Stellantis ha avviato un’azione legale contro Peterson Spring, un suo fornitore di componentistica con sede in Ontario, in Canada. Secondo quanto racconta Cbc News, il gruppo di Antonio Filosa accusa il fornitore di aver minacciato di sospendere la fornitura di dischi freno se il colosso dell’auto non avesse accettato un aumento di prezzo quasi doppio rispetto al contratto in vigore.
Il caso è attualmente all’esame della Corte Superiore dell’Ontario tra accuse incrociate di «sfruttamento del basso costo» e di «estorsione», e rischia di avere ripercussioni sulla produzione di modelli chiave del gruppo negli Stati Uniti.
Secondo i documenti depositati in tribunale, Peterson Spring spiega di «non poter più sostenere la produzione dei componenti» per lo stabilimento di Woodstock (in Ontario) «a prezzi inferiori ai costi di produzione». Stellantis definisce, invece, la richiesta un atto di «estorsione commerciale», denunciando che l’interruzione delle forniture metterebbe a rischio la continuità produttiva di due impianti in Michigan, dove vengono assemblati il Ram 1500 e la Jeep Grand Wagoneer.
Il gruppo automobilistico ha chiesto al giudice di nominare un amministratore indipendente per la gestione temporanea del sito canadese e di garantire la continuità delle spedizioni. Un blocco delle forniture, avvertono i legali di Stellantis, causerebbe «danni massicci e incalcolabili» all’azienda, tra cui la possibile sospensione delle linee di montaggio negli Stati Uniti.
Il nodo della controversia che è sfociata in uno scontro legale affonda le radici nel recente passaggio di proprietà dello stabilimento di Woodstock. In passato la fabbrica apparteneva al gruppo tedesco ZF, che - grazie a una gamma di prodotti più ampia - poteva compensare le perdite sui dischi freno con margini su altri componenti e poteva quindi permettersi di venderli a un prezzo inferiori ai costi di produzione. Con l’acquisizione da parte di Peterson Spring, la struttura di gestione costi è cambiata e il nuovo management sostiene di aver scoperto solo di recente che i prezzi concordati con Stellantis erano «economicamente insostenibili».
La vicenda è resa ancora più complessa dalle difficoltà finanziarie del fondatore di Peterson Spring, Patrick James, già a capo della statunitense First Brands Group, attualmente in procedura di bancarotta e coinvolto in una causa per presunta frode miliardaria.
Per evitare un blocco immediato della produzione, le parti hanno raggiunto un accordo provvisorio: Stellantis verserà un contributo straordinario di 7,2 milioni di dollari oltre al prezzo contrattuale, garantendo le forniture fino al 17 novembre.
Resta però incerta una soluzione di lungo periodo e il gruppo di Filosa si è già detto impegnato nella ricerca di fornitori alternativi, ma è un processo che, secondo gli esperti, potrebbe richiedere fino a due anni per ottenere le necessarie certificazioni di sicurezza. (riproduzione riservata)