Entra nelle fasi calde il progetto di crescita della Lega Calcio Serie A sul fronte dei diritti internazionali. Secondo quanto appreso da più fonti da MF-Milano Finanza, il 4 settembre sul tavolo dell’advisor Jp Morgan sono attese le offerte definitive dei grandi fondi internazionali di private equity. Nei giorni scorsi, dopo la prima fase a cui hanno preso parte circa 30 soggetti, sono arrivate le offerte vincolanti in base alle quali è stata poi stilata una short list di nove player finanziari ammessi alla fase finale della gara. Secondo quanto ricostruito, tra i grandi nomi spiccherebbero anche il fondo Apollo Global Management, Oaktree (attuale proprietario dell’Inter Fc) e potenzialmente Sixth Street, oltre ad alcuni fondi d’investimento italiani (c’è chi fa il nome di Fsi, in passato già interessatosi al progetto media company della Serie A). Potrebbero, invece, aver fatto dietrofront Cvc Capital Partners e Ares Management.
Il progetto, rivelato per primo da questo giornale lo scorso ottobre, prevede la costituzione di una newco dedicata ai diritti internazionali in cui far poi confluire il socio selezionato.
Il tutto, nell’ambito di un accordo di lungo periodo che potrebbe includere anche la condivisione dei ricavi futuri. L’ipotesi al vaglio prevede l’ingresso del private equity selezionato in minoranza, tra il 10 e il 20%. Sul fronte economico, secondo stime di mercato, la newco dovrebbe essere valutata non meno di 18 volte i ricavi che generano i diritti, cioè 250 milioni. Secondo quanto appreso, infatti, alcuni fondi avrebbero presentato offerte con valutazioni che oscillano tra 15 e 17 volte. In sostanza, la valutazione del 100% della media company per i diritti internazionali potrebbe essere di almeno 4,5 miliardi.
L’obiettivo è raddoppiare nel giro di poco tempo le entrate della Lega guidata dall’ad Luigi De Siervo, spingendole anche oltre i 500 milioni, in scia a un modello che si è già visto in altri campionati europei, come in Spagna (valutati 14,3 volte i ricavi) e Francia, dove i fondi hanno investito nel business dei media rights.
La mossa avrebbe inoltre una sua valenza strategica sul fronte dei diritti tv internazionali: negli ultimi anni la vendita di questa tipologia di diritti ha incontrato diversi ostacoli, anche a causa della forte concorrenza di altri campionati e competizioni europee. Uno degli aspetti importanti è poi la clausola di opt-out, che consentirebbe di arrivare a un deal anche senza l’unanimità dei 20 club. Le squadre non aderenti non avrebbero quindi la liquidità immediata riconosciuta invece a chi ha preso parte al progetto e si dividerebbe i ricavi diversamente, incaricandosi però anche dei vari costi previsti dalla legge. Una clausola importante che taglia eventuali tentativi di ostacolare il progetto. (riproduzione riservata)