A novembre prossimo si compirà il primo decennio di operatività dell’Unione Bancaria Europea, che nacque in tempi stretti sotto la pressione di diverse crisi bancarie. La quasi decennale sperimentazione delle regole esistenti deve spingere a riflessioni al tempo stesso mature e non necessariamente ripetitive, ma anche innovative.
Il maggior successo dell’Unione Europea è rappresentato dal Sistema Europeo di Banche Centrali che è consunstanziale con la Banca Centrale Europea e che, con distinte funzioni e responsabilità, guida la moneta unica, l’euro, e vigila sulle banche, compiendo molti passi in avanti di sua competenza per la regolamentazione unitaria di Vigilanza.
In questo decennio altri Paesi sono entrati nell’area euro, mentre la sola Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea. Tutto ciò impone una riflessione innovativa sulle tante, troppe fonti del diritto a cui debbono soggiacere le banche con norme che non si limitano a disporre direttamente sulle attività bancarie, ma indirettamente anche sulle altre attività economiche di imprese e famiglie. Infatti le norme di Basilea con il loro necessario recepimento da parte dell’Ue si assommano alle regole disposte dall’Autorità Bancaria Europea (Eba), non più con sede a Londra ma a Parigi, istituita quando l’area dell’euro era più ristretta e la Gran Bretagna faceva parte dell’Ue. A tutto ciò si aggiungono le regole di emanazione della Bce e delle varie autorità nazionali, sia quelle indipendenti sia quelle istituzionali, pur limitate dalle ampie cessioni di sovranità agli organismi europei. È quindi necessario procedere sollecitamente a un processo di semplificazione delle fonti del diritto bancario europeo e delle norme stesse, con maggiore trasparenza innanzitutto per i tantissimi non addetti ai lavori bancari che comunque debbono subirne gli effetti.
Il ruolo delle banche è ancora più centrale e strategico ora che l’Europa deve sostenere le sfide per uscire dalla crisi, mantenere il passo con la rivoluzione tecnologica e digitale e portare avanti i progetti di transizione verso un futuro sostenibile. Si tratta di sforzi che hanno bisogno, ora più che mai, di finanziamenti e investimenti e quindi di un forte settore bancario e finanziario, resiliente e redditizio, senza il quale la stessa autonomia strategica dell’Europa sarebbe potenzialmente compromessa.
Ora tra le prime dieci banche mondiali solo due sono europee e, tra le prime 30, non ce ne sono che otto. La prima banca degli Stati Uniti vale, in termini di capitalizzazione di mercato, quanto tutte le prime dieci banche europee. E questo l’Europa deve averlo ben chiaro se non vuole affidare solo alle banche straniere il finanziamento del suo futuro. Per tutte queste ragioni è quanto mai indispensabile un quadro normativo che permetta alle banche di svolgere i loro ruoli sugli obiettivi strategici della Ue, per competere in un mercato globale in continua evoluzione e garantire la leale concorrenza fra tutte le entità che forniscono servizi finanziari.
Dopo la crisi finanziaria del 2008 la revisione del quadro normativo finanziario, già in grande evoluzione per effetto dei vari accordi di Basilea, ha subito una forte accelerazione che ha sicuramente ottenuto il risultato di migliorare la resilienza delle banche, tanto che l’ultimo rapporto Eba rileva che mai gli istituti europei sono risultati tanto solidi e con un livello di crediti deteriorati così basso.
La natura stessa del processo di revisione, pressato spesso dal clima di emergenza e orientato soprattutto alla stabilità, ha portato a regole eccessivamente complesse. Ora gli obiettivi debbono necessariamente spostarsi sulla competitività e la crescita: c’è bisogno non di una deregolamentazione ma di un sistema normativo e regolatorio più semplice, efficiente e anche flessibile. Anche la natura senza confini del digitale e l’evoluzione del fintech chiedono un rapido adeguamento alla situazione in continuo cambiamento. Le istituzioni europee dovrebbero avviare una valutazione globale del quadro normativo esistente per verificare l'impatto e l'efficienza delle regole, non solo in termini di stabilità e resilienza ma soprattutto in ragione degli obiettivi di efficacia, competitività e sostegno alla crescita sostenibile in Europa. Un lavoro che dovrebbe precedere l’esame di qualsiasi eventuale nuova proposta normativa nel settore dei servizi finanziari. La valutazione del quadro complessivo delle regole dovrebbe anche essere mirata a rendere finalmente concreto e attuale il principio di proporzionalità. Lo sforzo di semplificazione delle normative dovrebbe essere affiancato da una profonda armonizzazione dei diversi impianti giuridici nazionali con l’obiettivo di arrivare quanto prima a Testi Unici europei per banche e finanza.
Il Parlamento Europeo ha approvato un «Pacchetto bancario» che comprende Basilea 3+ e altri provvedimenti, le cui misure attuative dovranno essere emanate dalle istituzioni e dalle autorità competenti (prevalentemente l’Eba) o definiti attraverso future norme. Trattandosi di regole che possono avere pesanti impatti sulle banche in termini di assorbimento di capitale e costi di implementazione sarà quindi importantissimo calibrare priorità e tempi di attuazione per permettere agli istituti di adeguarsi senza compromettere l’efficacia del loro compito di sostegno alla crescita.
In quest’ottica assume particolare importanza la revisione di alcune regole sulla ristrutturazione dei crediti. Bisogna infatti evitare che la riscrittura di queste norme finisca per ostacolare le misure a sostegno dei debitori in difficoltà, determinanti in una fase economica tanto incerta.
Particolarmente critica potrebbe essere la revisione delle «misure di concessione» (che riguardano per esempio la rinegoziazione o la sospensione del rimborso del finanziamento) o la modifica della soglia che, secondo le Linee Guida dell’Eba, fa classificare un credito come deteriorato, con tutto ciò che ne consegue. Attualmente il meccanismo di default scatta quando la differenza tra il valore attuale dell’esposizione originaria e il valore attuale dell’esposizione oggetto di ristrutturazione è superiore all’1%; si tratta di una soglia molto stringente e rigida che deve essere innalzata e resa flessibile (parametrata ai tassi e alla durata del finanziamento) per evitare, in un contesto inflativo come l’attuale, effetti profondi sull’economia reale e la competitività delle imprese.
L’esperienza quasi decennale dell’Unione Bancaria deve far ripensare anche i meccanismi di salvataggio: fra questi la risoluzione non è certamente il migliore, poiché ha dimostrato di essere ben più dolorosa e costosa di interventi preventivi effettuati dai Fondi Interbancari di Tutela dei Depositi che debbono essere meglio apprezzati e valorizzati e non posposti alla risoluzione nei possibili interventi di salvataggio delle banche.
Il completamento dell’Unione del Mercato dei Capitali è inoltre una necessità prioritaria per il migliore funzionamento dell’Unione Bancaria in una Ue dove è già abituale la libera circolazione delle persone, delle merci e dei denari anche attraverso le tecnologie. Infatti l’Europa sta crescendo in qualità e quantità delle tecnologie e nell’impegno contro il crimine finanziario, a cominciare dal riciclaggio.
In tutte queste iniziative le banche sono impegnate in modo proattivo per costruire una nuova fase di solido sviluppo economico e occupazionale combattendo ogni rischio anche internazionale che insidia i principi umani e le libertà civili, economiche, sociali e ambientali. (riproduzione riservata)
*presidente Associazione Bancaria Italiana