Per conquistare Warner Bros Discovery (Wbd) è battaglia aperta. Chi la spunterà? All’inizio di dicembre Netflix aveva dichiarato di aver raggiunto un accordo per l'acquisto delle attività di streaming e degli studios di Warner Bros. Discovery per 27,75 dollari ad azione, ma pochi giorni dopo, la rivale Paramount Skydance si è rivolta direttamente agli investitori con un'offerta ostile per l'intera Wbd, a 30 dollari per azione.
I colpi di scena non sono mancati, con Paramount che ha modificato l'offerta pubblica di acquisto il 21 dicembre, includendo garanzie personali per 40,4 miliardi di dollari del cofondatore di Oracle, Larry Ellison (e padre del ceo di Paramount David Ellison). Ma a questa mossa, Harris Associates, tra i principali soci di Wbd con una quota del 3,9% (alle spalle di Vanguard, State Street, BlackRock e Newhouse Broadcasting) ha dichiarato il 23 dicembre che gli aggiustamenti proposti da Paramount non sono sufficienti per giustificare un cambio di rotta rispetto all’offerta di Netflix. La scadenza dell'offerta è stata quindi prorogata al 21 gennaio 2026. Da qui a quella data potrebbero esserci altre contromosse, mentre nel frattempo a Wall Street i titoli Netflix e Paramount hanno perso circa il 15% in un mese, mentre Warner è salita quasi del 19%.
In attesa di futuri sviluppi, è evidente che l’attività di m&a nel settore entertainment si prospetta molto vivace anche quest’anno. Se nel 2025 è stata guidata principalmente da tassi di interesse più bassi, dal continuo allentamento delle normative e dall'intensa pressione a investire in tecnologia, quali forze la traineranno nel 2026? «Gli acquirenti daranno priorità alle operazioni in grado di arricchire e rafforzare la capacità di intelligenza artificiale in materia di targeting pubblicitario, automazione dei contenuti ed efficienza del workflow», spiega Edoardo Persenda, senior vice president di AlixPartners. A suo parere ci si può aspettare un volume maggiore di operazioni di dimensioni più ridotte, con l’obiettivo di acquisire risorse e know-how in grado di potenziare le loro capacità tecnologiche, ma anche un costante incremento di partnership strategiche per aumentare la condivisione di contenuti, tecnologie e distribuzione. «Le strategie saranno guidate dalla competizione (lotta per l’engagement su più formati), consolidamento (per eliminare duplicazioni tecnologiche e ridurre i costi) e cooperazione (partnership essenziali per sbloccare nuove opportunità di crescita)».
Sul fronte dei capitali, i fondi di private equity «dopo un periodo di cautela, torneranno a investire nel settore ma con maggiore attenzione, principalmente per tre motivi. Il primo è la frammentazione dell’industria, soprattutto lungo la catena del valore. La seconda ragione riguarda un mercato a livello globale in forte trasformazione con grandi poli che si stanno aggregando e player locali che si stanno internazionalizzando», dice Marcello Bellitto, partner di AlixPartners Italia. Che aggiunge il potenziale di creazione del valore soprattutto sul fronte dell’efficienza operativa. In sintesi, gli elementi ci sono tutti per assistere ad altre partite importanti per la contesa dei mercati, ma soprattutto dell’attenzione del pubblico. (riproduzione riservata)