Stop ai programmi elettorali senza coperture. È questo l’obiettivo della campagna «Quanto mi costa?», lanciata dalla Fondazione Luigi Einaudi inseme all’economista Carlo Cottarelli, per riportare al centro del dibattito pubblico un tema che accompagna ogni tornata elettorale: la sostenibilità finanziaria delle promesse dei partiti.
L’iniziativa, presentata al Senato martedì 7 luglio, punta a raccogliere le firme necessarie per chiedere al Parlamento di discutere il disegno di legge depositato dal professore Cottarelli a inizio della legislatura, rimasto finora fermo. Il principio è semplice: chi si presenza alle elezioni dovrà indicare non soltanto le misure che intende adottare, ma anche quanto costano e come pensa di finanziarle, specificando se le risorse arriveranno da tagli di spesa, maggiori entrate o nuovo debito.
Il tema non è marginale. Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, nelle campagne elettorali dal 2018 al 2022 alcune forze politiche hanno inserito nei propri programmi misure dal costo stimato tra 140 e 150 miliardi di euro l’anno, salvo poi fare i conti – una volta al governo – con l’insufficienza delle risorse disponibili.
«La campagna elettorale è il momento più alto della democrazia», ha osservato il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto. «Con questa legge potremmo finalmente chiudere la stagione della gara a chi la spara più grossa». Per Cottarelli non si tratta di limitare la libertà politica dei partiti, ma di rendere trasparente il costo delle scelte: anche il ricorso al deficit è una possibilità legittima, purché venga dichiarato esplicitamente agli elettori.
Il testo affida inoltre all’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) il compito di esprimere una valutazione tecnica sulle stime contenute nei programmi, così da evitare ipotesi di copertura irrealistiche. Un modello che è già adottato in diversi Paesi avanzati. Nei Paesi Bassi il Cpb analizza da decenni i programmi economici dei partiti prima del voto; esperienze analoghe esistono anche in Svezia, Australia, Canada e più recentemente in Grecia.
Dal punto di vista politico, la proposta potrebbe seguire due strade: essere esaminata come provvedimento autonomo al Senato oppure trasformarsi in un emendamento alla riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera, come suggerisce il segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini. Alla campagna hanno già aderito, tra gli altri, Tito Boeri, Ferruccio De Bortoli, Sebastiano Barisoni, Giordano Bruno Guerri, Davide Giacalone, Luciana Lamorgese, Giacomo Poretti e Fabio Fazio. (riproduzione riservata)