skin track
Market News Leggi dopo

Tassi: Bce e Fed sono andate in direzione opposta

25 settembre 2023, 09:30 Ultimo aggiornamento: 09:32

Le due maggiori banche centrali del mondo sono andate in direzione opposta sui tassi. La Bce ha alzato ancora i tassi di 25 punti base indicando che il picco potrebbe essere stato raggiunto (dovish hike). La Fed si è invece fermata segnalando che potrebbe varare un’altra stretta quest’anno (hawkish pause). La spiegazione di questa differenza è in gran parte nelle parole di Jerome Powell: «Considerando i progressi compiuti, possiamo procedere con cautela mentre valutiamo i dati in arrivo e l’evoluzione delle prospettive e dei rischi».

 


La Fed ha così riconosciuto che dopo la stretta molto forte dell’ultimo anno e mezzo le condizioni finanziarie diventeranno più stringenti per il solo effetto ritardato degli aumenti già varati. La banca centrale Usa ha preso atto che la politica monetaria ha due limiti. Innanzitutto, non arriva subito all’economia: serve tempo perché i rialzi dei tassi raggiungano il credito e poi l’economia. In secondo luogo, è uno strumento impreciso: impossibile definire in anticipo l’impatto esatto. Perciò il 20 settembre la Fed per la seconda volta (era successo anche a giugno) ha deciso di prendere tempo, in modo da contenere il più possibile l’effetto sull’economia, anche alla luce del mandato duale (che guarda cioè ai prezzi ma anche all’occupazione). Nello stesso tempo la banca centrale ha fatto capire che i tassi saranno su livelli alti per un periodo più lungo. Così, nonostante la pausa, i mercati hanno reagito come dopo una stretta monetaria: la reazione delle borse è stata negativa, i rendimenti dei titoli sono saliti, il dollaro si è rafforzato. Ma la via della Fed è più prudente per l’economia, che pure negli Usa è più solida rispetto all’Eurozona. La crescita prevista negli Stati Uniti per il 2024 è stata appena alzata (da 1,1 a 1,5%), l’esatto opposto di quanto fatto dagli economisti di Francoforte per l’area euro (da 1,5 a 1%).

 

La Bce ha invece scelto di mettersi al sicuro sull’inflazione con un altro aumento dei tassi, senza aspettare di conoscere l’impatto della stretta più forte della storia dell’euro. Sul punto il consiglio direttivo del 14 settembre si è diviso: alcuni membri avrebbero preferito una maggiore cautela. Ma i falchi guardano soprattutto ai rischi sui prezzi, legati peraltro in Europa all’energia (una differenza significativa rispetto agli Usa). Nello stesso tempo la Bce ha precisato che con i tassi all’attuale livello (quelli sui depositi delle banche sono al 4%) dovrebbe essere raggiunto l’obiettivo di inflazione nel medio termine. In altri termini, se lo scenario macro rimane quello atteso, non serviranno nuovi aumenti dei tassi. Perciò i mercati hanno reagito il 14 settembre come se non ci fosse stato alcun rialzo: le borse sono salite, i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi e l’euro si è indebolito. Ma rispetto alla Fed la mossa della Bce è più pericolosa per l’economia, che ha già mostrato rilevanti segni di fragilità. L’effetto sul pil europeo potrà essere ancora più rilevante, soprattutto se il credito si bloccherà a causa di una trasmissione della politica monetaria più forte di quanto ipotizzato finora da Francoforte. Alcuni economisti (come quelli di Citi e Berenberg) hanno già previsto che la banca centrale dovrà tagliare di nuovo le stime sul pil a dicembre.

 

La Bce rischia così il boomerang. Se il mercato sarà più pessimista sulla crescita, allora Francoforte faticherà a convincere gli operatori che i tassi non saranno tagliati per un periodo «sufficientemente lungo». La prospettiva high for longer annunciata dalla Fed è apparsa credibile ai mercati, mentre quella della Bce è stata messa in discussione. Il pericolo per l’Eurozona è anche quello di ulteriori messaggi hawkish. Subito dopo l’ultimo consiglio direttivo alcuni banchieri centrali europei hanno invitato a non sottovalutare l’ipotesi di nuovi rialzi. In seguito anche il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato che «è troppo presto» per dire che i tassi non saranno alzati ulteriormente. Inoltre il governatore tedesco ha evidenziato che il radicamento dell’inflazione va evitato «a tutti i costi», cioè anche se dovesse danneggiare l’economia.



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)