«Meta ha progettato un prodotto pericoloso per i giovani utenti, sapeva che era pericoloso e ha mentito ai bambini, alle famiglie e alla comunità sulla sua pericolosità». Con queste parole il procuratore generale della California Rob Bonta ha riassunto la tesi dell’accusa nel maxi processo contro Meta che prende avvio il 18 agosto 2026 con le arringhe iniziali.
Il colosso di Mark Zuckerberg è dunque accusato di aver progettato Facebook e Instagram in modo da favorire comportamenti di dipendenza tra bambini e adolescenti, minimizzando al contempo i rischi dei social network per la salute dei giovani. In caso di sconfitta, la società potrebbe pagare risarcimenti che, secondo quanto riportato da alcune testate statunitensi, potrebbero arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari. Nel giorno dell’apertura del processo il titolo di Meta cede quasi il 4% a Wall Street dopo un paio d’ore di scambi.
A guidare l’azione contro Meta sono i procuratori generali di California, Colorado, New Jersey e Kentucky. Ma la coalizione dell’accusa, ampia e bipartisan, include ben 29 Stati americani. La causa, depositata originariamente nel 2023, nasce da un’indagine avviata dopo le rivelazioni dell’ex dipendente e whistleblower Frances Haugen che nel 2021 aveva denunciato davanti al Congresso statunitense come Meta fosse consapevole dei potenziali effetti negativi dei propri prodotti sui giovani. La società respinge le accuse e sostiene, al contrario, di aver investito ingenti risorse nella protezione degli adolescenti.
La controversia non riguarda soltanto gli effetti sulla salute mentale, ma si estende alla raccolta e all’utilizzo dei dati personali dei minori. Secondo l’accusa, Meta violerebbe le norme federali sulla privacy.
La posta in gioco è molto alta. Meta ha infatti stimato che le sanzioni potrebbero arrivare fino a 1.400 miliardi, una cifra vicina all’attuale capitalizzazione della società sul mercato e ritenuta sproporzionata dal gruppo. Tuttavia, Bonta ha dichiarato alla Cnn che i procuratori generali non hanno ancora quantificato i danni e che questa è solo una ricostruzione diffusa da Meta.
Al di là dell’impatto economico, il processo potrebbe avere conseguenze sul funzionamento di Facebook e Instagram. Gli Stati chiedono infatti al giudice di imporre a Meta numerose modifiche, tra cui restrizioni legate all’età e interventi sullo scorrimento infinito dei contenuti.
Il processo californiano prende avvio in una fase di generale opposizione ai meccanismi più controversi dei social network. A marzo 2026 una giuria californiana ha ritenuto la stessa Meta, insieme a YouTube (di proprietà di Google), responsabile dei danni psicologici accusati da una ragazza che usava in modo compulsivo i social. Altri procedimenti simili, incentrati sugli effetti nocivi delle piattaforme, sono in corso in diversi Paesi a carico di TikTok. (riproduzione riservata)