Trimestre migliore delle attese per Tenaris, resiliente in un contesto sfidante. Il produttore di tubi per l'esplorazione e la produzione di petrolio e gas della famiglia Rocca ha registrato nel terzo trimestre del 2025 ricavi pari a 2,98 miliardi di dollari (+2% anno su anno), oltre la stima del consenso a 2,85 miliardi, come l’ebitda adjusted a 719 milioni (+4%; 635 milioni il consenso) con un ebitda margin in miglioramento al 24,1% dal 23,7% del secondo trimestre di quest’anno (22,2% il consenso).
«Le vendite di prodotti tubolari e servizi hanno tenuto molto bene, con un livello di attività negli Stati Uniti e in Canada più stabile rispetto al mercato e i margini hanno tenuto bene, sebbene non riflettano ancora appieno l'impatto dei recenti aumenti tariffari», si legge nel comunicato della società.
Mentre l’ebitda a 753 milioni (602 milioni attesi), include 34 milioni del rimborso dei depositi antidumping versati negli Stati Uniti sulle importazioni di tubi Octg dall’Argentina, per le quali l’aliquota è stata rivista al ribasso. La società ha chiuso il periodo con un utile netto in leggero calo a 453 milioni, 0,43 dollari per azione, contro i 459 milioni, 0,40 dollari per azione, dello stesso periodo dell'anno precedente (-16% sui tre mesi precedenti), ma sopra i 417 milioni previsti dal consenso.
Quanto alla cassa netta è stata pari a 3,48 miliardi dopo capex per 185 milioni e un aumento del capitale circolante netto di 312 milioni legato all’incremento dei crediti commerciali. Tenaris ha anche approvato il pagamento di un dividendo intermedio di 0,29 dollari per azione, +7% rispetto ai 0,27 dollari dello scorso anno, per pari circa 300 milioni di dollari, con pagamento il 26 novembre. Punta, quindi, a un dividendo complessivo di 0,88 dollari per azione con un rendimento del 4,7% (era atteso a 0,8 dollari per azione).
Per il quarto trimestre il gruppo ha previsto che le vendite rimarranno vicine al livello del terzo trimestre, ma ha avvertito che «i costi e margini saranno influenzati dal pieno impatto dell'aumento dei costi tariffari». A luglio, con la pubblicazione dei conti semestrali, aveva anticipato per la seconda metà dell'anno «un moderato calo delle vendite rispetto al primo semestre con margini influenzati dal recente aumento dei costi tariffari».
Inoltre ha rilevato che, sebbene negli ultimi mesi si sia registrata una certa riduzione delle trivellazioni petrolifere negli Stati Uniti, in Canada e in Arabia Saudita, l'attività di trivellazione complessiva rimane resiliente perché gli operatori si concentrano sulle prospettive a lungo termine e sulla riduzione dei costi operativi. Negli Stati Uniti, a seguito dell'aumento dei dazi sulle importazioni di prodotti siderurgici dal 25% al 50% a giugno, le importazioni di tubi Octg «stanno diminuendo rispetto ai livelli elevati della prima metà dell'anno, ma le scorte rimangono elevate e i prezzi degli Octg non riflettono ancora l'aumento dei costi delle tariffe».
«Tenaris ha riportato un ebitda del 19/13% superiore alle nostre attese e a quelle del consenso. Il fatturato è stato del 5% superiore alle attese, grazie a volumi superiori alle attese, mentre i prezzi medi di vendita sono stati in linea», ha commentato Equita.
Quanto all’outlook, Tenaris aveva indicato che l’aumento dei dazi dal 25% al 50%, annunciato il 4 giugno, avrebbe generato un impatto complessivo sul conto economico di -140 milioni di dollari nel quarto trimestre per il maggior costo delle importazioni di barre d’acciaio. «Stimiamo che l’impatto incrementale rispetto al terzo sia intorno a -40/-50 milioni. Di conseguenza, ci aspettiamo che l’ebitda del quarto trimestre si collochi tra 660-670 milioni, rispetto alla stima del consenso a 649 milioni», ha calcolato Equita che sul titolo Tenaris (+4,85% a 17,30 euro in borsa il 30 ottobre in chiusura) mantiene un rating buy e un target price a 18,6 euro, lo stesso giudizio di Banca Akros (prezzo obiettivo a 19 euro).
«I risultati della società sono stati buoni e decisamente migliori delle attese con un utile netto del 7% superiore alla nostra stima», ha osservato Banca Akros, ricordando che il management della società, dopo la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, aveva detto che le vendite del terzo trimestre sarebbero state in calo high single digit rispetto al secondo trimestre e che i margini erano anch’essi attesi in diminuzione rispetto al secondo (23,7%), nel range tra il 20% e il 25%. Ma così non è stato.
Anche Jefferies ha confermato il consiglio d’acquisto (target price a 21 euro), dopo aver apprezzato i margini e l’utile netto trimestrali oltre le stime, mentre il dividendo intermedio di 0,29 dollari per azione, anche se in aumento del +7% anno su anno, è leggermente inferiore alla sua stima di 0,30 dollari per azione.
AlphaValue, pur ribadendo buy con un target price a 21,2 euro, elogiando i margini elevati e la forte generazione di cassa del gruppo, anche in un contesto sfidante a livello di prezzi del petrolio, avverte che «il quarto trimestre è previsto leggermente più debole dal punto di vista dei margini. Pur non impedendo all’azienda di rispettare le stime di mercato e le nostre, il titolo potrebbe mostrare una reazione scarsa, nonostante la valutazione ragionevole. In sintesi, è consigliata pazienza». (riproduzione riservata)