Aspettando le novità sulla rete, Tim chiude il terzo trimestre continuando nella sua lenta risalita con risultati di gruppo che battono il consenso in quasi tutti i campi, ad eccezione del debito. I ricavi totali del gruppo guidato da Pietro Labriola sono cresciuti del 3,7% a 4,1 miliardi di euro (4,01 miliardi il consenso); l'ebitda organico è arrivato a 1,7 miliardi (+6,5%, era atteso a 1,64 miliardi), mentre quello after lease è pari a 1,4 miliardi (+8,6%, consenso a 1,36 miliardi). Il segnale positivo giunge dal secondo trimestre consecutivo di ricavi in crescita in Italia, aumentati del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso a 2,98 miliardi. Allargando lo sguardo ai nove mesi il fatturato del gruppo è pari a 11,95 miliardi (+3,7%, di cui 8,74 in Italia), con un ebitda di 4,79 miliardi.
Il grande neo rimane il debito: altri 200 milioni aggiuntivi di indebitamento netto, salito a 26,3 miliardi, mentre quello after lease registra un aumento di altri 400 milioni per toccare quota 21,2 miliardi. Quest'ultimo era atteso a 21,06 miliardi. Il margine di liquidità al 30 settembre è di 8,9 miliardi. Cifra che garantisce la copertura delle scadenze del debito fino a tutto il 2025 grazie alle operazioni di rifinanziamento messe in campo durante l'anno che hanno consentito la raccolta di 4,1 miliardi. Non sono previsti ulteriori attività nel campo negli ultimi mesi dell'anno. Tim si attende 700 milioni di euro di anticipi del Pnrr entro la fine dell'anno, per questo il flusso di cassa after lease (negativo per 300 milioni nel terzo trimestre) è atteso invariato a fine anno. L'ultima riga del conto economico segna 311 milioni di perdite nel terzo trimestre, che fanno lievitare il rosso nei primi nove mesi del gruppo a 1,12 miliardi. Nel 2022 il conto economico segnava -2,2 miliardi nel terzo periodo e -2,7 miliardi nei primi nove mesi.
Continua il piano di contenimento dei costi. Nella nota Tim spiega che nel terzo trimestre «è stato raggiunto il 77% del target di contenimento dei costi domestici per l'intero 2023», con un taglio di circa 600 milioni. Il piano prevede una riduzione di 1,5 miliardi totali entro la fine del 2024. Il personale del gruppo è calato di quasi 1.800 unità per quanto riguarda l'Italia nei nove mesi del 2023 a 39.186 persone. I risultati di gruppo e domestici sono «pienamente in linea con i target 2023». Concentrandosi sulle singole entità del gruppo, Tim Consumer rimane in sofferenza, seppur con segnali di ripresa. I ricavi totali e i ricavi da servizi sono calati rispettivamente del 3,8% e del 3,4%, ma con un miglioramento rispetto ai trimestri precedenti. «Sono proseguite le azioni di riposizionamento di prezzo e come conseguenza è aumentato l'Arpu (ricavi medi per cliente) sia nel fisso sia nel mobile», spiega la nota. Tim Enterprise ha registrato ricavi totali e ricavi da servizi in aumento rispettivamente del 4,8% e del 4,2%, con un miglioramento rispetto ai trimestri precedenti. Tim Brasil, come già emerso nella giornata di martedì, rimane il gioiello del gruppo con ricavi totali in crescita del 7,9% e quelli da servizi del 7,5%. NetCo, che sarà ceduta a Kkr, ha registrato un +5,8% sui ricavi totali, anche grazie all'estensione nelle aree grigie dell'accordo commerciale con Open Fiber, mentre quelli da servizi sono scesi dell'1,1%. Nessun accenno nella nota stampa all'operazione rete, ma la conference call con gli analisti del ceo potrebbe essere l'occasione giusta per conoscere qualche dettaglio aggiuntivo. Sullo sfondo rimane la battaglia legale promessa da Vivendi per provare a bloccare il deal. Il titolo Tim, in attesa dei conti, era tornato sopra i 25 centesimi con un guadagno giornaliero dello 0,84%. (riproduzione riservata)