La revisione dell’accordo commerciale Usmca (Usa-Messico-Canada), che entrerà nel vivo nel 2026, sarà uno dei capitoli più delicati per l’economia statunitense e per il settore automobilistico dell’intero Nordamerica.
In vista di questo appuntamento, Stellantis è una tra le tante società che hanno inviato una lettera all’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr). in cui il gruppo guidato da Antonio Filosa sollecita l’amministrazione Trump a rivedere i dazi applicati alle importazioni di veicoli provenienti da Canada e Messico quando questi rispettano pienamente le regole del trattato. Una posizione chiara ma che mette anche in luce le crescenti fratture interne alla stessa industria automobilistica americana, chiamata a confrontarsi con un negoziato che potrebbe ridefinire gli equilibri industriali dei prossimi decenni.
Nel corso del suo primo mandato, Donald Trump aveva considerato l’Usmca un pilastro della sua politica commerciale, presentandolo come il superamento del Nafta e come un patto più equo per i lavoratori americani. Oggi, tornato alla Casa Bianca, ha invece rimettere mano al sistema di dazi con i due partner continentali. Su alcune categorie di importazioni automobilistiche da Canada e Messico, gli Stati Uniti applicano fino al 25% di tariffa sulla componente non statunitense anche quando il veicolo soddisfa i requisiti del trattato. La stretta ha generato incertezza e costi aggiuntivi lungo tutta la filiera nordamericana.
Le oltre mille lettere inviate all’Ustr da aziende, associazioni di settore e singoli cittadini tra settembre e novembre mostrano quanto il clima sia diventato complesso: da un lato, quasi tutti concordano sulla necessità di mantenere in vita l’Usmca; dall’altro, emergono profonde divergenze su come riformarlo.
Nella sua lettera Stellantis afferma di sostenere pienamente la filosofia dell’Usmca, soprattutto per quanto riguarda le regole di origine, considerate indispensabili per rafforzare il contenuto locale dei veicoli e stimolare investimenti negli Stati Uniti. Le considera uno strumento importante per incoraggiare ricerca, ingegneria, produzione di acciaio e componentistica sul suolo americano. Proprio per questo ritiene che chi rispetta in pieno gli standard del trattato non debba essere colpito da tariffe elevate.
Secondo Stellantis, le regole di origine dell’Usmca sono già particolarmente complesse e onerose. Raggiungerne la conformità significa sostenere costi più alti e rinunciare alla possibilità offerta ai concorrenti asiatici di accedere alla via semplificata del dazio fisso - oggi al 15% - senza dover dimostrare la provenienza delle componenti. In questo contesto, imporre dazi identici o superiori anche a veicoli prodotti in Canada e Messico, pur pienamente conformi all’accordo, finisce per penalizzare proprio le aziende che investono nella filiera nordamericana e nel lavoro statunitense. Per l’azienda, questo paradosso rischia di ridurre la competitività dei produttori locali rispetto ai costruttori asiatici che, nonostante le tariffe, riescono ancora a mantenere margini positivi e persino ad aumentare la loro quota di mercato negli Stati Uniti.
Stellantis suggerisce quindi due possibili soluzioni: o gli accordi commerciali con Europa, Giappone e Corea vengono modificati affinché includano regole di origine simili a quelle dell’Usmca, oppure Washington deve prendere in considerazione la possibilità di eliminare o quantomeno ridurre drasticamente i dazi applicati a Messico e Canada sui veicoli che già soddisfano le norme del trattato.
Su un punto sembrano convergere quasi tutti gli attori dell’automotive: la necessità di mantenere stabile l’impalcatura dell’Usmca. Il Detroit Regional Chamber e la sua divisione MichAuto, così come Autos Drive America - che rappresenta le filiali statunitensi dei grandi marchi esteri - sottolineano che un ambiente commerciale prevedibile è indispensabile per un’industria che richiede investimenti pluriennali.
Le divergenze iniziano però quando si parla delle regole stesse. L’American Automotive Policy Council (Aapc), che rappresenta Ford, General Motors e la stessa Stellantis, critica i nuovi accordi tariffari siglati dall’amministrazione Trump con Unione Europea, Giappone e Corea del Sud, caratterizzati da dazi uniformi al 15% sulle auto. Secondo l’Aapc, queste intese creano una concorrenza ingiusta ai danni delle aziende nordamericane, che devono fare i conti con regole molto più rigide nella loro catena continentale.
Al contrario, i costruttori stranieri che producono sul suolo americano sostengono che una maggiore flessibilità nelle regole di origine favorirebbe nuovi investimenti. A loro avviso, i requisiti dell’Usmca sono diventati così complessi da scoraggiare parte della produzione che avrebbe potuto essere localizzata negli Stati Uniti.
A complicare il quadro c’è poi la posizione del sindacato Uaw, storicamente scettico verso gli accordi commerciali. Per il sindacato, l’Usmca non ha fatto abbastanza per proteggere i lavoratori e andrebbe riscritto dalle fondamenta, introducendo salari minimi continentali, garanzie sindacali e strumenti più incisivi contro delocalizzazioni e dumping salariale.
Non solo Stellantis: anche Ford e GM hanno ribadito il sostegno a una cornice commerciale forte e integrata tra Stati Uniti, Canada e Messico. Ford insiste affinché i dazi globali introdotti da Washington vengano applicati solo ai Paesi esterni all’area Usmca, in modo da preservare la logica del trattato. GM va nella stessa direzione e sottolinea che i veicoli conformi all’Usmca dovrebbero beneficiare di un trattamento preferenziale rispetto alle importazioni da Asia ed Europa, poiché includono una quota superiore di contenuti e innovazione made in Usa e sostengono direttamente l’occupazione statunitense.
Il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti terrà una prima audizione pubblica nelle prossime settimane, mentre la revisione formale dovrà concludersi entro il 1° luglio 2026, come previsto dal trattato originario. Stellantis si dice pronta a collaborare con l’amministrazione e a mettere sul tavolo la sua esperienza industriale, forte dei nuovi investimenti annunciati negli Stati Uniti.
Il messaggio dell’azienda di Filosa è chiaro: se l’obiettivo della Casa Bianca è rafforzare la produzione interna, allora l’unica strada possibile è premiare chi produce già all’interno della filiera nordamericana. Applicare invece dazi elevati ai partner dell’Usmca, conclude Stellantis, significa fare un regalo ai concorrenti asiatici e mettere a rischio posti di lavoro americani. (riproduzione riservata)