Secondo un’indagine condotta da Thomson Reuters, sei aziende su dieci si aspettano che i loro consulenti legali utilizzino l’intelligenza artificiale. Cosa che in effetti già accade nel 90% dei casi, secondo Wolters Kluwer, che stima un risparmio medio del 10% delle ore lavorate settimanalmente. La domanda che sta emergendo dal mercato, ed è destinata a spostare gli equilibri tradizionali nei servizi legali, è la seguente: chi monetizza questo aumento di efficienza?
Una ricerca condotta nel 2025 a livello internazionale da Acc/Everlaw riporta che il 50% dei responsabili legali aziendali si aspetta una diminuzione dei costi per i servizi legali esterni, ma finora non ha visto segnali in questo senso. Inoltre, il 64% prevede di ridurre la propria dipendenza da consulenti legali esterni grazie all’AI. Nello stesso tempo, il 53% degli studi legali ritiene che le proprie tariffe rimarranno invariate nonostante l’adozione dell’AI e il 20% prevede addirittura un aumento (dati Thomson Reuters, 2025).
Da una parte, i clienti si attendono di spendere meno perché sanno che l’AI aumenta l’efficienza e riduce i tempi di lavoro mentre, dall’altra parte, gli studi legali pensano che la tecnologia accresca il valore del loro lavoro e che questo si debba riflettere nelle proprie parcelle. La prima ricaduta di questa divergenza di vedute sarà sulla tradizionale fatturazione oraria. Se la tecnologia comprime il tempo, diventa difficile difendere un modello di costi basato principalmente sul tempo impiegato, almeno per le attività più standardizzabili.
Emergeranno probabilmente diverse formule legate a diverse modalità di erogazione dei servizi legali. Possiamo già immaginare cinque tipologie di base. 1: onorario fisso, per un perimetro di attività ben definito. Questo consente alle aziende di predeterminare la spesa e incentiva gli studi ad aumentare l’efficienza del proprio lavoro. 2: tariffa oraria con «cap». La tariffazione tradizionale con un tetto massimo di spesa, che comporta una condivisione del rischio tra azienda e studio. 3: onorario success-based, legato a obiettivi o attività specifiche, che consente di allineare gli incentivi ai risultati.
4: abbonamento, una forma di subscription economy applicata ai servizi legali, con la possibilità di accedere in maniera continuativa a determinate attività di supporto legale a fronte di un onorario ricorrente predeterminato. 5: «AI bundle». Lo studio mette a disposizione del cliente team ibridi uomo-AI, con avvocati specializzati nell’uso dell’AI in ambito legale e prezzi che riflettono esplicitamente l'efficienza dell’AI.
Al di là del tema costi, che certamente andrà affrontato ma in Italia non è ancora sul tavolo, sembra essere più attuale un tema organizzativo, dove le attività ripetitive o automatizzabili tenderanno a perdere valore, mentre il lavoro di consulenza complessa e strategica diventerà sempre più centrale tanto per chi vende quanto per chi acquista servizi legali.
Nel primo tipo di attività, la cosiddetta «produzione legale», rientrano la revisione di documenti (già automatizzata nel 74% dei casi d’uso secondo Thomson Reuters), la ricerca giuridica (73%), la sintesi di documenti (72%), la redazione di prime bozze di contratti e memorie. Wolters Kluwer ha calcolato che il guadagno di efficienza generato dall’AI nelle attività legali automatizzabili libera in media 240 ore all'anno per professionista, pari a circa 19.000 dollari l’anno in termini di valore.
È su queste attività che le aziende prevedono dei risparmi: sia perché si aspettano che l’efficienza si traduca in meno ore fatturate sia perché hanno iniziato a fare da sé alcuni di quei compiti che non richiedono il giudizio di un legale esperto. Acc/Everlaw riporta che il 52% dei team legali interni dichiara di usare attivamente l’AI e prevede di internalizzare le attività di redazione e ricerca e persino alcuni aspetti delle attività relative a m&a e al contenzioso.
Restano invece insostituibili le attività relative al «giudizio legale»: la contestualizzazione del problema, la calibrazione del rischio, la strategia negoziale, l’assunzione di responsabilità nella consulenza e nella conduzione delle attività legali, la tutela del segreto professionale.
In prospettiva, i dipartimenti legali interni si trasformeranno in centri di servizi legali potenziati dall’AI, capaci di gestire autonomamente la prima revisione dei contratti, la redazione di policy, il monitoraggio normativo, la preparazione di memo per i board. Mentre il lavoro che arriverà agli studi esterni sarà sempre più quello che richiede escalation, expertise specialistica, validazione indipendente: un perimetro più ristretto, ma con un valore aggiunto sempre più percepibile. (riproduzione riservata)