Cassa Depositi e Prestiti è al lavoro per creare un’ecosistema di startup, possibilmente orientate alla quotazione in borsa, la cui presenza nel mercato ricordi un po’ quella del Nasdaq. «Guardiamo come si muovo le aziende quotate negli Stati Uniti», ha detto il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, nel corso del convegno One, Inspiring connections, realizzato dalla divisione di venture capital della Cassa. «In 15 anni le classifiche di capitalizzazione sono sempre diverse», ha evidenziato il presidente, «e noi dobbiamo fare lo stesso, facendo sì che la giovane imprenditoria di oggi sia la grande imprenditoria di domani». L’accesso al capitale di rischio, ha aggiunto, «è importante sia a livello di risorse pubbliche che private, e Borsa Italiana deve diventare un collettore di imprenditori che vogliono crescere».
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Insomma, il messaggio è chiaro: l’ecosistema italiano delle startup è ancora in fase adolescenziale, e il contributo del principale investitore pubblico di capitale di rischio è essenziale per guidare il settore alla maturità. In due anni e mezzo di operatività la Rete Nazionale Acceleratori di Cdp, messa in funzione da Cdp Venture Capital sgr, ha aperto 18 acceleratori verticali in tutto il territorio nazionale, e punta ad arrivare a 20 entro l’anno in corso. L’iniziativa, che ha raccolto risorse per oltre 135 milioni di euro (divisi tra ticket diretti in realtà in fase pre-seed-seed e messa nel mercato dei modelli di business) ha accelerato 200 startup italiane o internazionali intenzionate ad aprire una sede in Italia.
L’obiettivo adesso, hanno fatto presente Enrico Resmini e Francesca Bria, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Cdp Venture Capital, è quello di accelerare 200 startup ogni anno, tramite hub che si possano riprodurre e scalare. Sul concetto di ecosistema si è espresso infine l’amministratore delegato della Cassa, Dario Scannapieco, intervenuto nel corso dei lavori insieme ai ministri delle Imprese, Adolfo Urso, e dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. «L’Italia», ha fatto presente Scannapieco, «è settima nel mondo e seconda in Europa per la qualità della ricerca e sesta per numero di articoli pubblicati su riviste scientifiche». A fronte di ciò «un’area di miglioramento emerge quando si considera la spesa industriale in ricerca e sviluppo, un potenziale che va sfruttato». L’obiettivo però, ha concluso, non è finanziare iniziative a sé stanti, ma creare un «ecosistema unendo risorse finanziarie, talenti, eccellenze e ricerche e creando le migliori condizioni affinché le migliori startup possano affermarsi nel contesto europeo e mondiale». (riproduzione riservata)