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David Zaslav presidente Wbd
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Tempesta a Hollywood: Netflix e Paramount si contendono Warner Bros Discovery. Chi la spunterà?

di Ester Corvi
12 dicembre 2025, 20:30 Ultimo aggiornamento: 02 gennaio 2026, 21:47

Una sfida che scuote Wall Street ed è destinata a produrre grandi cambiamenti nell’industria audiovisiva. I due contendenti hanno piani ben diversi  

Quando i giochi sembravano chiusi, è arrivato il colpo di scena. Paramount Skydance ha lanciato l’8 dicembre un’opa per rilevare il gruppo Warner Bros Discovery (Wbd) al prezzo di 30 dollari per azione, contro i 27,75 dollari (in azioni e cash) dell’offerta presentata pochi giorni prima da Netflix.

David Ellison, figlio del fondatore di Oracle, Larry, ha messo sul piatto circa 18 miliardi di dollari cash in più (per un totale di 108 miliardi considerando anche i debiti) rispetto alla proposta del leader dello streaming. Oltre che per il prezzo, le due offerte differiscono nella sostanza: Netflix intende acquisire solo le attività di streaming e gli studios di Wbd, mentre Paramount punta all’intera azienda. Il punto critico riguarda la valutazione del business della tv lineare. Ma c’è di più: Ellison sostiene che l’offerta in contanti, finanziata dalla sua famiglia, da RedBird Capital e da altre istituzioni (Bank of America, Citi e Apollo), per l’intera Warner, proprietaria di reti come Cnn, Tbs e Hgtv, oltre che del servizio di streaming Hbo Max, sia migliore per gli azionisti e abbia maggiori probabilità di superare l’esame normativo.

Paramount ha dalla sua parte anche i fondi sovrani di Arabia Saudita, Abu Dhabi e Qatar, nonché di Affinity Partners, la società di private equity di Jared Kushner, genero del presidente Trump, la cui amministrazione si era già espressa in maniera molto critica contro il deal di Netflix. Il gruppo co-fondato da Reed Hasting prevede che l’accordo si possa concludere entro 12-18 mesi se dovesse superare lo scoglio dell’antitrust, mentre Ellison afferma di poter chiudere l’intesa in un anno.

Gli interessi in gioco

In una partita in cui si intrecciano interessi economici e politici, oltre alle preoccupazioni dell’industria di Hollywood, un primo responso (a torto o a ragione) è arrivato da Wall Street, con Netflix, che in un mese ha ceduto il 16,6%, scendendo sotto i 100 dollari, pur mantenendo una performance ancora positiva da inizio anno (+5,5%). Paramount ha perso in un mese tanto quanto Netflix, mentre Wbd è l’unica a festeggiare con un rialzo nello stesso periodo del 28%. Il gruppo guidato da David Zaslav a ottobre, poco prima che cominciassero a circolare le voci su una sua cessione, valeva 12,5 dollari, mentre adesso viaggia intorno ai 24,5 dollari (per una capitalizzazione totale di 73 miliardi di dollari, contro i 430 miliardi di Netflix e i 15,5 miliardi di Paramount) sollevando domande sulla tempistica dell’operazione.

In una fase di consolidamento nel settore, questa battaglia è un chiaro segnale verso lo spostamento a piattaforme più grandi, dotate di economie scala, proprietà intellettuale (Ip) e potere di monetizzazione per dominare a livello internazionale, mentre diventa sempre più agguerrita la competizione dei social media, come Instagram, YouTube e TikTok, per conquistare il tempo di visione del pubblico.

Le alternative

Cosa ci si può aspettare adesso? Quale altra mossa è in cantiere? Laurent Yoon, analista di Bernstein, fa notare che «sebbene Netflix abbia la potenza di fuoco per continuare, questo non significa che dovrebbe farlo. E Paramount dovrebbe porsi la stessa domanda, sebbene la sua necessità di questo accordo sia chiaramente più urgente. Anche se Paramount finisse per pagare un prezzo esagerato, l’effetto negativo della perdita potrebbe essere peggiore».

Lo specialista di Bernstein, mette poi in guardia sul fatto che, sebbene i fondamentali di Netflix siano molto solidi, il titolo resterà sotto pressione, non solo in base all'andamento della gara e al processo di approvazione in caso di vittoria finale, ma anche per l'eccessivo coinvolgimento del mercato nella vicenda. A questo punto, per il colosso di Los Gatos è fondamentale ottimizzare la crescita dell’engagement, in modo che possa superare quella degli abbonati, visti i buoni risultati del quarto trimestre. Se non riuscirà invece a mantenerli, i dubbi sul modello Netflix a lungo termine diventeranno più forti, con o senza Warner Bros. Sul titolo mantiene invece il rating overweight l'analista di Morgan Stanley, Benjamin Swinburne, con un obiettivo di prezzo di 150 dollari, perché a suo parere l'accordo offre un «rapporto rischio/rendimento interessante». La combinazione di Netflix e Hbo Max, in base alle stime di Omdia, equivarrebbe a 350-400 milioni di abbonati a livello globale, rendendola di gran lunga la piattaforma numero uno.

Gli obiettivi

L'acquisizione di Warner Bros. permetterebbe a Netflix di aggiungere franchises globali come Harry Potter, DC, Game of Thrones, Friends al suo vasto catalogo di contenuti, ma per Paramount l’operazione è ancora più essenziale. «Possedere tutto (reti, studios, streaming) offre a Paramount la possibilità di ricostruire rapidamente la propria scala o di fondersi più avanti con un’altra società in modo più attraente» dice Maria Rua Aguete, head media & entertainment di Omdia.

In sintesi, se Netflix dovesse vincere, ci muoveremo verso piattaforme globali meno numerose, più grandi e con un portafoglio Ip (Intellectual property) enorme. Al contrario, se dovesse prevalere l’offerta di Paramount, probabilmente assisteremo a un'ulteriore ristrutturazione del gruppo guidato da Ellison per raggiungere le economie di scala, ma con una presenza più concentrata negli Stati Uniti. Per adesso la partita resta aperta e il mercato è ansioso di conoscere la prossima mossa. (riproduzione riservata)



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