Rete idrica obsoleta, consumi elevati: secondo l’Istat, il prelievo giornaliero pro-capite è di 424 litri, uno dei più alti d’Europa. Non c’è da stupirsi, perciò, che un colosso da 10 miliardi di fatturato come il gruppo francese Suez guardi all’Italia come a un mercato con grandi opportunità nel settore idrico. E infatti Suez Italy, affidata da settembre 2022 alla guida di Massimiliano Bianco (già ceo Iren), aspira a mettere in campo investimenti per almeno 500 milioni di euro, e ha già un ricco portafoglio di progetti avanzati, tra i quali spicca quello per il dissalatore del Tara, commissionato da Acquedotto Pugliese.
La strategia water & waste (acqua e rifiuti) non è cambiata dopo il recente passaggio di mano nell’azionariato, che ha visto BlackRock acquisire Gip (Global infrastructure partners), con tutto il suo pacchetto di partecipate, compresa appunto Suez. «Il 2024 sarà il primo anno sotto il segno di nuovo azionista, il più grande asset manager al mondo. Il fatto che Blackrock abbia investito l’equivalente di 11,5 miliardi di euro per assicurarsi Gip, protagonista insieme a Meridiam nella nascita della nuova Suez, non può che renderci orgogliosi e darci semmai una spinta in più verso l’efficienza e la sostenibilità», premette Bianco con MF-Milano Finanza.
Al momento, il progetto più importante nel palmares di Suez Italy è il dissalatore a osmosi inversa di Taranto, che dal 2026 soddisferà quasi il 10% dell'approvvigionamento idrico pugliese. «Il nostro è un progetto che prevede anche di ridurre i consumi di energia necessari a far funzionare l’impianto stesso», sottolinea Bianco. «Significa che non solo sarà restituita acqua potabile a 400mila persone trattando quella del fiume Tara, in una regione che è quasi del tutto priva di risorse idriche, ma che lo si farà anche nel modo più sostenibile per l’ambiente. Rappresenterà una pietra miliare nel settore della dissalazione».
Per dare un’idea dell’impatto di opere come questa, va ricordato che, secondo i dati Istat, oggi in Italia le acque marine o salmastre prelevate a scopo idropotabile ammontano ad appena 11,1 milioni di metri cubi, lo 0,1% del totale prelevato. «Gli investimenti tecnici per il dissalatore del Tara sono previsti in circa 30 milioni di euro», aggiunge Bianco. «Quelli complessivi raggiungono gli 80 milioni, coperti anche con fondi del Pnrr (per circa 27,5 milioni, ndr)». Nel frattempo procedono i lavori all’Elba, dove Suez Italy ha in costruzione un impianto di dissalazione in grado di trattare 80 litri al secondo per rendere l’isola più indipendente dalle forniture di acqua dalla terraferma.
Ma la spinta tecnologica si vede anche nei servizi offerti alle utility. Suez Italy ha appena vinto la gara per il primo progetto in Italia di Smart asset management delle infrastrutture idriche, che integra intelligenza artificiale e verifica fisica delle reti. Lo realizzerà per Etra, la multiutility pubblica che gestisce il servizio idrico integrato nel bacino del Brenta. L’affidamento, della durata di cinque anni, interessa un territorio con oltre 500 mila abitanti e 70 comuni nelle province di Vicenza, Padova e Treviso, e ha un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. «Etra sarà in grado di intervenire dove c’è effettivamente usura e rischio maggiore di perdite di acqua, grazie al connubio tra AI e ingegneria tradizionale», spiega Bianco, «Si utilizza uno strumento digitale, che dopo la mappatura delle infrastrutture, individua le criticità e concentra gli interventi dove servono. Per Etra, che gestisce oltre 5.400 km di rete, sarà un bel risparmio di costi e un grande guadagno di efficienza. Siamo certi che il nostro software AssetAdvancedTm verrà richiesto anche da altre utility». Suez lo ha fornito a Bristol Water (Uk) che ha ottenuto una riduzione delle perdite del 6,4%. (riproduzione riservata)