Terrawatt, start-up attiva nello sviluppo di impianti rinnovabili, può finalmente avviare la costruzione del suo primo impianto fotovoltaico a Monte San Vito (Ancona). Si tratta di un progetto da poco meno di un Megawatt di potenza, la cui entrata in esercizio è prevista nel secondo trimestre 2026, ma è un esempio emblematico delle lungaggini autorizzative che le imprese delle rinnovabili devono ancora affrontare: nonostante la piccola taglia, infatti, avviare il cantiere ha richiesto un iter di quasi due anni. «Gran parte del tempo è servito per dimostrare all’Enac che non ci fosse alcun rischio di abbagliamento per via della vicinanza a un aeroporto, e per fornire documenti richiesti in fasi diverse da vari enti territoriali nelle conferenze dei servizi», si sfoga Patrick Donati, fondatore e ceo di Terrawatt.
Donati era stato facile profeta quando, a febbraio 2025, nel pieno del dibattito sul decreto per le aree idonee aveva rimarcato lo stallo dei progetti ricordando che «a piano avremmo già dovuto installare almeno 100 Mw, ma gli iter autorizzativi ci rallentano». Adesso però, l’avvio del cantiere marchigiano da il via alla nuova fase per la società nata nel 2022 da una costola di Donati spa, attiva nella progettazione e costruzione di infrastrutture.
L’impianto apre la strada a un portafoglio complessivo da 250 Mw fotovoltaici, cui si aggiungono altri 40 MW tra eolico e sistemi di accumulo. L’investimento stimato si aggira sui 300 milioni di euro, tenendo conto la media di un milione di euro a megawatt. La società sta completando l’autorizzazione di un altro impianto da un Megawatt in provincia di Avezzano e sviluppa circa 90 Mw tra Abruzzo e Basilicata, distribuiti su diversi siti. I nuovi cantieri sono previsti tra la fine del 2026 e la prima metà del 2027.
Il Mase, intanto, è al lavoro per il nuovo decreto Aree Idonee, che appare urgente. «La semplificazione è positiva, ma la macchina amministrativa richiede tempo per adattarsi. Il risultato è che le aziende attendono mesi tra un parere e l’altro e spesso devono integrare documenti già forniti. Un approccio più coordinato tra enti renderebbe l’intero processo più efficace», afferma il manager, «Ma abbiamo anche imparato qualche lezione, per esempio, che serve gestire internamente il più possibile. Affidarsi a studi esterni fa perdere controllo su passaggi decisivi».
Sul piano finanziario, Terrawatt utilizzerà per i primi due impianti l’accesso diretto al FerX, che garantisce un prezzo di circa 82 euro/megawattora per queste iniziative. Per i successivi progetti, l’azienda valuterà invece i Ppa, i Power Purchase Agreements a medio termine con controparti industriali. «Anche in questo caso i tempi sono fondamentali: finché un impianto non è autorizzato non ha nemmeno senso negoziare. Le aziende energivore chiedono certezze». L’altro fronte aperto riguarda la catena delle forniture. Con il primo bando FerX in chiave Net Zero Industry Act è stato introdotto un incentivo per chi utilizza componenti non cinesi, ma l’applicazione resta complessa. «Il problema è che quasi tutti i pannelli Tier 1 sono di produzione o proprietà cinese», commenta Donati, «Le banche difficilmente finanziano progetti che non usano moduli Tier 1. Per chi lavora in project finance, come noi, la misura oggi è difficilmente applicabile».
La vera novità arriva però dalle batterie. Terrawatt ha avviato il pre-sviluppo di un impianto Bess da 200 Mw vicino Roma, non ancora inella pipeline ufficiale. Il progetto di scala industriale una volta autorizzato sarà ceduto a operatori finanziariamente più strutturati. «C’è bisogno crescente di capacità di rete per gestire i flussi di energia, questo progetto nasce per rispondere a tale esigenza. Ci sono molti player istituzionali disposti ad investire per la realizzazione di questi importanti asset». (riproduzione riservata)