Il crollo di Silicon Valley Bank era già un indizio. Adesso la conferma arriva dai numeri: il 2023 non sarà un anno facile per le startup. Tra gennaio e marzo sono nati 18 unicorni, per una valutazione complessiva di 27,1 miliardi di dollari. Ma secondo PitchBook è il dato trimestrale più basso dal 2017. Sulle startup mondiali pesano i timori di recessione, l’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse. La loro repentina crescita, soprattutto negli Stati Uniti, ha messo a dura prova tutte le società tecnologiche, che bruciano milioni di dollari in ricerca e sviluppo e quindi hanno bisogno di finanziamenti a condizioni agevolate.
Il Nord America riesce comunque a resistere nel generale clima di difficoltà: nel continente è nata la quota maggiore di unicorni del trimestre. Un’altra nota positiva dall’Africa, che a marzo ha ottenuto il suo quinto unicorno: il suo nome è Scroll, una società blockchain con sede alle Seychelles. Altro accordo degno di nota è quello che include la Serie B da 350 milioni dello sviluppatore di modelli di apprendimento automatico Adept. Infine, va ricordato il round da 100 milioni del fornitore di servizi per la fertilità Kindbody, che così raggiunge una valutazione di 1,8 miliardi.
Al di fuori di queste operazioni, il 2023 si distingue per l’inversione di un trend che negli ultimi anni era sembrato inarrestabile. Solo nel 2021 erano nati più di 580 unicorni in tutti il mondo, secondo i dati di PitchBook. Oggi, invece, sono 1.279 le startup con una valutazione sopra il miliardo, per un totale di 4 mila miliardi. Comanda ByteDance (la società cinese che controlla TikTok), valutata 360 miliardi. Seguono Ant Group (200 miliardi), Stripe (152 miliardi) e SpaceX (100 miliardi).
A dominare sono gli Stati Uniti, che vantano il 53% degli unicorni globali, cioè 682 società. Al secondo posto c’è la Cina, con 243 realtà. Dopo arrivano India (61 unicorni), Regno Unito (43) e Germania (27). Le valutazioni, però, restano particolarmente vulnerabili agli alti e bassi dei mercati azionari. Così, in caso di nuova svendita dei titoli tecnologici come nel 2022, anche le startup più affermate faticheranno non solo a crescere, ma persino a mantenere i valori attuali. (riproduzione riservata)