I dubbi sulla solidità del rally dell’intelligenza artificiale, espressi da Morgan Stanley e Goldman Sachs, hanno messo sotto scacco i mercati. L’accordo da 38 miliardi di dollari in sette anni tra la divisione cloud di Amazon e OpenAI, il produttore di ChatGpt, aveva spinto gli indici a Wall Street lunedì, ma i conti record messi a segno da Palantir non sono bastati ad allungare il rally.
Nonostante la società di software abbia superato le stime per il terzo trimestre e abbia fornito una guidance solida, alimentata proprio dalla crescita del suo business nell’intelligenza artificiale, il titolo ha avuto una seduta di forti ribassi. Secondo David Pascucci, market analyst di Xtb, il problema di Palantir è lo stesso di molti titoli ad altissima capitalizzazione, ossia il rapporto tra fondamentali e prezzi.
«La capitalizzazione, inoltre, inizia a diventare importante in termini di entità. Il titolo non presenta criticità a livello tecnico, se non per il suo rendimento a dir poco sbalorditivo su base annuale, oltre il 170% da inizio anno. Ma in generale con multipli alti, rendimenti molto alti da inizio anno, Palantir presenta una situazione tecnica che fa paura anche a chi detiene il titolo da molto tempo». L’euforia dell’intelligenza artificiale si è quindi trasformata in inquietudine e ha trascinato giù il Nasdaq che martedì 4 novembre, a due ore dalla chiusura, segnava un ribasso dell’1,3%.
Ma i timori sulla bolla tecnologica si sono allargati anche oltreoceano con le borse europee che hanno archiviato una seduta sotto tono (-0,97% lo Stoxx di settore). Francoforte è stata la peggiore con il Dax, che ha la maggior esposizione ai titoli tech, che ha terminato la giornata in calo dello 0,6%,seguito da Parigi (-0,5%) e Madrid (-0,06%).
In controtendenza Zurigo che ha guadagnato lo 0,5% sostenuta da immobiliare e settore sanitario, con Novartis (+1,8%) e Roche (+1,77%). Piazza Affari ha terminato la seduta piatta (+0,09%) dopo una giornata contrastata. Lo sprint improvviso di Lottomatica (+3,2%) e l’accelerazione di Ferrari (+3,34%) legate ai conti trimestrali hanno compensato il calo di Stellantis (-2,5%), St (-2,5%) e Prysmian (-2,27%).
Ha mostrato un recupero anche Campari (+1,19%) dopo le rassicurazioni di Lagfin: la holding del gruppo ha fatto sapere che il sequestro preventivo delle azioni disposto dalla procura di Monza, connesso a un contenzioso fiscale, «non ha mai riguardato il gruppo Campari» e che «la misura non incide sulla partecipazione di controllo detenuta in Campari». I bancari hanno invece terminato la seduta di ieri misti, con Mps in rialzo dello 0,2% e Banco Bpm in calo dello 0,2%, dopo che la Banca Centrale Europea lunedì 2 novembre ha autorizzato l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone a salire fino al 20% nella banca senese.
Sul fronte obbligazionario lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi ha chiuso stabile a 74,458 punti base, segno di una percezione del rischio sovrano in Italia che resta contenuta. Dopo la recente promozione di Dbrs e il giudizio di Scope Rating, avvenuto il 31 ottobre, in cui ha migliorato a «positivo» l’outlook sull’Italia, gli investitori guardano già al prossimo appuntamento con le agenzie di rating: il 21 novembre con Moody’s.
Sul mercato valutario, l’euro è scivolato ai minimi da tre mesi contro il dollaro archiviando la quinta seduta consecutiva di ribassi (ieri -0,3%). Sul sentiment pesa l’incertezza per le prossime mosse della Fed, dopo che il presidente Jerome Powell ha dichiarato che un taglio dei tassi di interesse alla prossima riunione di dicembre «non è affatto scontato». (riproduzione riservata)