La società israeliana Paragon Solutions, proprietaria di un software militare di hacking che sarebbe stato utilizzato per spiare 90 giornalisti e attivisti in una ventina di Paesi – Italia compresa - attraverso uno spyware installato nelle app Whatsapp nei cellulari, ha interrotto i rapporti con l’Italia.
Paragon è stata accusata dal colosso della messaggistica controllato da Meta (la holding di Facebook guidata da Mark Zuckerberg) di aver spiato alcuni cittadini italiani, tra i quali il direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato, il numero uno della Ong Mediterranea, Luca Casarini, e l’attivista libico Hasam El Gomati.
La notizia dell’interruzione del rapporto tra Paragon e l’Italia è stata pubblicata giovedì 6 dal quotidiano britannico The Guardian che, citando una persona a conoscenza dei fatti, evidenzia le accuse di spionaggio nei confronti di cittadini italiani, mosse da Meta nei confronti dello spyware di Paragon.
Le prime rivelazioni risalgono a venerdì 31 gennaio. All’interno dei telefoni di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, e Luca Casarini, fondatore e capomissione dell’ong Mediterranea Saving Humans, era stato installato un software, tramite Whatsapp, con cui il cellullare veniva spiato e controllato da remoto.
Ad avvisarli è stata la stessa Meta con un messaggio proprio su WhatsApp: «A dicembre WhatsApp ha interrotto le attività di una società di spyware che riteniamo abbia attaccato il tuo dispositivo. Le nostre indagini indicano che potresti aver ricevuto un file dannoso tramite WhatsApp e che lo spyware potrebbe aver comportato l’accesso ai tuoi dati, inclusi i messaggi salvati nel dispositivo».
Le persone prese di mira dallo spyware dovrebbero essere una novantina, si sospetta che siano soprattutto appartenenti al mondo del giornalismo o dell’attivismo.
Secondo la presidenza del Consiglio italiano – che ha rilasciato una nota mercoledì 5 – oltre ai sette italiani sono coinvolte nelle infiltrazioni con lo spyware utenze con prefissi telefonici riconducibili anche ad altri paesi europei come Belgio, Grecia, Lettonia, Lituania, Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia.
Secondo quanto riportato giovedì 6 dal quotidiano israeliano Haaretz Paragon aveva in Italia due clienti – «un’agenzia di polizia e un’organizzazione di intelligence» - e ha disconnesso a entrambe l’accesso a Graphite, una tecnologia di sorveglianza di livello militare in grado di hackerare smartphone crittografati. Secondo il quotidiano la società israeliana lavora esclusivamente con entità statali, tra cui le agenzie di sicurezza di Tel Aviv e Fbi, fornendo loro capacità di hacking sotto forma di spyware.
Anche in Grecia l’autorità per la protezione dei dati sta «indagando su un caso di violazione dei dati personali degli utenti di WhatsApp da parte di un malware», a seguito di una notifica presentata da WhatsApp. Secondo un comunicato diramato dall’Authority «tra le persone colpite risultano esserci anche utenti in Grecia». Il riferimento è allo spyware Graphite, prodotto e diffuso dall’azienda israeliana Paragon.
Fonti vicine all’Autorità ellenica fanno sapere al quotidiano Kathimerini che è in corso un’indagine per determinare se sono state adottate le necessarie misure di protezione dei dati. Le stesse fonti affermano che in un secondo momento l’Autorità valuterà se sottoporre a verifica anche la società israeliana legata allo spyware in questione.
Il governo di Giorgia Meloni ha confermato le attività di spionaggio apprese attraverso dai legali da Meta ma ha escluso ogni coinvolgimento da parte delle agenzie nazionali di intelligence: «In merito a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa su presunte attività di spionaggio che avrebbero riguardato operatori dell’informazione, la Presidenza del Consiglio esclude che siano stati sottoposti a controllo da parte dell’intelligence, e quindi del governo», si legge nella nota di Palazzo Chigi diffusa mercoledì 5.
«Trattandosi di una questione che il governo considera di particolare gravità», continua la nota della presidenza del Consiglio, «è stata attivata l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn, ndr), che dipende dalla presidenza del Consiglio. L’Autorità ha interloquito con lo studio legale Advant, incaricato dalla società WhatsApp Ireland Limited: emerge che le utenze italiane interessate finora appaiono essere sette. Non è stata comunicata l’identità dei titolari di tali utenze, che sono stati informati direttamente dalla stessa società, a tutela della loro privacy. La presidenza del Consiglio conclude mettendosi a disposizione del Copasir, l’organismo parlamentare preposto al controllo dell’attività dei servizi, per ulteriori chiarimenti», conclude il comunicato.
