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Antonio Filosa, Stellantis
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Analisti divisi su Stellantis: ecco i nuovi target price e i rating aggiornati dopo le prospettive della trimestrale

03 novembre 2025, 16:38 Ultimo aggiornamento: 18:04

Il gruppo torna a crescere grazie agli Usa ma pesano i possibili costi straordinari e la debolezza in Europa. Gli analisti guardano al nuovo piano industriale, atteso entro la metà del 2026

Il terzo trimestre del 2025 può segnare un punto di svolta per Stellantis, che torna a crescere dopo oltre un anno di flessione dei ricavi, oppure no. Il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa ha registrato ricavi per 37,2 miliardi di euro, in aumento del 13% su base annua, grazie al recupero dei volumi e a un mix di vendita più favorevole, soprattutto nel Nord America.

Eppure la reazione del mercato è rimasta cauta, se non negativa: la ripresa sembra ancora fragile e le incertezze legate ai costi straordinari, alla pressione sui prezzi in Europa e alla visibilità limitata sui flussi di cassa continuano a frenare l’entusiasmo degli investitori.

Il mercato resta diviso su Stellantis e il suo futuro

I commenti degli analisti riflettono bene l’incertezza che circonda Stellantis in questa fase di transizione. Il titolo, che a Piazza Affari intorno alle 17 del 3 novembre quota intorno a 8,8 euro, resta vicino ai minimi dell’anno e scambia a multipli depressi rispetto ai concorrenti. La media dei target price elaborati dalle principali case d’affari - circa 9,6 euro per azione - implica un potenziale di rialzo limitato a meno del 10%.

La ripresa operativa in Nord America e l’annunciata riduzione dell’impatto dei dazi sono segnali incoraggianti, ma il gruppo dovrà dimostrare di saperli tradurre in flussi di cassa sostenibili e in una maggiore disciplina di capitale. Il mercato guarda già al Capital Markets Day del secondo trimestre 2026 (posticipato dal primo trimestre), quando Filosa sarà chiamato a definire e svelare una strategia più chiara sul futuro della gamma elettrica e sull’allocazione degli investimenti globali.

Hsbc: segnali di recupero, ma troppi punti interrogativi

Per Hsbc, che mantiene una raccomandazione hold e un target price invariato a 8,50 euro, il quadro di Stellantis resta sfaccettato. La banca britannica riconosce «i primi segni di ripresa», in particolare nel mercato statunitense dove i prezzi medi di vendita sono saliti del 4% rispetto all’anno precedente, sorprendendo positivamente gli analisti. La valutazione complessiva resta però improntata alla prudenza: la pressione competitiva in Europa continua a erodere i margini e il management ha ammesso la possibilità di nuovi «one-off», ovvero costi straordinari, legati ai richiami di prodotto e alla revisione della strategia elettrica.

Hsbc apprezza il miglioramento del contesto americano, reso possibile anche dal sollievo sui dazi commerciali, ridotti di circa 500 milioni di euro, ma segnala come in Europa i prezzi restino «tough», con un calo stimato di circa tre punti percentuali nel secondo semestre. La banca ha così rivisto al rialzo le stime di redditività per il Nord America, ma al ribasso quelle per l’Europa, portando la previsione di utile operativo rettificato 2026 a 6 miliardi di euro, il 7% in più rispetto alle precedenti stime.

Inoltre il free cash flow industriale resta sotto pressione, penalizzato dai costi straordinari stimati in 1,7 miliardi, metà dei quali con impatto di cassa tra il 2026 e il 2027. Per questo motivo Hsbc ha tagliato le stime di flusso di cassa per il 2026 a 1,4 miliardi, sottolineando che «il recupero è in corso, ma le incognite restano numerose». Il messaggio, in sintesi, è di cautela: Stellantis avanza, ma non abbastanza velocemente da spingere gli analisti a cambiare il giudizio.

Equita: costi non ricorrenti e poca chiarezza preoccupano

Anche Equita mantiene un approccio prudente, confermando il rating hold e abbassando leggermente il target price a 9,50 euro. Gli analisti riconoscono la presenza di «qualche elemento positivo» nei conti trimestrali, ma ritengono che «i nuovi costi non ricorrenti e la scarsa chiarezza sulla seconda metà dell’anno più che compensino gli aspetti favorevoli». Equita sottolinea come la trimestrale abbia offerto pochi dettagli quantitativi sulle guidance per il 2025, ancora formulate in termini qualitativi («miglioramento sequenziale»), e giudica penalizzante la mancanza di indicazioni precise sul free cash flow e sull’andamento del business nordamericano. La sim stima per il 2025 un ebit adjusted in calo del 10% e un free cash flow negativo per 2,5 miliardi di euro, peggiorato di 400 milioni rispetto alla precedente proiezione.

