Resta pressoché stabile lo stipendio di Pietro Labriola alla guida di Tim. L’amministratore delegato del gruppo tlc ha ricevuto nel corso del 2024 una retribuzione complessiva, tra fissa e variabile, di 2,8 milioni di euro. La remunerazione è stata divisa perfettamente a metà: 1,4 milioni fissi e 1,4 milioni di parte variabile. Il dato complessivo è in leggera flessione (-4%) rispetto agli emolumenti percepiti l’anno precedente, pari a 2,915 milioni, a cui si erano aggiunti però altri 1,6 milioni lordi pagati da Tim Brasil per neutralizzare l’impatto fiscale italiano.
A questo si aggiungono anche 26 milioni di opzioni esercitabili da Labriola nel triennio 2025-2027 allo strike price di 0,424 euro (o di 0,3465 euro se l’assemblea approverà la proposta di riduzione avanzata dal cda, ma con un lockup fino a inizio 2027) relative al piano di incentivi 2022-24. Remunerazione di 558 mila euro (600 mila euro previsti per il 2025), invece, per la presidente Alberta Figari e tra un minimo di 127 mila euro e un massimo di 204 mila euro per i consiglieri rimasti nel board tutto l’anno.
I dati emergono dalla relazione di Tim sulla remunerazione e sui compensi corrisposti, pubblicata in previsione dell’assemblea del 24 giugno. Una politica che, come viene ricordato, non viene approvata dal 2022, prima che l’astensione di Vivendi finisse per bloccare le proposte per due anni consecutivi.
Guardando al 2025, a Labriola viene confermata la parte fissa (1,4 milioni) e la parte variabile a breve termine, pari sempre a 1,4 milioni a target e legata a obiettivi di ebitda, flusso di cassa, ricavi da servizi e obiettivi esg e di trasformazione del gruppo. A questo si aggiunge un piano di incentivi a lungo termine in strumenti finanziari (piano Lti 2025-2027) legato per il 50% alla differenza tra ebitda after lease e capex nel triennio e per l’altro 50% a obiettivi ambientali, sociali e di total shareholders return rispetto ai peers.
In base alle simulazioni contenute nello stesso documento, nel 2025 Labriola potrebbe ricevere una retribuzione a target di 2,8 milioni tra fisso e variabile a breve termine (più 1,05 milioni legati al piano Lti) e compresa tra un minimo di 2,1 milioni (più 700 mila euro di Lti) e un massimo di 3,5 milioni (più 1,4 milioni di Lti). (riproduzione riservata)