Tre semplici domande:
L’Italia è cliente dell’azienda #Paragon Solutions?
Il governo può ufficialmente smentire di aver spiato il direttore di un giornale?
E, se non l'ha fatto, quali iniziative intende prendere per tutelare i propri concittadini da questo genere di azioni? https://t.co/kztNMfZHvn — Francesco Cancellato (@fcancellato) February 5, 2025
Lo spyware in questione sarebbe Graphite di proprietà della società israeliana Paragon, che dopo l’uscita della notizia ha rescisso i contratti con l’Italia. La fonte del Guardian ha spiegato che Paragon aveva inizialmente sospeso il contratto con l’Italia «per estrema cautela» venerdì 31 gennaio. Successivamente, dopo aver stabilito che l’Italia ha violato i termini di servizio e il quadro etico concordato nell’ambito del contratto, la società israeliana ha deciso di rescindere gli accordi con il Paese.
Paragon Solution, di proprietà di un fondo statunitense e fondata dall'ex premier israeliano Ehud Barak, vende il software a enti governativi che dovrebbero utilizzarlo per prevenire attività criminali. Come riporta il Guardian, non è però chiaro chi fossero i clienti governativi specifici dietro i presunti attacchi.
«Le indagini sono una questione che spetta alle autorità nazionali e non alla Commissione europea e ci aspettiamo che verifichino tali accuse. Quello che posso dire, in generale, è che qualsiasi tentativo di accedere illegalmente ai dati dei cittadini, compresi giornalisti e oppositori politici, è inaccettabile, se provato naturalmente». Lo ha detto giovedì 6 il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert, nel corso dell’incontro quotidiano con la stampa. «L’European Media Freedom Act», ha anche ricordato, prevede «garanzie specifiche per i giornalisti».
La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, ha dichiarato di aver «presentato un’interrogazione alla Commissione europea affinché spieghi quali misure intende adottare e se intende avviare un’indagine per accertare i responsabili e la portata di questa violazione. Allo stesso tempo è necessario che la Commissione chiarisca quali interventi attuerà per proteggere la libertà di stampa e i giornalisti da simili attacchi informatici». Picierno ha precisato che l’attacco «ha permesso agli hacker di avere illegalmente accesso totale ai dispositivi delle vittime, raccogliendo dati sensibili e intercettando comunicazioni private sulla piattaforma crittografata.
Il caso politico è già scoppiato. In apertura di seduta alla Camera giovedì 6, Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno chiesto un’informativa urgente del governo sulla questione. «Il governo smentisce di aver spiato giornalisti e attivisti? E se non c’entra nulla, come intende tutelare i giornalisti italiani da questi attacchi?», ha domandato Sandro Ruotolo del Pd. «Preoccupano le notizie riportate oggi dal Guardian che smentisce il governo italiano sull’uso del software di spionaggio a danno di giornalisti e attivisti italiani e sostiene che l’esecutivo italiano avrebbe utilizzato lo spyware violando il contratto con l’azienda israeliana, mentendo su chi fossero i soggetti spiati».
Marco Grimaldi (Avs) rivolgendosi alla Camera ha detto: «Quello che è successo a Luca Casarini è di una gravità inaudita. Intimidiscono, spiano e minacciano chi salva vite» mentre, riferendosi al cittadino libico Osama Almasri, «liberano e portano sui jet i torturatori e stupratori di bambini, quelli che gestiscono davvero la tratta dei nuovi schiavi».
Il legal team di Mediterranea Saving Humans è al lavoro per presentare un esposto su questa vicenda. «Chiederemo agli inquirenti di accertare cosa sia successo e chi ha ordinato di spiare il mio telefono attraverso il software Pargon», annuncia Luca Casarini, capomissione e tra i fondatori dell’ong.
La società fondata dall’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, è stata recentemente finita nelle polemiche per le indiscrezioni circa la vendita al private equity statunitense Ae Industrial Partners per 900 milioni di dollari. Tuttavia, il deal non avrebbe ancora ricevuto tutte le autorizzazioni normative da parte di Israele: i software militare di hacking, come Graphite e Pegasus, sono regolamentati dal ministero della Difesa israeliano. Paragon, comunque, risulta avere un ufficio negli Stati Uniti a Chantilly, in Virginia. (riproduzione riservata)