Un tavolo per «riaffermare la leadership italiana» nel comparto della microelettronica attraverso il nuovo piano industriale di Stm per l’Italia. Al ministero delle Imprese e del Made in Italy sono arrivati tutti: rappresentanti italiani, francesi e sindacali. Ma l’aria è tesa: sia per via dello scontro tra i due azionisti sulla governance della società, sia perché il Piano Italia contiene qualche certezza ma pochi numeri.
Da quanto si apprende, la società ha confermato tutti gli investimenti in Italia e nel mondo precisando che «l’impatto complessivo e le soluzioni utilizzate per l’attuazione di questo programma globale saranno sostanzialmente equivalenti tra Italia e Francia». Dal 2018 al 2026 la società ha investito/pianificato investimenti un totale di 12,7 miliardi in Italia, rispetto ai 13,5 miliardi destinati a Parigi. L’intenzione sembrerebbe essere quella di recuperare il gap.
Stm in tutta Italia, al 31 dicembre, contava quasi 13 mila dipendenti e 3.458 ricercatori. Personale che, però, non resterà intatto: l’azienda ha annunciato 2.800 esuberi a livello globale. Come reclamato da Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil, nel piano presentato «non sono specificati i reali effetti sull’occupazione, c’è solo il blocco del turnover nel periodo 2025-27».
L’azienda ha garantito che nessuno degli attuali siti di Stm, in Italia e nel mondo, verrà chiuso e che ciascuno continuerà ad avere un ruolo e una missione specifica. Il management intende ora avviare un dialogo «costruttivo» con le parti sociali con l’obiettivo di trovare soluzioni condivise «che evitino azioni unilaterali».
Non a caso a Palazzo Piacentini c’erano tutti: le forze sindacali, i rappresentanti di Regioni (Lombardia, Sicilia) ed enti locali coinvolti. La delegazione dell’azienda è stata rappresentata dal direttore della produzione Fabio Gualandris e dal cfo Lorenzo Grandi.
«Noi siamo qui per cambiare, per affrontare i problemi e risolverli in modo strutturale», ha esordito il titolare del Mimit, Adolfo Urso. «Siamo il governo del fare e lo abbiamo dimostrato. Non siamo qui per passare le carte, ma per fare politica industriale, con le imprese, i sindacati e le Regioni».
«Sappiamo che vi sono stati degli errori sui prodotti da sviluppare, forse dovuti anche agli evidenti squilibri nella governance, ma noi siamo per confrontarci e determinare il Piano Italia di Stm», ha proseguito Urso. L’obiettivo è riportare «il nostro Paese al centro dello sviluppo industriale di una multinazionale a controllo pubblico, che è nata in Italia, nella mia Sicilia, ed è diventata poi una grande multinazionale europea che condividiamo con la Francia in una logica di mercato».
Al tavolo, comunque, il piano produttivo sembra venir prima di quello gestionale. «Non mettiamo la testa sotto la sabbia, noi affrontiamo i problemi alla radice», ha garantito il ministro Urso sottolineando di aver incontrato già dieci volte il ministro dell’industria francese, Marc Ferracci, e due volte il nuovo titolare dell’Economia, Éric Lombard, «anche per discutere della governance di STMicroelectronics».
Ammesso e concesso che Urso condivide «pienamente quanto espresso dal ministro Giorgetti che con il Mef esercita il ruolo di azionista», il lavoro sulla governance verrà affrontato «in piena condivisione di intenti, nei luoghi e nelle sedi competenti. Ora qui è il momento di affrontare le questioni legate allo sviluppo industriale e quindi agli investimenti in Italia, decidendo come procedere nei prossimi mesi per invertire quello che possiamo definire un piano inclinato a nostro svantaggio».
Grande assente al tavolo un rappresentante del Mef, azionista paritetico con Bpifrance, sul piede di guerra dopo la bocciatura di Marcello Sala alla vice-presidenza della società per la sostituzione di Maurizio Tamagnini. (riproduzione riservata)