier Silvio Berlusconi aveva già sottolineato più volte che quella di Mediaset non è una rivoluzione, ma una lenta evoluzione editoriale: un cambiamento costruito nel tempo, che oggi trova conferma nei risultati. Dai successi ottenuti nello share da programmi come La Ruota della Fortuna, Temptation Island e il ritorno di Sarabanda, fino alle scelte strategiche del gruppo. Prima di tutto con l’operazione internazionale sulla tedesca Proiebensat, che rafforza la presenza dell’Italia in Europa. E lo fa in un momento in cui molte imprese italiane vengono acquisite da gruppi stranieri.
Al secondo posto della classifica Top Manager Reputation si trova l’ad di Eni, Claudio Descalzi, balzato di tre posizioni dopo i successi nella strategia “dei satelliti”, l’accordo con Bmw e il contratto da 1,5 miliardi di dollari sul giacimento algerino. Al terzo posto, il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che investe 10 miliardi per l’occupazione. Sale di due, al quarto posto, l’ad di A2A Renato Mazzoncini, che investe nel welfare e inaugura il primo datacenter in Italia a raffreddamento liquido, mentre scende al quinto posto Andrea Orcel di UniCredit. (riproduzione riservata)