Tutti in fila per accaparrarsi azioni di SpaceX. La società di Elon Musk ha registrato una domanda di circa quattro volte superiore all’offerta per la sua ipo, secondo quanto riportato da Reuters: oltre 250 miliardi di dollari. Ordini di diversi miliardi sarebbero arrivati ad esempio da alcuni investitori istituzionali del Golfo, tra cui il fondo sovrano saudita Pif e l’Autorità per gli investimenti del Kuwait, secondo quanto appreso da Bloomberg. Negli Usa la ceo del colosso dell’asset management Franklin Templeton, Jenny Johnson, ha detto a Cnbc che la società parteciperà all’ipo.
Il gruppo di Musk fisserà domani, 11 giugno, il prezzo delle azioni per iniziare gli scambi sul Nasdaq il giorno successivo.
Quella di SpaceX si prepara a essere la quotazione più grande della storia con una valutazione attesa intorno a 1.750 miliardi e un obiettivo di raccolta di 75-80 miliardi. Dopo un paio di settimane di contrattazioni il titolo dovrebbe entrare nel Nasdaq-100 in cui, secondo le stime di Moneyfarm, potrebbe avere un peso di circa l’1,5% dell’indice. L’ipo è gestita da un consorzio di 23 banche guidato da Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JpMorgan.
Nei giorni scorsi l’amministratore delegato Musk ha incontrato gli investitori in un mix di appuntamenti tradizionali, tra cui un pranzo di Morgan Stanley a cui - secondo indiscrezioni - avrebbero partecipato circa 300 soggetti istituzionali, e videochiamate. Una quota significativa dei 555 milioni di azioni in collocamento, fino al 30% secondo alcune ipotesi, dovrebbe essere riservata ai piccoli risparmiatori. Tuttavia, Musk manterrà saldamente il controllo del gruppo dopo l’ipo garantendosi l’85% dei diritti di voto.
SpaceX si presenta sul mercato con ricavi per 18,7 miliardi nel 2025 e una perdita netta di 4,9 miliardi. A ciò si aggiungono 20,7 miliardi di investimenti effettuati lo scorso anno e debiti per 29,1 miliardi, frutto principalmente dell’integrazione di xAI effettuata a inizio anno. Altri 4,3 miliardi di rosso sono stati accumulati nel primo trimestre.
La compagnia opera tramite tre business unit (attività spaziali, servizi di connettività satellitare Starlink e intelligenza artificiale). Di queste, al momento solo Starlink produce utili, ma Musk conta di rendere profittevoli anche le altre due nei prossimi anni e di scalare soprattutto nel campo dell’AI.
Alla luce di questi numeri diversi osservatori si sono chiesti se la valutazione (quasi 100 volte i ricavi) non sia troppo alta. «La valutazione è generosa e si basa su ipotesi molto ottimistiche sulla crescita futura. Alcuni analisti indipendenti hanno fatto ipotesi più conservative», osserva Giancarlo Giudici, co-direttore del programma Executive in Finance di Polimi Graduate School of Management. «La società è comunque strutturata e ha già al suo interno investitori importanti. La scommessa sarà vedere se domani le azioni saliranno o scenderanno, anche se la domanda è stata forte e questo è un buon punto di partenza. In ogni caso la prospettiva più corretta è di medio-lungo termine».
I 1.750 miliardi sono «il riflesso di un’eccezionale aspettativa», concorda Cole Wenner, marketing analyst di KraneShares. «Il mercato sconta uno scenario estremamente favorevole che tiene conto dei ricavi potenziali piuttosto che basarsi sui fondamentali attuali». (riproduzione riservata)