Tim torna sul mercato del debito con un nuovo bond quinquennale a tasso fisso con scadenza fissata a fine settembre 2030. Il gruppo tlc guidato dal ceo Pietro Labriola ha raccolto 500 milioni di euro a fronte di una quantità di ordini sette volte superiore, pari a 3,5 miliardi di euro al picco.
Il rendimento è sceso nel corso della giornata di ieri: secondo le prime indiscrezioni si sarebbe dovuto attestare a 4,25%, ma la domanda da oltre 250 investitori istituzionali ha portato la cedola a scendere al 3,625%.
«L’emissione di oggi conferma la solidità del percorso che abbiamo intrapreso. Il rendimento, pari al 3,625%, si colloca al di sotto dell’attuale costo medio del debito e lo spread sul tasso di riferimento è il più basso fra quello di tutti i bond emessi dal nostro gruppo negli ultimi 15 anni. Va ricordato che, grazie alla riduzione dell'indebitamento, in due anni abbiamo più che dimezzato il rendimento rispetto all’ultima emissione obbligazionaria», ha commentato Labriola.
«Il risultato di oggi è stato reso possibile dalla forte domanda di oltre 250 investitori istituzionali, che ha superato di sette volte l’offerta iniziale, e ci ha consentito di migliorare sensibilmente le condizioni economiche.
Ci presentiamo oggi al mercato con fondamenta finanziarie robuste, una strategia industriale chiara e un piano orientato a creare valore per tutti gli stakeholder», ha aggiunto.
La notizia di un probabile ritorno sul mercato dei bond era emersa nella giornata del 22 settembre. Tim ha affidato il mandato a un gruppo di istituti bancari per presentare agli investitori l’offerta di un bond.
L’emissione sarà inserita all’interno del programma Euro Medium Term Note da 10 miliardi di euro della stessa Tim. Secondo le previsioni dovrebbe ottenere un rating Ba2/BB/BB da Moody’s, S&P e Fitch.
Bnp Paribas, Crédit Agricole, Jp Morgan e Unicredit hanno organizzato ieri una serie di conference call con gli investitori. Joint bookrunner dell'operazione saranno Bbva, Bnp Paribas, Crédit Agricole, Goldman Sachs, Imi–Intesa Sanpaolo, Jp Morgan, Mufg, Santander, Société Générale e Unicredit. (riproduzione riservata)