Con il titolo che mercoledì 5 novembre ha guadagnato l’1,7%, Snam archivia i conti dei nove mesi 2025, chiusi in crescita con un ebitda adjusted di 2,23 miliardi di euro (+6,6%) e un utile netto salito del 10% a 1,1 miliardi, numeri che hanno portato al miglioramento delle guidance, con la previsione di un debito più leggero. «Aver fatto acquisizioni e investimenti, riuscendo a ridurre le stime di indebitamento di fine 2025 da 18,4 a 18 miliardi ci rende molto orgogliosi, conferma la gestione attentissima del capitale», spiega l’ad di Snam, Agostino Scornajenchi, a MF-Milano Finanza. «Abbiamo anche già completato il funding e questo ci garantisce grande flessibilità finanziaria».
I numeri arrivano in un contesto di mercato che per il gruppo non può prescindere dall’analisi dei consumi, ancor più che dalla decisione europea di chiudere definitivamente con Mosca. «Il dato più rilevante è l’aumento della domanda complessiva di gas di circa il 2%, con la tenuta del comparto industriale e un lieve incremento di quello civile. Il gas si conferma la commodity fondamentale per la sicurezza energetica. Dopo il blackout spagnolo qualche dubbio sulla tenuta delle rinnovabili è emerso», osserva il top manager. «Credo nell'integrazione energetica più che nella transizione: al gas non si può rinunciare e lo abbiamo visto con estrema chiarezza. Dire che con le rinnovabili si risparmia non corrisponde del tutto al vero. Partecipano alla formazione dei prezzi di mercato e sono state sostenute con incentivi per 300 miliardi: parliamo di una cifra che equivale ad almeno 30 finanziarie o a diverse centrali nucleari».
L’Italia è comunque attrezzata per affrontare un inverno in sicurezza. «Gli stoccaggi sono pieni per il 94%», conferma Scornajenchi. «Anche grazie agli sforzi di Eni, l’Italia è riuscita a sostituire le forniture russe prima e meglio di altri Paesi, e le infrastrutture di Snam hanno fatto la differenza. Il dato più clamoroso è che oggi riusciamo addirittura a esportare gas, utilizzando in senso contrario quegli stessi tubi che prima ci portavano il gas russo. La rete dei rigassificatori è andata a regime con l’ingresso di Ravenna, e questo ci consente di diversificare ulteriormente le forniture. Pensiamo al gnl statunitense, al forte contributo che ha dato a compensare quello che non prendiamo più dalla Russia».
Chiusi i conti dei nove mesi, c’è un’altra partita da giocare: vincere le ultime resistenze del governo tedesco e ottenere il via libera all’acquisizione del 25% dell’operatore Open Grid Europe, un’operazione da circa un miliardo di euro rimasta sospesa da aprile 2025. «Abbiamo un’audizione al ministero dell’Energia. Ci siamo dati una scadenza al 17 novembre», spiega il manager, «Oltre non possiamo andare. Abbiamo risposto a tutte le domande del governo tedesco, se non arriverà il via libera entro quella data dovremo fermarci qui. A marzo 2026 presenteremo il nuovo piano industriale e non possiamo lavorare nell’incertezza». (riproduzione riservata)