Il risiko bancario italiano è stato sinora un clamoroso susseguirsi di scalate, arrocchi e rilanci. Solo pochi istituti hanno scelto di restare in disparte e di muoversi con discrezione. Uno di questi è il Crédit Agricole.
Eppure negli ultimi anni la banque verte ha assunto un ruolo sempre più strategico sullo scacchiere nazionale ed è diventata la variabile chiave per il futuro di Banco Bpm. Lo stesso ceo di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, ha suggerito una possibile evoluzione di questo rapporto. Intervistato da Class Cnbc, il banchiere ha affermato: «Potrebbe esserci una fusione tra due banche italiane: Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. Quindi un’operazione italiana, anche se oggi ogni valutazione è ancora prematura».
Del resto, le voci su una possibile mossa a sorpresa di Crédit Agricole in Piazza Meda erano già circolate subito dopo il ritiro dell’ops di Unicredit. Ma chi si aspetta un blitz ostile da Parigi potrebbe restare deluso. La storia insegna che l’istituto oggi guidato da Oliver Gavalda preferisce agire con mosse graduali, relazioni di lungo periodo e alleanze industriali ben calibrate. La discesa a sud delle Alpi risale all’autunno del 1989, quando il gruppo francese intervenne in un passaggio cruciale della finanza italiana: l’operazione che consentì a Giovanni Bazoli di rompere l’assedio di Mediobanca al Nuovo Banco Ambrosiano.
Qualche anno dopo fu ancora l'Agricole a fare da scudo di fronte a un nuovo assalto di Enrico Cuccia, cioè l'opa selettiva della Comit nel corso della quale i francesi offrirono una preziosa sponda a Bazoli. Ancora oggi molti ex dirigenti di Intesa ricordano bene la special relationship con l'Agricole, arrivata a piena maturazione al termine degli anni Novanta quando proprio un francese, Christian Merle, divenne co-amministratore delegato insieme a Lino Benassi e la simbiosi tra le due banche sembrava destinata a farsi sempre più stretta. Forse troppo stretta, se è vero che nella fusione con il Sanpaolo molti lessero un tentativo di arginare le ambizioni dei francesi.
Se l’alleanza con Intesa si dissolse, fu proprio quel passaggio a consentire ad Agricole di consolidare una presenza diretta in Italia. Nel 2007 arrivò l’acquisto di Cariparma e Friuladria, ancora oggi cuore operativo del gruppo nel Paese. La crescita successiva è avvenuta attraverso operazioni di sistema, come il salvataggio delle tre casse di Cesena, Rimini e San Miniato, mentre la sola mossa ostile è stata l'opa lanciata su Creval nel 2021. Oggi Crédit Agricole Italia conta 65,8 miliardi di impieghi, 77,7 miliardi di raccolta diretta e una rete distribuita su gran parte del territorio nazionale ma con un focus particolare sulla Lombardia, regione che potrebbe essere chiave per la prossima partita.
Il legame con Piazza Meda si è concretizzato nella primavera 2022, quando l’Agricole è entrata a sorpresa nel capitale di Banco Bpm con una quota del 9,18%, poi progressivamente salita fino all’attuale 19,8%.
L’alleanza industriale si è sviluppata in vari fronti: dal credito al consumo – attraverso Agos Ducato – alle polizze danni, con accordi di distribuzione dedicati. Ma l’aspetto finanziario è stato altrettanto rilevante. In tre anni, l’investimento nell’istituto lombardo ha fruttato alla banca francese dividendi per quasi 400 milioni di euro, mentre la crescita in borsa del pacchetto Bpm ha portato il rendimento complessivo (total return) al 116%.
Non sorprende quindi che l’ops a sconto lanciata da Unicredit sul Banco sia stata accolta con preoccupazione a Parigi. La risposta è stata un ulteriore rafforzamento nel capitale: l’istituto guidato in Italia da Hugues Brasseur e assistito sul fronte finanziario da Jp Morgan ha chiesto e ottenuto dalla Bce l’autorizzazione a superare il 10%, pur ribadendo di non voler lanciare un’opa. Nelle sue comunicazioni ufficiali Agricole insiste infatti nel definire la partecipazione in Bpm un investimento strategico e di lungo termine, non finalizzato al controllo. Ma le parole di Castagna a Class Cnbc lasciano spazio a interpretazioni differenti, tanto più che già nel 2021 i due gruppi avevano valutato un’integrazione.
Allora si era ipotizzata una fusione delle attività italiane di Agricole e di Banco Bpm, con la nascita di una nuova entità controllata da Piazza Meda e quotata in Borsa. Ma il progetto si arenò, complice la seconda ondata di Covid e le complesse difficoltà sorte nella definizione della nuova governance.
Oggi però nella city milanese si specula che l'ipotesi potrebbe tornare d'attualità. Da un lato, sperimentato concretamente il rischio di una scalata, il vertice del Banco sa di non potersi permettere una strategia stand alone e ha tutta la convenienza a scegliere il futuro sposo. Dall'altro lato l'Agricole potrebbe avere tutta la convenienza a stringere la presa su Piazza Meda.
Non solo perché così potrebbe sfruttare una delle più efficaci reti bancari del paese ma anche perché, a cascata, potrebbe mettere le mani su un antico oggetto di desiderio, Anima. L’asset manager milanese, finito sotto il controllo di Banco Bpm dopo l’opa della scorsa primavera, dispone di masse gestite che farebbero comodo ad Amundi – la controllata di Agricole nel risparmio gestito – soprattutto alla luce dell’imminente divorzio da Unicredit.
Resta l’incognita politica. Il governo Meloni ha dato prova di interventismo nella vicenda Unicredit-Bpm dove la difesa del risparmio è stata usata come clava per fermare la scalata di Andrea Orcel. Ma la percezione nei confronti di Crédit Agricole potrebbe essere diversa. Il gruppo francese, guidato in Italia dal presidente Giampiero Maioli, vanta relazioni consolidate con le istituzioni italiane e un track record di operazioni in linea con gli interessi del sistema. Questo non significa via libera, ma di certo aumenta le probabilità di una valutazione più favorevole da parte di Palazzo Chigi.
L'idea insomma potrebbe essere approfondita ma si sa che nelle partite di m&a il diavolo è nei dettagli. La maggiore incognita è se i francesi saranno davvero disposti a garantire quell’equilibrio auspicato da Castagna; una cosa però è chiara: archiviato il rischio Unicredit, il Banco prenderà in considerazione solo operazioni tra pari. (riproduzione riservata)