Un altro piccolo azionista, questa volta un privato, bussa alla porta di Tim per chiedere di alzare il conguaglio legato alla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie in vista dell’assemblea del 28 gennaio. L’azionista Michele Petrera, in possesso di quote ordinarie, ha proposto che per ogni azione di risparmio consegnata, i soci ottengano una quota ordinaria e un premio di 0,19 euro in caso di conversione facoltativa e di 0,11 euro in caso di conversione obbligatoria.
Si tratta della seconda proposta arrivata da piccoli soci per modificare quanto messo sul tavolo dal gruppo guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola: 0,12 euro per ciascuna azione di risparmio oggetto di conversione facoltativa e 0,04 euro per ciascuna azione di risparmio oggetto di conversione obbligatoria.
La risposta di Tim, nel rendere nota la proposta, è stata la stessa: la proposta di Petrera «non è coerente con l'operazione complessiva che il consiglio di amministrazione ha sottoposto all'approvazione dei soci» e a tal riguardo, Tim «si riserva la possibilità di rendere note prossimamente eventuali ulteriori proprie valutazioni sulla proposta in questione».
L’altra proposta arrivata a Tim (e respinta) era quella di D&C Governance Technologies srl, boutique di consulenza specializzata in corporate governance in possesso di 5 azioni ordinarie di Tim. Il socio chiedeva l’equiparazione del conguaglio in denaro corrisposto nelle due modalità di conversioni, volontaria e obbligatoria, a 0,12 euro.
Nella seduta del 16 gennaio a Piazza Affari, Tim sta viaggiando vicina alla parità, consolidando intorno a 0,56 euro. Si tratta di livelli che il gruppo tlc non vedeva con costanza da quasi otto anni. (riproduzione riservata)