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Antonio Filosa, ceo Stellantis
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Stellantis, il mercato Usa resta il primo problema per il ceo Antonio Filosa: -10% di vendite nel secondo trimestre

02 luglio 2025, 09:50 Ultimo aggiornamento: 10:40

Nel secondo trimestre le vendite complessive del gruppo in Nord America si sono fermate a 309.973 veicoli ma con segnali positivi da Jeep e Ram. Rilanciare quel mercato è fondamentale perché è da lì che arrivano i maggiori profitti

Il più grande problema che il nuovo ceo di Stellantis Antonio Filosa deve risolvere? È il mercato Usa. Lo dimostrano i dati del secondo trimestre 2025: le vendite complessive del gruppo in Nord America sono calate del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a 309.973 veicoli venduti. E il dato evidenzia che le difficoltà persistono in quella che da sempre è la regione più profittevole per Stellantis e che vede le rivali Gm e Ford aumentare le vendite rispettivamente del 7% e del 14%.

Non è un caso che il nuovo amministratore delegato Filosa abbia scelto di tenere per sé la guida diretta delle operazioni in Nord America nel momento in cui, nei giorni scorsi, ha annunciato la nuova squadra di manager. Gli Stati Uniti sono il fronte strategico prioritario per il rilancio del gruppo.

Il mercato americano: criticità e opportunità

Il calo delle vendite nel secondo trimestre si inserisce in una tendenza negativa più ampia: Stellantis ha infatti registrato otto trimestri consecutivi di contrazione sul mercato Usa. Una situazione che affonda le radici in diversi fattori: prezzi di listino ritenuti troppo elevati dai dealer, una gamma prodotti giudicata poco competitiva, tagli alle attività di marketing e incentivi insufficienti. Tutti elementi che hanno eroso la fiducia dei concessionari e rallentato la domanda dei consumatori.

In risposta a queste criticità, il gruppo ha lanciato negli ultimi mesi campagne promozionali aggressive, come l’offerta di «employee pricing for all» (sconto dipendenti per tutti), che in alcuni casi ha comportato tagli al prezzo di listino tra i 5 mila e i 10 mila dollari. Una strategia necessaria anche alla luce delle tensioni commerciali e dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, che hanno complicato ulteriormente la produzione e la logistica, ma che rischia anche di ridurre i margini.

Jeep e Ram in controtendenza

In un quadro complessivamente negativo, i marchi Jeep e Ram si sono distinti per le performance positive. Le vendite di Jeep sono cresciute dell’1%, trainate dai modelli Wrangler (+23%) e Gladiator (+27%), mentre Ram ha registrato un +5% complessivo grazie soprattutto al pickup Ram 1500 (+17%), nonostante un calo del 5% nelle versioni heavy-duty.

Questi risultati offrono un barlume di speranza per la seconda metà dell’anno, anche grazie all’annunciato ritorno del motore V8 Hemi nel Ram 1500 e alla nuova versione del Jeep Cherokee, attesa dopo l’estate. Il brand Jeep, da sempre simbolo dell’offerta Usa di Stellantis, punta quindi a riprendere centralità nella strategia commerciale.

Chrysler e Dodge in sofferenza

Più critica invece la situazione per Chrysler e Dodge, che hanno subito contraccolpi pesanti dai dazi sulle importazioni e dai rallentamenti produttivi. Chrysler ha perso il 42% delle vendite nel trimestre, complice la temporanea chiusura dello stabilimento di minivan a Windsor. Dodge ha fatto anche peggio, crollando del 48%, penalizzata anche dalla sospensione delle spedizioni del crossover Hornet, prodotto in Italia.

La debolezza dei marchi storici pone un ulteriore punto interrogativo sulla capacità del gruppo di mantenere un portafoglio equilibrato e competitivo negli Stati Uniti, specie in una fase di transizione verso i veicoli elettrici.

Stellantis sale in borsa, ecco perché 

In questo contesto il titolo Stellantis la mattina del 2 luglio guadagna circa il 2% a Piazza Affari perché i dati negli Usa sono comunque migliori delle attese degli analisti. Il dato complessivo del gruppo sul mercato americano «mostra un buon mix con Jeep e Ram entrambi in crescita», secondo Intermonte, ed è «leggermente migliore rispetto alle attese di mercato», che si aspettavano un calo almeno del 13%». Attenzione però, perché secondo gli esperti che i buoni dati di vendita di Jeep e Ram potrebbero essere dovuti a «un effetto pre-buying di aprile e maggio».

Resta anche da valutare quale sarà l’effetto delle «politiche commerciali aggressive adottate da Stellantis», così come ha fatto ad esempio anche Ford. Abbassare troppo i prezzi infatti assottiglia i margini. (riproduzione riservata)



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