L’Asia viaggia in netto rosso, martedì 18 novembre, complice la chiusura negativa di Wall Street in attesa della trimestrale di Nvidia domani e le tensioni fra Giappone e Cina. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei cede il 3%, Hong Kong l’1,9%, Shanghai lo 0,9%. Vendite anche sull’oro (-1,5% a 4.014 dollari per oncia) e sul petrolio (-0,8% a 59,46 dollari il barile). I futures sul Nasdaq restano in flessione dello 0,5%.
Lo yen passa di mano intorno a 154,9 per dollaro, ai minimi degli ultimi dieci mesi (-5% da agosto), mentre cresce l’attesa per l’incontro chiave tra la premier Sanae Takaichi e il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda. Gli operatori seguiranno con attenzione il vertice alla ricerca di indizi sulle prossime mosse della BoJ e su come le autorità intendano gestire le pressioni sulla valuta. C’è infatti chi ipotizza che Takaichi sosterrà un approccio prudente sui rialzi dei tassi, preparando al contempo un pacchetto fiscale più ampio del previsto.
L’incontro arriva dopo i dati che mostrano una contrazione annualizzata dell’1,8% del Pil giapponese nel terzo trimestre, il primo calo in sei trimestri, complice il peso delle nuove norme edilizie e dei dazi statunitensi. Alcuni economisti ritengono che il dato possa sovrastimare il rallentamento, ma il rapporto potrebbe rafforzare la determinazione di Takaichi a varare stimoli più incisivi. Anche il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, ha espresso preoccupazione per i movimenti repentini e unilaterali dello yen, sottolineando l’impatto negativo che un’ulteriore debolezza della valuta potrebbe avere sull’economia.
Il prezzo dell’oro è sceso intorno ai 4.014 dollari l’oncia martedì, segnando la quarta seduta consecutiva in perdita, mentre diminuiscono le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, in attesa dei dati economici statunitensi rinviati nelle ultime settimane a causa dello shutdown. La mancanza di statistiche Usa negli ultimi sei settimane, insieme ai toni più restrittivi di vari membri della Fed, ha ridotto la probabilità di un taglio già a dicembre.
Lunedì il vicepresidente della Fed, Philip Jefferson, ha dichiarato che i rischi al ribasso per l’occupazione sono aumentati rispetto a quelli al rialzo per l’inflazione, ma ha aggiunto che la banca centrale dovrebbe procedere «con gradualità» nei prossimi allentamenti. Gli investitori attendono ora con attenzione il rapporto sull’occupazione di settembre in uscita giovedì per valutare lo stato di salute dell’economia statunitense, mentre le minute dell’ultima riunione della Fed — attese mercoledì — offriranno ulteriori indicazioni sulla politica monetaria. Al momento i mercati prezzano una probabilità del 43% di un taglio di 25 punti base a dicembre, in netto calo rispetto a oltre il 60% stimato a inizio mese. (riproduzione riservata)