Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent accusa la Cina di voler colpire l’economia mondiale dopo che Pechino ha imposto forti restrizioni alle esportazioni di terre rare e minerali critici, mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento globali.
In un’intervista al Financial Times pubblicata martedì 14 ottobre, Bessent spiega che l’introduzione dei controlli da parte della Cina — tre settimane prima dell’incontro previsto tra il presidente americano Donald Trump e il cinese Xi Jinping in Corea del Sud — riflette le difficoltà della sua economia interna. «È il segnale di quanto la loro economia sia debole e di quanto vogliono trascinare tutti giù con sé», il commento di Bessent.
«Forse credono in una sorta di modello leninista d’impresa secondo cui danneggiare i propri clienti sia una buona idea, ma resta il fatto che sono il principale fornitore del mondo. Se vogliono rallentare l’economia globale, saranno loro a essere i più colpiti». Bessent prosegue poi: «Si trovano nel mezzo di una recessione — o meglio, di una depressione — e cercano di esportare la loro via d’uscita. Ma così facendo aggravano la loro posizione nel mondo».
Le parole del segretario al Tesoro arrivano pochi giorni dopo che Pechino ha annunciato restrizioni alle forniture di terre rare e minerali strategici, spingendo Trump a minacciare dazi aggiuntivi del 100% sulle importazioni cinesi a partire dal 1° novembre.
Secondo una fonte dell’FT, Washington avrebbe già preparato contromisure da attuare nel caso in cui non si raggiungesse un accordo, e la questione sarà prioritaria nell’incontro dei ministri del G7 a Washington questa settimana, in occasione delle riunioni dell’ FMI e della Banca Mondiale.
Gli Stati Uniti starebbero poi valutando di imporre un obbligo di licenza per qualsiasi azienda che esporti software verso la Cina, una misura che avrebbe un impatto potenzialmente enorme sulle industrie tecnologiche del Paese asiatico.
I funzionari americani si sono detti sorpresi per la mossa «sproporzionata» della Cina di limitare le esportazioni di minerali critici, soprattutto in vista del vertice in Corea del Sud previsto per fine ottobre nell’ambito dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec).
Fonti Usa dell’FT riferiscono che Li Chenggang — principale negoziatore commerciale cinese e braccio destro del vicepremier He Lifeng, controparte di Bessent — avrebbe già lanciato minacce a Washington in estate: «Ad agosto, Li Chenggang aveva anticipato molte delle mosse attuate la scorsa settimana. Era piuttosto aggressivo e ha detto chiaramente che gli Stati Uniti avrebbero affrontato “l’inferno” se le cose non fossero andate come voleva».
Lunedì mattina, Bessent ha dichiarato che è possibile che il presidente Xi non fosse a conoscenza dell’annuncio sulle terre rare. Lo stesso alto funzionario ha parlato di una «lotta interna» tra i ministeri di Pechino che starebbe influenzando i negoziati con Washington: «Riteniamo che ci sia un conflitto tra il ministero delle Finanze e quello del Commercio. Quest’ultimo — incluso Li — è molto più provocatorio».
«I falchi — ha aggiunto — sono il ministero del Commercio e quello della Sicurezza di Stato, e quest’ultimo sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nell’economia». Da parte sua, Pechino ha accusato Washington di aver provocato l’escalation, citando l’inserimento da parte del Dipartimento del Commercio statunitense di migliaia di filiali di società cinesi nella lista nera. (riproduzione riservata)