Tim conferma la guidance per il 2025, presenta risultati semestrali in linea con le previsioni e «si attende una decisa accelerazione del percorso di crescita nella seconda metà del 2025». I risultati diventano l’occasione anche per annunciare la conclusione dell’operazione di factoring sul credito da oltre un miliardo relativo alla restituzione del canone concessorio del 1998, incassando 995 milioni. Il credito è stato ceduto a luglio a un pool di banche nazionali. Tra le novità anche un prestito da 750 milioni, ottenuto sempre a luglio, assistito da garanzia Sace.
Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola si appresta anche a cambiare cfo: il cda ha accettato le dimissioni di Adrian Calaza, che resterà in carica fino alla presentazione dei risultati del terzo trimestre, e ha deliberato per l’ingresso in società a partire da ottobre di Piergiorgio Peluso, che assumerà l’incarico di cfo dopo l’uscita di Calaza. Dimissioni anche per Eugenio Santagata, chief public affairs, security & international business office.
Il titolo è salito nelle ultime battute della seduta di Piazza Affari, chiudendo a 0,414 euro, in rialzo dell’1,74%. Le Tim risparmio, invece, hanno guadagnato lo 0,59% chiudendo a un soffio da 0,46 euro.
Nel periodo concluso il 30 giugno 2024 il gruppo tlc guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola ha registrato ricavi per 6,6 miliardi di euro, in crescita del 2,7% anno su anno (+1,6% nel domestico a 4,5 miliardi di euro, +4,8% in Brasile a 2,1 miliardi di euro). Il fatturato da servizi è aumentato invece del 3,3% anno su anno a 6,2 miliardi (+2,2% nel domestico a 4,2 miliardi, +5,4% in Brasile a 2,0 miliardi). In un anno è migliorato di quasi due euro al mese l’arpu, ossia i ricavi medi per utenti, sul fisso in Italia, lievitato da 29,8 a 31,5 euro. Stabile invece l’arpu mobile a 10,6 euro al mese.
La marginalità è cresciuta in modo più che proporzionale: l’ebitda è aumentato del 5,5% anno su anno a 2,1 miliardi, grazie a un miliardo generato in Italia (+4,6%) e a un miliardo in Brasile (+6,5%). L’ebitda after lease è lievitato del 5% a 1,7 miliardi, di cui un miliardo in Italia (+4,2%).
Guardando alle due business unit di Tim Domestic, Consumer ed Enterprise, la prima ha registrato ricavi totali in lieve crescita (+0,1%) a 3 miliardi, di cui 2,7 miliardi di ricavi da servizi (+0,3%). Enterprise, invece, rappresenta il motore italiano: i ricavi sono arrivati a 1,57 miliardi (+4,7%) di cui 1,46 miliardi da servizi (+6,2%).
Il risultato netto del primo semestre 2025 attribuibile ai soci della Controllante registra una perdita di 132 milioni di euro. Tuttavia, evidenzia la società, si può mettere in evidenza un trend di miglioramento del gruppo.
Prima delle quote dei terzi, ossia le minoranze di Tim Brasil, il risultato netto nel secondo trimestre 2025 è positivo per 43 milioni, a fronte di una perdita di 81 milioni nel primo trimestre 2025. Nel secondo trimestre il risultato netto dei soci della controllante è in sostanziale pareggio (-8 milioni), a fronte di un risultato negativo per 124 milioni di euro nel primo trimestre 2025.
Nel corso del semestre Tim ha continuato a efficientare la struttura, con un beneficio di circa 90 milioni all’ebitda AL-capex del periodo, pari al 44% del target dell’intero esercizio. Nel complesso la differenza tra ebitda after lease e investimenti è migliorata di circa 100 milioni a 901 milioni (+11,9%).
Gli investimenti di Tim ammontano a 0,8 miliardi, pari al 12,6% dei ricavi. Stabile l’indabitamento finanziario netto rettificato after lease a 7,5 miliardi, mentre l’equity free cash flow after lease del secondo trimestre è positivo per circa 100 milioni. Tim ha ribadito che prevede una generazione di cassa positiva, in linea con le indicazioni fornite al mercato. (riproduzione riservata)