Nel giorno in cui il board di Tim si è concentrato sull’approvazione di risultati preconsuntivi 2024, piano industriale 2025-2027 e cessione di Sparkle, proseguono dietro le quinte le manovre straordinarie su Tim.
Il possibile scambio di partecipazioni nell’ex incumbent e Nexi tra Poste e Cassa Depositi e Prestiti potrebbe avere ricadute anche sulla strada preferita di Vivendi, ossia l’uscita dal capitale.
Secondo quanto risulta a MF – Milano Finanza, lo scambio di partecipazioni tra Cdp e Poste avrebbe rallentato le possibili operazioni di Cvc e Iliad su Tim. Dai dialoghi avuti tra Cvc e Palazzo Chigi negli ultimi giorni sarebbe infatti emersa la necessità dell’esecutivo di dare priorità all’operazione Poste-Cdp prima di poter valutare altre mosse, nonostante sia Cvc sia Iliad abbiano dato garanzie sui punti che più stanno a cuore al governo: evitare spezzatini e mantenere i livelli occupazionali.
Non una porta chiusa a Iliad insomma, ma una richiesta di tempo. Il rallentamento sul fronte dell’operatore francese non sarebbe stato interpretato come una bocciatura dell’operazione che, secondo gli osservatori, potrebbe essere la più vantaggiosa per il mercato tlc rispetto a un’unione (non solo commerciale) tra Tim e PosteMobile. Sul fronte Cvc, invece, la frenata avrebbe irrigidito le posizioni, visto che la pausa sarebbe stata interpretata come freddezza dell’esecutivo per il disegno. Tanto che fonti ipotizzano che Cvc stia riflettendo se sfilarsi dall’operazione.
La situazione è in continua evoluzione. Ma il domino di una pausa forzata su Cvc-Iliad andrebbe inevitabilmente a coinvolgere anche Vivendi. Nello schema circolato negli scorsi giorni, il fondo avrebbe dovuto rilevare il 23,75% dalla famiglia Bolloré, per poi agevolare l’ingresso di Iliad.
Malgrado un accordo non fosse ancora stato raggiunto, l’ipotesi Cvc era la più concreta sul tavolo da quando Vivendi si è ritirata sull’Aventino con l’idea di uscire da Tim. Per questo qualora la cessione si complicasse di nuovo, i francesi potrebbero iniziare a sentirsi un po’ all’angolo e potrebbero ragionare su un cambio di strategia, tornando a essere un primo azionista attivo in attesa di nuove opportunità per vendere.
La bocciatura del bilancio in assemblea è possibile per Vivendi, che ritiene di non poter approvare i conti di un esercizio che ha visto realizzarsi la vendita della rete a Kkr e Mef contro la sua volontà e in ottica di proseguire lo scontro in Tribunale nonostante la bocciatura del ricorso di qualche settimana fa. Se Vivendi votasse contro i conti, complice anche l’affluenza ballerina alle ultime assemblee di Tim, per il gruppo tlc si potrebbe addirittura presentare lo spettro di una non approvazione del bilancio d’esercizio da parte dell’assise, con possibili conseguenza sul fronte della governance dove anche Vivendi dovrebbe dover tornare a fare la sua parte. (riproduzione riservata)