Dopo il rinvio per concedere il cambio della guardia tra Vivendi e Poste Italiane alla guida del gruppo (attesa ancora l’autorizzazione dell’Antitrust), Tim convoca l’assemblea per il prossimo 24 giugno, sia ordinaria sia straordinaria.
Il gruppo di tlc guidato dall’ad Pietro Labriola porterà in assise alcune materie ordinarie, come il piano di retribuzione dei manager e i piani di incentivazione, e alcune richieste per la modifica dello statuto. Non sono presenti, per ora, il tanto chiacchierato allargamento del cda ad esponenti di Poste Italiane (prima serve lok dell’Antitrust alla salita nel capitale) e l’abbattimento del capitale sociale per ricostituire le riserve, passaggio necessario per tornare alla distribuzione del dividendo.
Entrando nel dettaglio, in sede ordinaria gli azionisti di Tim saranno chiamati ad approvare il bilancio 2024 e la copertura della perdita d’esercizio tramite l’utilizzo della riserva legale. Inoltre tornerà all’esame dei soci la relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti, bocciata nel corso delle ultime assemblee dalla presenza di Vivendi.
Prevista anche l’approvazione di piani di incentivazione a lungo termine. Le proposte saranno tre: un piano di incentivazione azionaria di lungo termine denominato «Piano Lti di Performance Share 2025-2027» destinato ai manager; alcune modifiche al piano di stock option 2022-2024 al fine di incentivare il mantenimento delle opzioni alla luce dell’attuale quotazione di Tim; un nuovo piano di incentivazione di lungo termine denominato «Piano di Phantom Shares 2025-2027» destinato ai manager e alle risorse chiave, ma non alla prima linea o all’amministratore delegato.
Diverse le richieste anche in sede di assemblea straordinaria. Le più significative sono le modifiche dello statuto. In particolare il board di Tim chiede la modifica del perimetro dell’oggetto sociale, per poter andare a vendere più servizi di Poste, la riduzione del numero massimo di componenti del cda (da un minimo di 7 a un massimo di 15) e dei sindaci e l’innalzamento della percentuale di azioni da possedere per poter presentare una lista per il rinnovo del board.
Chi voterà contro la modifica dell’oggetto sociale avrà la possibilità di esercitare il diritto di recesso. Il valore è già quantificato: si tratta di 0,2884 euro per le azioni ordinarie e 0,3295 euro per le azioni di risparmio, valore medio del prezzo di borsa negli ultimi sei mesi. Considerando le attuali valutazioni di Tim a Piazza Affari (tra 0,37 e 0,39 euro), difficile immaginare che possa venire esercitato. In ogni caso, l’ammontare massimo per chi esercitasse il diritto di recesso non potrà superare 100 milioni di euro. (riproduzione riservata)