L’ultima volta che il titolo Telecom Italia è stato scambiato in borsa sopra 0,36 euro era il febbraio 2022 e la corrente era discendente. Piazza Affari aveva fiutato che l’opa di Kkr su Tim a 0,5 euro non sarebbe arrivata visto che Vivendi riteneva il valore del gruppo di telecomunicazioni decisamente superiore e gli americani non erano disposti a rilanciare.
Alla guida si era da poco verificato il cambio della guardia tra Luigi Gubitosi e Pietro Labriola, ancora in sella oltre tre anni dopo. Uno dei pochi punti fermi da allora, visto che il gruppo ha vissuto un periodo di intensa trasformazione: dalla cessione della rete all’uscita di Vivendi, che ormai era un primo azionista separato in casa.
Proprio l’uscita di scena dei francesi ha segnato il cambio di passo a Piazza Affari. Dalla chiusura del 31 marzo, la prima dopo l’annuncio della salita di Poste al 24,8% delle azioni ordinarie, a quella dell’8 maggio, Tim ha guadagnato oltre il 15% a Piazza Affari, con un ulteriore rialzo nella seduta del 9 maggio post conti.
Ma leggendo i report degli analisti degli ultimi giorni (dopo che i risultati del primo trimestre 2025 sono stati effettivamente aderenti alle previsioni e la call con Labriola ha trasmesso messaggi incoraggianti sulle partite straordinarie in cui è coinvolta Tim) emerge la sensazione che ad alimentare la salita del titolo siano diversi fattori che, nel complesso, sembrano poter volgere più facilmente a favore del gruppo guidato da Pietro Labriola nei prossimi mesi o anni. Tanto che qualche analista ha optato per un ritocco verso l’alto del target price, tra cui Jp Morgan (da 0,36 a 0,38 euro), Equita (da 0,36 a 0,40 euro), Mediobanca Research e Banca Akros (entrambe da 0,4 a 0,43 euro).
Dal punto di vista del business ordinario, Tim sta proseguendo sulla traiettoria di crescita tracciata dal piano industriale 2025-2027, in cui sono attesi 2,5 miliardi di cassa generata nel triennio. I target restano sfidanti (cagr del 3% dei ricavi e tra il 6 e il 7% dell’ebitda after lease in arco di piano) ma per il momento le previsioni sono rispettate grazie soprattutto ai motori Enterprise e Brasile. Anzi, è possibile che sulla generazione di cassa nei prossimi trimestri possano arrivare ulteriori notizie positive con upside, visto che per ora i dati sono migliori di quello che era stato previsto all’interno di Tim. Contribuisce il fatto che il mercato, come raccontato da Labriola e dalla prima linea di manager, stia cominciando a razionalizzarsi in modo organico, frutto anche dell’operazione Fastweb-Vodafone.7
Al fianco della capacità di Tim di tornare a viaggiare su rotaie meno dissestate, alcune partite straordinarie potrebbero alimentare il decollo del titolo. In primis, le sinergie che Tim e Poste stanno pensando di mettere in campo e su cui potrebbero esserci novità nella seconda metà dell’anno.
Sul tavolo c’è anche un eventuale secondo consolidamento del mercato italiano, Tim-Iliad o Iliad-WindTre, che genererebbe o sinergie dirette o benefici indiretti per l’intero mercato. Senza considerare gli earnout derivanti da un’eventuale matrimonio tra Fibercop e Open Fiber, di cui si sta iniziando a discutere. Ma è soprattutto il rimborso del canone concessorio che sembra avvicinarsi all’orizzonte: il 27 maggio è in calendario l’udienza in Cassazione, l’unica prima della sentenza definitiva. Se l’orientamento non dovesse cambiare e venisse ordinata la restituzione a Tim, il conto economico della società e di conseguenza la remunerazione dei soci e l’andamento del titolo potrebbero vedere svolte significative. (riproduzione riservata)