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Tagli dei tassi? Fed e Bce su due strade diverse. Perché Donald Trump sarà la principale sfida di Powell
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Tagli dei tassi? Fed e Bce su due strade diverse. Perché Donald Trump sarà la principale sfida di Powell

28 gennaio 2025, 11:31 Ultimo aggiornamento: 15:45

Mentre Francoforte si prepara a un altro taglio del costo del denaro, la banca centrale Usa potrebbe prendersi una pausa mercoledì 29 gennaio per valutare anche gli effetti delle nuove politiche su dazi e immigrazione

È iniziata la prima riunione di politica monetaria dalla Federal Reserve sotto la presidenza di Donald Trump e i dubbi all’orizzonte non sono pochi. Guardando all’andamento dell’economia americana fin qui, la banca centrale Usa si ritrova a dover riallineare le proprie politiche gestendo un’inflazione che non ha ancora raggiunto il target del 2% (al 2,9% a dicembre) e un mercato del lavoro più solido del previsto: nel mese di dicembre l’economia statunitense ha evidenziato infatti un incremento di 256 mila nuovi posti di lavoro non agricoli, contro attese molto più basse di circa 160 mila unità.

A scompigliare le carte in tavola è adesso anche l’arrivo di Trump alla Casa Bianca e delle sue politiche fiscale e in materia di immigrazione. «Senza nuovi punti o previsioni macroeconomiche degli ultimi giorni da esaminare», spiega a MF - Milano Finanza Annalisa Piazza, fixed income portfolio manager e investment officer di Mfs Investment Management, «l’attenzione principale si concentrerà sulla conferenza stampa del 29 gennaio del presidente Jerome Powell».

La Fed pronta a uno stop and go

Dopo l’ultima riunione di dicembre, per gli analisti è ormai certo che mercoledì 29 gennaio il Federal Open Market Committee (Fomc) opterà per una pausa nel percorso di tagli ai Fed Funds intrapreso a settembre (attualmente al 4,25% e il 4,5%). Il mercato sta scontando invece circa il 25% di possibilità di un taglio ai tassi a marzo e probabilmente poi uno tra giugno e luglio. Il percorso di ribasso al costo del denaro potrebbe secondo gli esperti anche fermarsi a due tagli nel corso di tutto il 2025. 

Il mercato è anche interessato a conoscere i piani della Fed per porre fine al quantitative tightening. La Fed ritiene che le riserve bancarie rimarranno ampie e che non vi sia il rischio di ripetere gli errori di calcolo del precedente ciclo di inasprimento della politica monetaria. Ma con il vincolo del tetto del debito che si ripercuote sul conto generale del Tesoro e sul meccanismo di reverse repo, i segnali che la Fed intende monitorare potrebbero diventare piuttosto confusi. Il mercato vorrebbe vedere una rapida conclusione del Quantitative Tightening per ridurre le possibilità che la Fed commetta errori.

Powell e la sfida di Trump

«Le prospettive per i mercati europeo e statunitense sono ormai ampiamente divergenti sia sul fronte della crescita che dell’inflazione», spiega ancora Piazza. «Mentre la Banca Centrale Europea dovrà concentrarsi su taglio, seppur graduale, dei tassi di interesse per stimolare la crescita al momento compromessa, il problema per la Banca centrale Usa resta l’inflazione e l’impatto che potrebbero avere le politiche di Trump». 

Sui reali effetti che deriveranno dalle mosse del tycoon però c’è ancora poca certezza. In effetti, la politica tariffaria nella prima settimana è stata meno invasiva del previsto, anche se l’ampiezza e la portata delle azioni future rimangono molto incerte. La scadenza indicata dal presidente per la definizione delle politiche sui dazi è fissata al 1° aprile, «quindi per capire se e quale impatto ci sarà sull’inflazione dalle politiche commerciali bisognerà aspettare la seconda parte dell’anno. In ogni caso credo che per vedere un effetto duraturo dovrà imporre una politica davvero espansiva e non so se sarà questo il caso», puntualizza Piazza.

Ma i dazi non sono l’unico tassello da tenere d’occhio. L’esperta di Mfs fa notare, infatti, che «le prime mosse di Trump in materia di immigrazione e rimpatrio sono state molto più incisive e d’impatto di quelle sui dazi». Un’evidenza indiretta che suggerisce già chiaramente che il tasso di partecipazione alla forza lavoro potrebbe essere influenzato negativamente quasi immediatamente, con potenziali conseguenze per i tassi di inflazione dei salari e dei consumi. In assenza però di dati ufficiali che provino questi effetti, Powell probabilmente resterà cauto e discreto durante la conferenza stampa di mercoledì sera. Una riunione e una strategia che bisognerà vedere come collimerà con le idee di Trump, il quale non ha mai nascosto le sue volontà in merito alla politica monetaria che la Fed dovrebbe attuare d’ora in poi con tagli dei tassi rapidi. (riproduzione riservata) 



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