«Giù la Musk». Con questa frase provocatoria, che sfrutta la corrispondenza tra il nome del proprietario di SpaceX, il miliardario Elon Musk, e la parola «maschera», i deputati dell’opposizione hanno protestato contro il disegno di legge sullo spazio appena approvato alla Camera. La norma - è la tesi dei partiti di sinistra - favorirebbe SpaceX, in trattative con il governo italiano per un ghiotto contratto da 1,5 miliardi di euro in cinque anni che affiderebbe all’azienda di Musk - tramite Starlink - la sicurezza delle telecomunicazioni. Ma nella gara è entrato un altro attore: Eutelsat.
Il nuovo pretendente, che ha confermato «colloqui molto positivi» con l’esecutivo, ha un vantaggio: è europeo. Anzi, andando indietro nel tempo, in parte italiano. Eutelsat infatti è nata nel 1976 come consorzio pubblico italo-francese, anche se successivamente è stata privatizzata e ha sede a Parigi. Nel 2023 ha acquistato l’inglese OneWeb dando vita a un gruppo integrato che costruisce satelliti da bassa quota simili a quelli di Starlink. Tra gli azionisti della società, quotata in borsa, ci sono il fondo indiano Bharti Enterprise, primo socio con oltre il 20%, il governo inglese (11%) e Bpifrance (13,6%), private equity associato allo Stato francese.
Il dna di Eutelsat potrebbe renderla meno indigesta all’opposizione, che accusa il governo di mettere una materia delicata come la sicurezza delle reti italiane nelle mani di un soggetto privato extra-europeo. Tuttavia - politica a parte - nei numeri la forza di Starlink è senza dubbio maggiore.
Al 30 giugno 2024, data di chiusura dell’ultimo esercizio di Eutelsat, il gruppo europeo disponeva di quasi 670 satelliti. Starlink ne ha oltre dieci volte di più - circa 7 mila - e, secondo le stime di Morgan Stanley, dovrebbe arrivare a 8.500 alla fine del 2025. In più, il servizio Starlink, che fornisce Internet veloce per via satellitare, nel 2024 aveva 4,65 milioni di abbonati e quest’anno potrebbe toccare i 7,8 milioni. Calcolatrice alla mano, significa conquistare in media 60 mila clienti alla settimana.
Quella di Musk sembra una vera e propria macchina da soldi. Gli analisti di Morgan Stanley si aspettano che l’intera SpaceX (valutata 350 miliardi di dollari) chiuda l’anno con oltre 22 miliardi di fatturato (+56% rispetto ai 14,2 miliardi stimati nel 2024). Visto che Starlink pesa per circa due terzi dei ricavi, le vendite attribuibili a questa unità sarebbero di 16,2 miliardi (9,3 miliardi nel 2024). In termini di marginalità, Morgan Stanley simula un risultato operativo di 3,4 miliardi per Starlink e di 4 miliardi per SpaceX nel 2025, con un utile di 2,9 miliardi per tutta la compagnia. Ma nel 2030 i profitti potrebbero volare a 16 miliardi.
Più piccoli i numeri di Eutelsat. Il gruppo ha registrato un fatturato di 1,2 miliardi di euro nell’anno fiscale chiuso il 30 giugno scorso (influenzato dall’integrazione con OneWeb dopo il closing dell’operazione di settembre 2023), con un risultato operativo negativo per 191 milioni e una perdita di 310 milioni, ma un backlog di 3,9 miliardi. Oltre la metà delle vendite deriva da servizi forniti a televisioni e operatori video, mentre quote più ridotte provengono dai contratti con governi e soggetti pubblici e dalla connettività fissa e mobile.
Gli ultimi risultati finanziari, relativi al semestre giugno-dicembre (prima metà dell’anno fiscale 2024-2025 per Eutelsat), mostrano un incremento del 5,9% delle vendite, pari a 606,2 milioni. Le indiscrezioni sul ruolo che il gruppo potrebbe ricoprire in un’eventuale costellazione italiana ed europea, inoltre, hanno gonfiato il valore delle azioni, quintuplicato nel giro di una settimana prima che il titolo ripiegasse a 5,8 euro (- 15,6% alla chiusura di venerdì 7 marzo).
Al momento Starlink ha una potenza, in termini di satelliti in orbita, «oltre dieci volte superiore a tutti gli altri operatori», sottolinea Morgan Stanley. Chi vuole competere con Musk, dunque, ha un bel gap da colmare. In Italia il player più accreditato è Leonardo, che controlla già il 67% di Telespazio (il 33% è di Thales) e sta trattando con Airbus e con la stessa Thales per una maxi alleanza europea in funzione anti-Musk.
In più, l’Agenzia Spaziale Italiana sta valutando la fattibilità di una costellazione italiana e la stessa Leonardo potrebbe intervenire nel progetto di una rete nazionale, con Starlink solo come lanciatore (vedi MF-Milano Finanza del 6 marzo). Del resto, l’Italia è sesta al mondo per budget dedicato allo spazio, con 2,11 miliardi di dollari spesi nel 2023, e ha una filiera di 400 pmi e startup che muove un giro d’affari di 3 miliardi, secondo la relazione annuale dell’Intelligence. Infine c’è Iris 2, la costellazione europea da 2,4 miliardi, che però non sarà operativa prima del 2030. (riproduzione riservata)