
Nel 2023 i banker dovranno tirare la cinghia. Dopo le docce gelate annunciate dai colossi di Wall Street, anche i grandi gruppi europei hanno iniziato a tagliare i bonus nei desk di investment banking. In ordine di tempo la prima a muoversi è stata Deutsche Bank che dovrebbe abbassare mediamente di quasi il 10% le remunerazioni straordinarie relative all'ultimo anno.
L'indiscrezione, riportata da Reuters e non commentata dal gruppo di Francoforte, appare coerente con i deboli risultati riportati sinora. Tra le singole divisioni di Deutsche Bank potrebbero tuttavia esserci differenze significative. Le aree più penalizzate dovrebbero essere i desk di m&a e di advisory dove i bonus potrebbero scendere di circa il 40%, riflettendo così il drastico crollo subito dall'attività di deal-making. Al contrario i trader in reddito fisso e in valute (che hanno realizzato risultati significativi nel corso del 2022) potrebbero vedersi aumentare i compensi.
Quadro più grigio per Credit Suisse, la banca svizzera reduce da un impegnativo aumento di capitale e da un piano di ristrutturazione. Zurigo sta considerando di dimezzare il sistema incentivante di gruppo per il 2022, proprio mentre partirà il programma di esuberi. Altre banche europee dovrebbero muoversi nella stessa direzione e nella city milanese si mormora che anche qualche grande banca italiana possa dare una sforbiciata ai propri sistemi incentivanti.
Il quadro del mercato del resto non è incoraggiante. Secondo Refinitiv, nei primi nove mesi del 2022 le fee dell’investment banker globale sono precipitate del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno a 83,1 miliardi di dollari. Solo tra il secondo e il terzo trimestre lo scivolone è stato del 16%, la peggiore performance dal periodo ottobre/dicembre del 2016. Quanto alle singole aree, sempre secondo Refinitiv, nei nove mesi le commissioni da equity underwriting sono scese del 67%, mentre le attività di m&a sono calate del 19%. Dove invece i ricavi sono saliti è nell'area del reddito fisso, dove la svolta delle banche centrali ha sinora consentito alle investment bank di portare a casa numeri in crescita.
La risposta dei banchieri è stata avviare processi di taglio dei costi. Morgan Stanley ha pianificato una riduzione dei bonus del 50% in Asia, mentre Goldman Sachs sta esaminando una riduzione del 40% del programma di incentivazione per oltre 3.000 banker. In Jp Morgan è in arrivo una mossa analoga, con un taglio di circa il 30%. Con la logica tipica di Wall Street Vis Raghavan, global investment-banking co-head di Jp Morgan, ha tagliato corto in una recente intervista a Bloomberg Tv: «i bonus scenderanno certamente dopo un anno anemico come è stato il 2022. Tutti i compensi in banca dipendono dai risultati. Se si i risultati non ci sono, non ci possono essere neanche i compensi». Da Wall Street la stretta è rapidamente arrivata anche in Europa e non è escluso che molto presto si faccia sentire anche sul mercato italiano. (riproduzione riservata)