«Occorre sviluppare una politica europea che consenta al nostro continente di competere appieno nella nuova dimensione spaziale, nella quale l'Italia peraltro sta sempre più ricoprendo un ruolo centrale, dalle missioni lunari all'osservazione della Terra, dai lanciatori ai satelliti, come dimostra peraltro anche la presenza di Luca Parmitano nella missione Artemis, così come il progetto Bromo con Leonardo». Lo ha sottolineato a MF-Milano Finanza, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, che come delegato del governo alle Politiche aerospaziali, parteciperà mercoledì 9 e giovedì 10 settembre al summit internazionale sullo Spazio promosso dal presidente francese, Emmanuel Macron. Al Summit, ha anticipato ancora il titolare del Mimit, «saranno presentate sette Dichiarazioni su tutti i settori strategici dello Spazio e di queste ben cinque riguarderanno le future ambizioni dell’Europa».
Domanda. Di cosa si tratta concretamente?
Risposta. Se vogliamo che l’Europa diventi una vera potenza spaziale del XXI secolo, tale ambizione deve tradursi in capacità concrete, autonome e competitive. Ciò significa una base industriale più forte, in grado di competere a livello globale. Ci auguriamo che la Commissione condivida la necessità di sostenere il processo di creazione di attori industriali europei dotati delle dimensioni, delle capacità tecnologiche e della competitività richieste dal mercato globale. Intanto noi abbiamo sostenuto gli amici francesi. Mi sono incontrato sette volte in pochi mesi con il ministro Baptiste, l'ultima al Centro spaziale del Fucino, e il confronto è stato costante. Siamo pronti a contribuire, sia come istituzioni sia come ecosistema imprenditoriale.
D. Dunque la nuova corsa allo Spazio è sempre più anche una corsa geopolitica? E quanto è realistico per l'Europa arrivare a una vera autonomia?
R. È quanto delineato al vertice bilaterale di Antibes dal Presidente Meloni e peraltro condiviso anche con la Germania, nel Piano di intesa. L’accesso allo Spazio è il primo ed essenziale fattore abilitante di qualsiasi strategia spaziale. L’Italia ha dimostrato fin dagli esordi dell’avventura spaziale di avere le capacità di accesso allo Spazio e nel 1964 ha lanciato, primo attore europeo, un suo satellite artificiale in orbita. Da allora abbiamo rafforzato questa capacità, sia in ambito nazionale che nel contesto europeo. Oggi la nostra Avio fornisce i vettori della famiglia Vega, sotto la bandiera dell’Esa, e contribuisce in modo sostanziale anche al vettore francese Ariane 6. L’autonomia europea deve quindi essere credibile, economicamente sostenibile e competitiva su scala globale. Deve preservare una pluralità sufficiente di capacità industriali e tecnologiche, garantendo al contempo agli Stati membri un accesso affidabile e indipendente allo spazio. E il successo del piccolo lanciatore tedesco Spectrum di Isar Aerospace, partito nei giorni scorsi dallo spazioporto di Andøya in Norvegia, che ho visitato qualche mese fa, è un ulteriore passo avanti in questa direzione. Con la collega norvegese Cecilie Myrseth e con quella tedesca Dorothee Bär ci rivedremo anche a Parigi.
D. Si può fare lo stesso discorso per le comunicazioni satellitari?
R. No, è diverso il discorso sulle comunicazioni satellitari. Anche in questo ambito l’Italia è stata in grado di assicurare una sua rete satellitare di comunicazione e di osservazione della Terra. Si tratta a livello nazionale di piccole costellazioni (COSMO-SkyMed ed altre a valenza anche dual-use), mentre contribuisce in modo sostanziale alle costellazioni europee Galileo (navigazione) e Copernicus (osservazione della Terra). L’avvento di operatori privati degli Usa ha cambiato profondamente lo scenario, introducendo un fattore «commerciale» molto importante. Credo che l’Europa faccia bene ad ipotizzare sue costellazioni satellitari in ambito comunicazioni (vedi IRIS²), su cui molto può fare la nostra industria, ma anche a livello nazionale stiamo lavorando su un progetto che sia poi interoperabile con altre costellazioni, sia europee che nazionali.
D. Al vertice di Parigi sarà accompagnato dalle eccellenze del Made in Italy, da Leonardo a Thales Alenia Space Italia. Ma l'80% della base industriale del settore aerospaziale italiano è costituito da pmi...
R. Il grande vantaggio della nostra industria aerospaziale è proprio quello di avere grandi attori, Leonardo «in primis», ma anche pmi che rafforzano la filiera industriale, rendendola resiliente ed innovativa. Non è un caso che il settore spaziale italiano cresca in tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, con ben 16 distretti regionali aerospaziali. Il nostro compito è quello di rafforzarlo, prevedendo finanziamenti a livello europeo (si guardi il successo dell’utilizzo dei fondi Pnrr, tutti impegnati nei tempi previsti). La stessa legge nazionale sullo Spazio, approvata nei mesi scorsi ed in via di progressiva attuazione, prevede un Fondo per l’economia dello spazio, rivolto soprattutto a stimolare e far crescere startup e piccole imprese. Insomma, vi sono tutte le condizioni per far sì che anche in Italia si sviluppino «unicorn» nel settore spaziale, così come avviene da tempo negli Usa.
D. Crede che l'escalation dei conflitti intorno all’Europa abbia riacceso i riflettori sulla strategicità del settore aerospaziale? E quanto è importante in questo quadro il dual use?
R. Purtroppo lo Spazio, nato come «Patrimonio Comune dell’Umanità», è divenuto anche un nuovo «Dominio» bellico, in cui le grandi potenze, ma non solo, sono impegnate in operazioni e progetti che hanno valore «dual-use», se non addirittura chiaramente di «difesa-offesa», come dimostra la guerra della Russia in Ucraina. Noi crediamo che vi siano ancora le condizioni, a livello multilaterale e regionale, per evitare questa deriva e riportare lo Spazio a essere un ambiente utile per prevenire e affrontare i grandi fenomeni come la transizione climatica, la prevenzione dei disastri, l’utilizzo più sapiente ed efficace delle risorse terrestri, ma nel contempo dobbiamo prendere atto della realtà e costruire strumenti di difesa europei nell'ambito dell'Alleanza atlantica con gli Stati Uniti.
D. L'aerospazio può diventare uno dei nuovi motori della politica industriale italiana e che ruolo gioca la legge nazionale sulla Space Economy?
R. La Space economy è sempre più importante nel contesto produttivo e della crescita industriale del Paese. Nel solo settore spaziale, dal 2021 al 2024 il fatturato della filiera è cresciuto da 1,9 a 3,1 miliardi di euro e gli addetti da 5,9 a 8,9 mila. L’export dell’aerospazio è cresciuto del 23,3% nel 2025 rispetto al 2022 e gli investimenti esteri del 37,1% nel 2024 rispetto al 2022. Ho già citato la previsione del Fondo Nazionale sulla Space Economy previsto dalla Legge Nazionale sullo Spazio. Abbiamo impegnato 3,5 miliardi di euro nella Conferenza Ministeriale Esa di Brema di fine 2025 (secondo contributo a pari merito con la Francia), abbiamo investito cifre ingenti con i fondi Pnrr ed abbiamo previsto, grazie alle decisioni adottate nel Comint, altre risorse. In sostanza, i fondi ci sono e speriamo che con l’apporto anche dei privati e del sistema bancario, servano a creare nuovi attori e rafforzare quelli esistenti. (riproduzione riservata)