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Tim, i risvolti dello scambio Cdp-Poste: cosa cambia per Labriola, Vivendi e Iliad l’ingresso di Del Fante nella partita
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Tim, i risvolti dello scambio Cdp-Poste: cosa cambia per Labriola, Vivendi e Iliad l’ingresso di Del Fante nella partita

14 febbraio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2025, 13:46

Nel weekend il colosso statale rileva il 9,8% da via Goito e apre la stagione degli accordi con PosteMobile. Resta aperto il doppio fronte francese, con i Bolloré tra l’idea di uscire e il ritorno in campo e la voglia di nozze di Niel

Salvo colpi di scena, che a questo punto sarebbero clamorosi, Poste diventerà il rappresentante del governo nell’azionariato di Tim rilevando il 9,8% delle quote in possesso di Cassa Depositi e Prestiti. Al contrario il gruppo guidato da Matteo Del Fante dovrebbe cedere il suo 3,8% di Nexi a via Goito, aggiungendo un conguaglio in denaro.

Da lunedì 17 febbraio, insomma, sembra realistico immaginare un nuovo assetto azionario per l’ex incumbent, con un attore industriale come Poste - già all’interno del settore tlc con PosteMobile - al posto di un protagonista finanziario e istituzionale come Cdp.

La stagione delle partnership Tim-Poste

Il cambio della guardia garantirà comunque il presidio governativo all’interno del capitale del colosso tlc e potrà facilitare, almeno in prima fase, l’apertura di una stagione di collaborazioni commerciali tra Poste e Tim. La prima, che sembra abbastanza scontata a questo punto, è il passaggio dell’operatore virtuale PosteMobile dalla rete Vodafone a quella Tim. Il gruppo tlc guidato da Pietro Labriola ha presentato in settimana i risultati 2024, i primi senza più la rete, e ha prospettato il ritorno alla remunerazione degli azionisti nel piano industriale 2025-2027. Nel corso della presentazione Labriola ha parlato di uno (o più) operatori virtuali con cui stringere accordi nel 2026 per andare a sostituire l’uscente Fastweb, che si appoggerà alla rete di Vodafone appena acquisita.

Ma le partnership commerciali tra Tim e Poste potrebbero non finire qui. Nonostante non ci sia niente di concreto per ora, è inevitabile pensare agli sportelli Poste, di fatto la rete di distribuzione più capillare rimasta in Italia, dove poter vendere servizi tlc e non solo. Facile immaginare in questo scenario polemiche e ricorsi degli altri operatori, che potrebbero dare vita a una seconda stagione della querelle per l’accesso agli uffici postali che avevano sollevato le utility in passato. Questione che era stata risolta dal governo ad agosto 2024, quando con il decreto Omnibus erano state cancellate le basi normative per le contestazioni degli altri attori del mercato energetico.

Un matrimonio vero e proprio sembra difficile

Stando a quanto emerge dietro le quinte, per ora l’operazione di Poste sembra puramente finanziaria, senza velleità di perseguire un vero e proprio consolidamento. Anche perché, al netto dei ragionamenti sulla convenienza per Tim dell’operazione, gli ostacoli sulla strada non sarebbero pochi per delle nozze Tim-PosteMobile. La via più facile sarebbe rappresentata da un’acquisizione del ramo tlc di Poste da parte di Tim, con valutazioni però ancora tutte da fare. Un conferimento di PosteMobile in Tim potrebbe evitare esborsi cash, ma implicherebbe quasi sicuramente la messa a punto di un aumento di capitale che andrebbe a diluire gli altri azionisti, Vivendi compresa. Per questo è possibile che l’eventuale avvicinamento tra Tim e Poste si espliciti principalmente per vie commerciali.

Vivendi costretto a tornare?

Vivendi, insieme a Cvc, sembrano essere gli attori meno entusiasti dell’ingresso di Poste in Tim. Secondo quanto emerso, il fondo e la holding della famiglia Bolloré erano molto vicini a un accordo che avrebbe consentito a Vivendi di uscire da Tim. Ma la manovra di Cdp e Poste ha fatto saltare il banco, perché l’operazione di Cvc prevedeva poi il matrimonio tra Tim e Iliad. Nozze che il fondo ritiene impossibili con Poste nel capitale e, soprattutto, senza il benestare del governo, la cui posizione sullo scenario non è chiara.

Vivendi si trova così riportato alla casella di partenza e senza vie d’uscita da poter imboccare a breve all’orizzonte. Anche per questo, come raccontato da MF-Milano Finanza, i francesi stanno ragionando sul rientro in campo all’assemblea di aprile. In primis bocciando il bilancio 2024 e in seconda battuta assumendo di nuovo un ruolo sul fronte della governance qualora si rivelasse necessario. Anche per questo, insomma, sembra difficile immaginare operazioni straordinarie senza il coinvolgimento di Vivendi.

Iliad rimane alla finestra

Iliad rimane alla finestra. La pausa chiesta dall’esecutivo a qualsiasi operazione fino allo scambio Cdp-Poste non ha cancellato i piani del colosso di Xavier Niel di un matrimonio tra Iliad Italia e Tim. Certo, la situazione si è complicata: il probabile addio al dossier di Cvc toglie dalla partita il partner finanziario con cui si erano allineati gli interessi. L’unione Tim-Iliad, secondo stime di Bloomberg, potrebbe generare 800 milioni di sinergie, ma sarebbe soggetto a potenziali problemi antitrust soprattutto sul settore mobile.

Tuttavia, secondo osservatori, non è detto che la presenza di Poste nel capitale complichi ulteriormente l’operazione sotto i profili Antitrust, almeno se Poste rimanesse se sotto il 10% e con un ruolo di puro investitore. L’ostacolo maggiore, insomma, potrebbero essere l’eventuale no dell’esecutivo e la strutturazione di un deal con multipli accettabili per entrambe le parti. Pur non essendo arrivata una bocciatura del governo, l’attenzione è sicuramente alta per una realtà strategica come Tim, come ha ricordato anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Certo, il mercato italiano delle tlc, dopo anni di guerra dei prezzi, «avrebbe bisogno di un consolidamento che vada in una direzione infrastrutturale», ha commentato Walter Renna, ceo di Fastweb + Vodafone ai microfoni di Class Cnbc.

Infine il mercato. Venerdì 14 febbraio il titolo ha registrato un pesante calo (-7,6%) chiudendo a 0,275 euro, a causa di prese di profitto dopo la corsa fino a 0,31 euro dei giorni precedenti e con l’uscita di chi si era posizionato scommettendo su un’operazione straordinaria blitz di Cvc-Iliad. Gli analisti hanno valutato positivamente il piano di Labriola e la promessa di cedole e buyback potrebbe, nel lungo periodo, incentivare il ritorno di investitori stabili nel capitale. (riproduzione riservata)



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