Tra i punti positivi si segnala il ritorno a un effetto prezzo positivo nel terzo trimestre (+1,5%), il miglioramento dell’ordine intake in Nord America e la riduzione dell’impatto dei dazi a un miliardo di euro dai precedenti 1,5 miliardi. Eppure, secondo Equita, l’assenza di informazioni sulla possibile entità dei costi straordinari in arrivo nel secondo semestre resta un fattore di rischio. Gli analisti giudicano credibile la possibilità di nuovi accantonamenti legati a garanzie e cancellazioni di programmi elettrici, con un cash-out parziale nel 2026. E, sul piano strategico, Equita definisce «ragionevole» l’obiettivo di margine operativo a lungo termine del 6-8% indicato da Filosa, ma evidenzia che «la visibilità resta limitata e la sfida operativa in Europa rimane complessa».

Akros: il Nord America traina, confermato il rating buy

Più ottimista è la visione di Banca Akros, che mantiene la raccomandazione buy con target a 10,5 euro per azione. L’istituto sottolinea come il terzo trimestre sia stato in linea con le attese, ma con elementi di novità favorevoli: in particolare la riduzione delle pressioni derivanti dai dazi e la conferma di una dinamica commerciale positiva negli Stati Uniti, dove la quota di mercato del gruppo sta progressivamente recuperando terreno.

Nella conference call, osserva Akros, Filosa ha espresso fiducia in una «ripresa graduale e continua nei prossimi trimestri», sostenuta da nuovi modelli e da una pipeline di ordini cresciuta di oltre il 200% a settembre rispetto all’anno precedente. La banca vede quindi «un rafforzamento del trend positivo in Nord America, con margini destinati a migliorare nel 2026 grazie al mix di prodotto e al calo dei dazi».

Akros riconosce la persistenza di incertezze legate ai costi straordinari e alle sfide in Europa, ma ritiene che la strategia di consolidamento negli Stati Uniti, unita al massiccio piano d’investimenti da 13 miliardi di dollari annunciato per il mercato americano, possa costituire la base per un ciclo di crescita sostenuta. Gli analisti considerano quindi Stellantis «ben posizionata per beneficiare del recupero della domanda Usa» e mantengono una visione positiva sul titolo.

Mediobanca: volumi in crescita e margini in risalita

Una posizione intermedia è quella di Mediobanca Research, che ribadisce il giudizio neutral e alza leggermente il prezzo obiettivo a 9,90 euro. Gli esperti evidenziano che le vendite trimestrali sono risultate perfettamente in linea con le aspettative, con un incremento dei volumi del 13% e una sostanziale stabilità del prezzo medio per veicolo, segno di equilibrio tra fattori positivi e negativi di mix e cambio.

Mediobanca mette in luce che l’azienda ha confermato la guidance di miglioramento dei ricavi e della redditività nella seconda metà dell’anno, con un margine operativo rettificato previsto nella fascia bassa a una cifra e un free cash flow in miglioramento rispetto al primo semestre. L’impatto dei dazi ridotto a un miliardo, insieme alla prosecuzione della ripresa dei volumi in Nord America, è un altro punto di forza.

Gli analisti hanno rivisto al rialzo del 2% le stime di utile operativo per il 2025, portandolo a 3,8 miliardi di euro, e del 18% per il 2026, restando però cauti sull’Europa, dove la competizione sui prezzi e l’aumento della penetrazione dei veicoli elettrici continuano a comprimere i margini. In termini di valutazione, Mediobanca ricorda che Stellantis tratta a 4,3 volte gli utili 2026 attesi, contro una media di 6,7 volte del comparto automotive europeo, lasciando spazio a un potenziale rerating qualora il management dimostrasse progressi concreti nell’esecuzione del piano industriale.

AlphaValue: recupero fragile, nessun cambiamento di prospettiva

Di segno opposto il commento di AlphaValue, che pur riconoscendo la forza del rimbalzo trimestrale mantiene una visione negativa sul titolo. L’agenzia sottolinea che il ritorno alla crescita del fatturato, dopo sette trimestri di flessione, è un segnale incoraggiante ma non sufficiente per cambiare prospettiva. La performance, secondo gli esperti, sarebbe favorita da una base di confronto debole e da vendite statunitensi gonfiate dagli incentivi fiscali in scadenza.

AlphaValue considera «poco convincente» l’investimento da 13 miliardi destinato agli Stati Uniti, giudicato eccessivo in un contesto di capacità produttiva già sovrabbondante, e critica la riduzione della presenza in aree a minor costo come il Messico e il Canada. Inoltre la guidance per il secondo semestre resta troppo vaga, mentre i nuovi accantonamenti legati a modifiche strategiche e a progetti cancellati «aumentano l’opacità dei conti».

AlphaValue resta quindi cauta, definendo «prematuro» scommettere su una piena ripresa della quota di mercato sia in Europa sia oltreoceano, e rimandando il giudizio a dopo il Capital Markets Day del 2026, considerato il vero momento chiave per verificare la solidità della nuova strategia. (riproduzione riservata)



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