Le prospettive economiche globali si sono deteriorate dall’inizio dell’anno, poiché il crescente nazionalismo economico e la volatilità dei dazi alimentano l’incertezza e rischiano di bloccare le decisioni strategiche di lungo termine. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio fra gli economisti pubblicato il 28 maggio dal World Economic Forum (Wef).
Secondo il 79% degli economisti intervistati, gli attuali sviluppi geo-economici sono segnali di un cambiamento strutturale dell’economia globale, piuttosto che una semplice interruzione temporanea. «I responsabili politici e i leader aziendali devono rispondere all’aumento dell’incertezza e delle tensioni commerciali con maggiore coordinamento, agilità strategica e investimenti nel potenziale di crescita di tecnologie trasformative, come l’intelligenza artificiale» ha dichiarato Saadia Zahidi, direttore generale del World Economic Forum. «Questi passaggi sono fondamentali per affrontare i venti contrari dell’economia attuale e garantire resilienza e crescita nel lungo periodo».
L’impatto delle politiche dell’amministrazione Trump comporta «prospettive deboli per il Nord America, resilienza nella regione Asia-Pacifico e cauto ottimismo in Europa», spiegano gli economisti interpellati nel sondaggio del Forum economico mondiale. Quasi tre quarti degli intervistati, una quota pari al 74%, ritiene inoltre che la sostenibilità del debito sarà fonte di crescente preoccupazione sia per le economie avanzate che quelle emergenti
«Le preoccupazioni per il debito pubblico stanno aumentando, con l'86% dei capi economisti che si aspetta che i governi finanzino la crescita della spesa per la difesa ricorrendo a maggiore indebitamento, con il rischio di ridurre gli investimenti nei servizi pubblici e nelle infrastrutture». Anche se le dinamiche inflazionistiche negli Usa hanno reso più complesse le decisioni di politica monetaria, metà dei rispondenti si aspetta una sterzata verso «una politica monetaria più espansiva» da parte della Fed, si legge nel documento.
L’incertezza globale è, poi, ritenuta eccezionalmente elevata dall’82% dei chief economist. Sebbene una stretta maggioranza (56%) si aspetti un miglioramento delle condizioni nel prossimo anno, le preoccupazioni restano. Quasi tutti gli economisti (97%) indicano la politica commerciale come una delle aree di maggiore incertezza, seguita dalla politica monetaria (49%) e dalla politica fiscale (35%). Questa incertezza dovrebbe pesare su importanti indicatori economici, tra cui i volumi commerciali (70%), la crescita del pil (68%) e gli investimenti diretti esteri (62%). Infine la maggior parte dei chief economist (87%) prevede che le imprese reagiranno all’incertezza rinviando decisioni strategiche e aumentando così i rischi di recessione.(riproduzione riservata)